Si impicca perchè deriso dai compagni.
Si impicca perché deriso dai compagni, è quanto accaduto ad un ragazzo di 15 anni di Lacco Ameno di Ischia.
Sono state la mamma e la nonna a scoprire il cadavere penzoloni all’albero e inutilmente, le due donne, hanno chiesto aiuto, per il ragazzo non c’era più nulla da fare.
Non sembra vi siano dubbi sul suicidio.
La madre sostiene che il figlio fosse deriso dai compagni di classe perché studiava troppo.
Difatti il ragazzo, che frequentava il quinto ginnasio, era il più bravo della scuola, "stava sempre sui libri", e questo gli creava problemi con i compagni, che lo deridevano in continuazione.
Ulteriori motivi di attrito con i compagni si erano verificati, quando, nei giorni di uno sciopero, il ragazzino era entrato regolarmente in classe.
Un ultimo episodio, che poi avrebbe contribuito a far crollare l'adolescente, pare possa essere stato lo spoglio delle schede per le elezioni del consiglio di classe, a cui si era candidato, ed in cui aveva scoperto di non aver ricevuto neppure un voto.
E' la storia tristissima dei dubbi adolescenziali di un ragazzo che pensava, a torto o a ragione, di non essere accettato dai compagni.
E' la storia di chi, ancora una volta, non è riuscito a superare i dubbi e le angosce tipiche di tanti ragazzi, che affrontano, con tante, troppe fragilità, la competizione con i compagni e che , nel raffronto con gli altri, alla fine non riescono più ad accettare se stessi.
Ma è anche la storia triste di una intera società che ha perso i suoi valori e i suoi modelli.
Vi è sempre tristezza quando si perde così, per superficialità, per disattenzione o per cattiverià, una giovane vita.
Ma si deve essere, ancora e tanto più tristi, in un mondo in cui i giovani non riescono più a condvidere e ad imitare i modelli di vita che trasmetteva quel giovane, che aveva saputo fare dell'impegno, del lavoro e dello studio, la ragione della sua vita.
Resta da chiedersi, se non capiranno, che ne sarà della loro di vita.




























5 commenti:
Diego è morto di solitudine e di insuccesso. Per lui il non essere votato è stato come sentirsi dire: sei bravo ma non ci piace che tu lo sia». Non si è sentito accettato? «Non si è sentito accettato dai suoi compagni e allo stesso tempo non si è sentito sufficientemente tutelato dagli adulti. E si è tolto la vita in un’estrema richiesta di attenzione, i ragazzi come Diego vanno osservati. Magari sono soli, non hanno amici, non si innamorano.Tutte le volte che un ragazzino è oggetto di scherno la scuola deve mobilitarsi, invece cosa fanno? Nulla, niente. Le scuole dovrebbero avere a disposizione un presidio medico psicopedagogico per seguire i ragazzi.Questo è un breve riassunto della psicologa M.R. Parsi che sintetizza anche il mio pensiero su questa triste e dolorosa vicenda. Diego che Dio ti benedica,Michele.
Tristissima vicenda che porta ad alcune amare considerazioni.
Intanto la fragilità di questo ragazzo e, probabilmente, la presenza in lui anche di altri problemi (non credo che ci si impicchi solo per essere considerato un secchione).
Poi la "disattenzione" di tutti quelli che gli dovevano stare vicini:la famiglia (per prima) e la scuola che dovevano accorgersi del suo malessere, qualunque ne fosse la causa.
ancora una sconfitta per la società moderna, incapace di instillare buon senso, rispetto per il prossimo e per le regole del convivere nel sociale. Di questo ragazzo ci rimarrà per breve tempo in testa il suo gesto, degli altri non ci arriva nulla, solo perchè ai media non interessa chi muore o si uccide in silenzio e non con un gesto eclatante.
Buona vita.
Tutto alla fine si sconta quando si interrompe definitivamente la memoria storica tra generazioni, e la cultura che ci tiene in vita. I giovani dalla tempra forte ce la fanno, ma sono minoranza: tutti gli altri che non si suicidano, vanno spesso incontro al suicidio collettivo della massa. Ma, come ha ben scritto Franca, il primo legame è la famiglia: mi chiedo sempre, infatti, in casi come questi, dov'erano i genitori? Sono sempre stati presenti nella sfera vitale di un figlio?
Se è vero che nella stessa scuola è già il terzo caso, il pericolo dell'emulazione tra i ragazzi è qualcosa di estremamente tangibile. Io ho vissuto un caso del genere con un compagno di classe circa 25 anni fa, e credo che la prova data a noi studenti dai genitori del mio povero compagno sia stata determinante per scelte che poi noi tutti abbiamo dovuto affrontare nella vita, e che hanno preso atto di quell'insegnamento. I genitori sono i primi a dover cercare di vincere lo scoglio dei sensi di colpa mostrando sia il dolore, sia l'evidenza dell'inutilità del gesto tra i compagni di quei poveri studenti che, anche se all'inizio potrà non sembrare, faranno tesoro di quelle testimonianze, sovrapponendole al clamore e alla pubblicità data da questo ingiustificato e folle gesto.
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