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Introduzione
Phármakon è la parola greca che indica la droga, e nel Corpus hippocraticum leggiamo che le droghe sono quelle “sostanza che agiscono raffreddando, riscaldando, asciugando, umidificando, contraendo e rilassando o addormentando”. (Cfr. Escohotado 1997, pag. 21) Un’altra parola greca, molto simile alla prima, è pharmakós. Essa indica il capro espiatorio, un animale o una persona che si assume tutti i mali di una società o del mondo per purificare il resto delle persone. Non è un caso che le due parole siano molto simili, perché agli albori dell’umanità è probabile che medicina, religione e magia non avessero confini così netti come li hanno oggi, e probabilmente erano una cosa sola, un’insieme di conoscenze e di esperienze che avevano lo scopo di portare all’esperienza con l’invisibile, con l’Altro, con il divino. In tutte le società (pur con importanti e significative sfumature) la droga rappresenta un’esperienza “diversa”. Per essere accettata (o rifiutata) nella struttura sociale l’esperienza con la droga ha bisogno di uno spazio suo: può essere incorporata in riti religiosi, in feste periodiche (misteri eleusini, per es.) o marginalizzata (tossicodipendeza). Queste brevi pagine dedicate alla storia delle droghe si pongono l’intento di mostrare ai miei quattro lettori il significato della droga come fatto sociale offrendo un tema di spunto sul perché certe droghe vengano inglobate nella struttura di certe società mentre altre vengano esluse (con prescrizioni, leggi e sanzioni) e sui valori che sottostanno all’utilizzo di una certa droga piuttosto che un’altra. Essendo il tema molto ampio e non potendolo trattare in maniera completa, rimando, a quanti fossero interessati ad un approfondimento, a una breve bibliografia di riferimento. |
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