Il momento non è dei migliori per Francesco Rutelli. Il combinato disposto dei sondaggi (meno 1,5 per lui nell'ultimo di Crespi, e un trend in discesa se si considerano tutte le rilevazioni condotte finora) e del lavorio sul fianco della laicità messo in atto da Franco Grillini sta rendendo la marcia del favorito di queste comunali meno tranquilla di quanto ci si potesse aspettare. L'ultima mina è la questione del "voto disgiunto". Due pezzi grossi della Sa - la deputata transgender Vladimir Luxuria e il verde Giampaolo Silvestri - alleata di Rutelli, hanno dichiarato che voteranno sì la lista arcobaleno, scegliendo però come sindaco proprio Grillini.
Che il mondo gay preferisca Grillini a Rutelli del resto non è un mistero. Un centinaio di membri di varie associazioni gay hanno firmato un appello per Grillini promosso da Agata Rustica e Angela Barbagallo, verdi, figure storiche del movimento 19bt italiano. Appello al quale ha aderito persino Enrico Oliari, presidente di Gaylib, sigla che raccoglie gli omosessuali di centro destra. La candidatura del deputato socialista potrebbe insomma coagulare un voto d'opinione libertario e trasversale, ma che giocoforza pesca soprattutto nell'area progressista. Così ieri, alla presentazione del tour che la Sa effettuerà in vari quartieri di Roma per esporre il suo programma (incluso il registro delle unioni civili, che Rutelli ha accantonato) a Luxuria e Silvestri rispondeva Patrizia Sentinelli. Dicendo che il voto disgiunto, purpreVisto dalla legge elettorale, «è un'invenzione. Noi abbiamo fatto una lista che sostiene Rutelli, quindi il voto è congiunto». Con un avvertimento per quegli elettori di sinistra che fossero tentati di mettere la crocetta sul nome del presidente onorario dell'Arcigay: «Se lo si fa per dare un segnale di fastidio è pericoloso perchè può indebolire la coalizione, al secondo turno i pesi potrebbero modificarsi».
Il timore, spiegato dal viceministro degli Esteri in un'intervista al Manifesto, è che, se Rutelli non vince al primo turno, al ballottaggio, piuttosto che apparentarsi con i Socialisti e con i grilliani di Serenetta Monti (che Crespi accredita di un 3 per cento), cerchi l'accordo con l'Udc Ciocchetti e il candidato della Rb Baccini (quest'ultimo è molto probabile che finisca per appoggiare Rutelli). Ciò che provocherebbe un sensibile spostamento al centro dell'alleanza che sostiene il vicepremier. In serata Grillini torna all'attacco: «La Sinistra romana prenda atto del grandissimo disagio per una' coalizione ritenuta da moltissimi incoerente con ciò che sta accadendo a livello nazionale. A Roma ci sono il Vaticano e il capo della diocesi Romana, Camillo Ruini, a cui è stato chiesto da Rutelli il via libera per la candidatura. Non si trova in imbarazzo l'amica Sentinelli?». Il paradosso è che a Roma la Sa chiede una sorta di voto utile. Comunque vada, se ne riparlerà al secondo turno.
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