Si muore ancora nella guerra per il pane quotidiano.
La catena ininterrotta delle morti bianche ha mietuto nuovamente le sue vittime. Nemmeno le festività ed il clima natalizio ci hanno risparmiato l'ennesima tragedia.
Tre nuovi casi di incidenti sul lavoro, due non nel nostro Paese, ma che riguardano comunque nostri connazionali.
Due muratori sardi, Christian Porcu e Emmanuel Neri, entrambi di 24 anni, sono morti schiacciati da una lastra di cemento mentre stavano lavorando in un cantiere alla periferia di Ajaccio, in Corsica.
L'incidente è accaduto proprio nel loro ultimo giorno di lavoro, prima del loro rientro in Sardegna dove intendevano trascorrere il Natale in famiglia.
La notizia, pubblicata dall'Unione Sarda, e' giunta nella tarda serata di ieri a Uras, paese dell'oristanese dove vivevano le due vittime.
Sempre nell'incidente sono rimasti feriti anche due operai francesi, ricoverati in gravi condizioni nell'ospedale Misericordia di Ajaccio, a dimostrazione che la morte non fa distinzione di nazionalità.
Un'agricoltore sessantenne poi è morto invece all'interno del deposito di fieno della sua azienda, a San Michele al Tagliamento (Venezia).
Si chiamava Lino Zanette, originario di Salice, in provincia di Pordenone. E' stato trovato con la testa incastrastra fra alcune pesanti balle di fieno.
Il corpo dell'anziano agricoltore è stato ritrovato in mattinata dagli stessi familiari, che non lo avevano visto rientrare a casa.
Notizie che passano quasi inosservate da ricercare a volte nelle pagine interne dei giornali di provincia, ma che ancora una volta testimoniano la drammaticità della sicurezza sul posto di lavoro.
Si può morire in guerra; ci si rassegna alla morte dei soldati, una volta che ci si è rasseganti alla stupidità di ogni guerra.
Ma non si può accettare che si muoia così per combattere quotidianamente la guerra del pane per sè e per la famiglia.
Dall'aprile 2003 all'aprile 2007 i militari della coalizione che hanno perso la vita in Iraq sono stati 3.520, mentre, sempre dal 2003 al 2006, nel nostro Paese i morti sul lavoro sono stati ben 5.252.
Ricordo ancora quel dolore urlato nelle strade di Torino, quell'urlo che rompe il silenzio su tutte le sconcezze che spesso vengono consumate sui posti di lavoro.
Non voglio solo parlare della sicurezza sul posto di lavoro, ma di qualche cosa che sta un po' più a monte e prima ancora di questa.
Sono l'insicurezza del "lavoro"e la precarietà, che a volte sono i peggiori nemici della vita sul posto di lavoro.
Anche a Torino si parlava di smobilitazione, poi scontato questo, tutto passa in secondo ordine, e allora prevale il silenzio, l'indifferenza e la disattenzione, che spesso sono compagni inseparabili dell'insicurezza e delle tragedie.
Quando non si assegna più all'uomo e all'individuo la centralità della questione lavorativa, ma tutto viene misurato in base all'economia di mercato ed al profitto, non ci si deve meravigliare se quesi sono i risultati.
Tutto passa in secondo ordine allora, nelle case degli italiani come nei cantieri edili, nelle fabbriche, nei campi e nei servizi.
Nessuno è salvo ed escluso se non si ricomincia a pensare che l'uomo viene prima di ogni macchina, se non si ritorna a dare valore primario all'individuo, riconoscendo dignità, sicurezza e prospettive ad ogni uomo, nel lavoro e sul lavoro, e tutto questo prima ancora del denaro e del profitto.






























2 commenti:
L'uomo e il suo benessere è più importante del profitto di pochi.
Una delle colpe più gravi per le morti sul lavoro ce l'ha la precarietà.
Più il lavoro è precario, più i lavoratori sono ricattabili.
Per il "padrone" è facile non rinnovare il contratto a chi magari chiede solo la sicurezza che gli spetta di diritto.
La precarietà riduce tutti i diritti, compreso quello alla sicurezza.
Riflettiamo anche su questo quando accettiamo certi protocolli!
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