Stranamente, sono abbastanza reazionario dal punto di vista musicale, non amando particolarmente ciò che va troppo sfacciatamente contro le regole, le convenzioni e il potere costituito. Se Guido d’Arezzo, John Lee Hooker, Schönberg, i Suffocation, e altri illustri esponenti sono arrivati a determinate conclusioni, in una vita infarcita di stenti e di amarezze, ci sarà pure un perché (non così immediato da cogliere, ma insistendo e urtando le gengive con violenza magari ci si arriva). Non è scorreggiando improvvidamente in faccia a tutto quanto è stato realizzato che necessariamente si produce qualcosa di utile. Spesso, ben più sensato e proficuo è limitarsi a qualche timida aggiunta, a una correzione di rotta mirata. Insomma, avviare un discorso personale, una ricerca interiore, senza far finta che il resto dell’universo non sia mai esistito e che, sotto sotto, nessun altro abbia mai capito veramente un cazzo. Ciò richiede però più umiltà, mentre a chi arriva e affetta tutto senza pensare spesso la società e/o la critica garantiscono quasi automaticamente le luci della ribalta, ovviamente postuma.
Eppure — e qui già mi contraddico — è vero, pisciare fuori dai contorni interstellari, illuminando, è assai più gioioso!
Opere tanto meditate come Trout Mask Replica — dopo ascolti ripetuti, dilatati nel tempo e mediamente più attenti di quando macino discografie spammando news o facendo le pulizie — riescono comunque a far vacillare per un attimo le mie convinzioni. Benché ci siano ormai in circolazione oggetti musicali anche più stravaganti e inaccessibili, questo discone sembra spaventare terribilmente le masse, soprattutto per via dell’indigesta poliritmia, e dell’eclettismo profuso; quella voglia, apparentemente inesauribile, di evidenziare le diversità, di lasciare insanati i conflitti. Abbastanza curiosamente, passa in secondo piano la brevità dei pezzi, che rende la loro metabolizzazione meno ostica di quanto potrebbe apparire inizialmente.
Moonlight Vermont con la sua solida impalcatura delta blues, i suoi sudici riff che vanno subito a segno, la ritmica intrigante, incessante, è indiscutibilmente un pezzone d’altri tempi, degno di apparire nel precedente Safe as Milk. E al 5467257esimo ascolto riesco (quasi) ad apprezzare perfino le vocine dispettose proferite in risposta a quella maestra in Ella Guru (non l’avrei mai detto) e il modo in cui pian pianino si incastrano perfettamente tutti i pezzi del puzzle, come in Pachuco Cadaver, con un immaginario Albert Ayler che arriva a suggellare l’idillio e il sesso libero tra i partecipanti, dipingendo un timido assolo verso la fine. O il modo in cui si svolge Neon Meate Dream of a Octafish, con un Capitano a tratti vagamente rap intento a declamare le sue ragioni, e al quale gli altri cercano in qualche modo di stare appresso, divagando incontenibilmente fino a impazzire nel miagolio finale.
(Detto tra noi, non apprezzo granché il proliferare incontrollato di vocine e vocione strane, trovo che maltrattare troppo lo strumento principale non produca risultati particolarmente apprezzabili ed emozionanti. Si può essere altrettanto espressivi e incisivi anche esagerando decisamente di meno. O vogliamo forse mettere con un Bruson, capace di squarciare tutti gli ostacoli che lo separano dal centro dello spettatore, prima attirandolo sopra una melodia incantata, e poi semplicemente rilasciando l’Urlo (“Lasciatemi morire!”), sanguinando armonici con convinzione sovrumana? Di fronte a ciò, ogni passante, anche il più svagato ed estraneo, non può certo rimanere impassibile, ma è letteralmente costretto ad accasciarsi al suolo, quasi per imitazione, o a fuggire definitivamente).




11:09 am - 9-22-2006
ciao! scusa l’OT, ma perchè hai scelto un profilo con le ali?

è casuale o voluta?
la scelta, intendo.
io, scimmietta curiosa, ti auguro, buona giornata.
12:23 pm - 9-22-2006
Per volare meglio, piccina mia!
A parte gli scherzi, cambio avatar a seconda del momento e delle condizioni psicologiche. Questo è un po’ “mestruale” (oltre a tutto ciò che le ali simboleggiano), il prossimo, chissà… Buona giornata anche a te.
8:02 am - 10-2-2006
Non sono granche’ d’accordo con la premessa, nel senso che il principio va bene o meno, l’importante e’ il risultato - ferma restando la mia istintiva simpatia per gl’iconoclasti. A me quel disco piace dammmmori’, maremma boia.
Te parli di Ayler, figurati che io una volta lo descrissi come Eric Dolphy dedicatosi al blues/rock/country… 
11:13 am - 10-4-2006
Fioraia va bene comunque?
Eh, nel libro lui si innamora di quella!
Va bè, ti ho detto il finale.
Sei cinico, troppo cinico.
Prova lo yoga…o il muller zuccherato.
11:10 pm - 10-4-2006
certo che descritto così…viene proprio voglia di ascoltarlo…ci proverò fra una dormita e l’altra
LilacWine
11:00 am - 10-5-2006
mi piace molto il tuo stile di scrittura, in fondo però anche la follia pianificata non diventa altro che normalità, forse solo meno digeribile
6:55 am - 10-6-2006
Io ho sempre pensato che TMR sia una cagata pazzesca, + o - come la corazzata Potemkin.

Fermo restando che il Capitano è un musicista di tutto rispetto e che il disco presenta (a volte) soluzioni e canzoni geniali, stiamo parlando del disco più sopravvalutato della storia della musica…
Ciao.
1:56 pm - 10-6-2006
Strano, non ho letto da nessuna parte i nomi di Lennon e McCartney…
6:35 pm - 10-10-2006
La trota è uno di quei dischi che non capisco è troppo difficile, nel senso che mi piace troppo, non capisco come lo si possa odiare. Caos primordiale melodia destrutturata, sovrapposta, lacerata e ricostruita. Un inno alla genialità, un insulto alla ragione.
Re
7:38 am - 10-26-2006
..mi fai riflettere non poco..
laCarmen.splinder.com
3:11 pm - 11-3-2006
Io amo il Captain!