Salvare la RAI dalle influenze del Mercato, ovvero addio Pubblicità.

C’è chi se ne lamenta al momento di pagarlo, chi protesta apertamente perchè lo considera una tassa ingiusta, chi semplicemente non lo paga. E’ la tassa più odiata dagli italiani. Il Canone TV. Oggi si è esteso l’obbligo a pagarlo anche a chi possiede Pc con sintonizzatore TV, videofonini o qualsiasi altro apparecchio elettronico sia in grado di ricevere il segnale televisivo analogico o numerico. Dal canone non si scappa. Questi soldi vanno a finanziare i programmi che la Rai trasmette ogni giorno, da “La Storia siamo noi” al gioco dei pacchi, dai TG a Blob. Oltre al canone, poi, la Rai incassa anche i soldi della Pubblicità, rendendo in tal modo il suo palinsesto condizionabile dal Mercato ed in particolare da quella bestia nera chiamata Auditel e tanto odiata anche da Renzo Arbore. Il problema vero è che se l’Isola dei Famosi fa più audience di una puntata di Correva l’anno, allora il programma della Ventura sarà oggetto di maggiore visibilità, maggiori finanziamenti e maggiori introiti per l’azienda tutta. E così è infatti, perché putroppo la maggioranza del pubblico è stata abituata ad interessarsi di più al gossip, alle finte lacrime, al sentimentalismo da supermercato che ai programmi di cultura o di comicità con la C maiuscola. Semplicemente perchè si tratta di prodotti più facili da realizzare e più immediati come presa sul pubblico. Allora a questo punto si pone il problema della missione della Rai e della natura del canone.

Se la Rai è televisione generalista con vocazione al puro intrattenimento allora non è più opportuno che sia televisione di Stato. Una TV di Stato dovrebbe avere un compito diverso, un compito insomma da TV di qualità. Un modello, quindi, che andasse a ricalcare le orme della BBC.

La BBC ha dovuto combattere duramente nella sua storia per ottenere gradi crescenti di indipendenza. Indipendenza che oggi qualcuno ha tentato di far vacillare, ma che è al momento indiscutibile sia dal punto di vista politico che commerciale. Il network britannico, inoltre, non trasmette categoricamente pubblicità ed offre programmi di alta qualità giornalistica ( cosa che in Italia è paragonabile solo a Report di Rai3 ) che lo rendono famoso in tutto il globo. Tutto questo a fronte di un canone di 126,5 sterline (circa 184 euro) orentativamente il doppio di quello della RAI italiana. Questa cifra del canone consente agli autori dei programmi della BBC di sperimentare, azzardare e proporre anche un tipo di offerta, come quella culturale, che non attira immediatamente il grande pubblico. Anche se, ripeto, ciò avviene in Italia semplicemente per questioni di abitudine alla tipologia dei programmi trasmessi.

Sarei curioso di conoscere le motivazioni di chi si oppone alla proposta di aumentare il canone per avere più programmi di qualità, niente pubblicità e pochi condizionamenti dai dati Auditel.

Perché, oggi, l’unico modo per non vedere TV spazzatura è rivolgersi a SKY o alle webtv come Arcoiris .

2 Risposte a “Salvare la RAI dalle influenze del Mercato, ovvero addio Pubblicità.”


  1. 1 alessandra fiore salvatori Settembre 6, 2007 alle 1:23 pm

    la televisione di stato deve fare cultura formando individui, dando esempi buoni da seguire. magari come la bbc…per troppi anni la rai ha seguito le orme orribili e devastanti delle tv commerciali. niente pubblicità bravi..

  2. 2 antoniotirri Settembre 6, 2007 alle 2:43 pm

    come si evince dal post, sono d’accordo

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