Summer of Love, 40 anni dopo

Settembre 4, 2007 by smink  
Filed under mondo, musica

summer-of-love.jpgNella spianata sotto il Golden Gate di San Francisco, l’evento per celebrare l’estate dell’amore del 1967, atto di nascita della generazione hippie
Summer of love, musica e sogni quel che rimane quarant’anni dopo
Per nove ore si sono avvicendati sul palco le rock band californiane, dai Canned Heat ai Jefferson Starship
Tra i quarantamila del pubblico molti nostalgici ma anche skater e famiglie con bambini

SAN FRANCISCO - I capelli, quando ci sono, sono soprattutto bianchi. Le camicie sono sempre quelle, ritirate fuori per l’occasione, fiori, colori psichedelici, senza tagli, pantaloni a zampa di elefante, in una parola hippie. La musica, le note e le parole, sono indimenticabili e immodificabili: “If you are going to San Francisco/be sure to wear some flowers in your hair…/ If you are going to San Francisco/ summertime will be a love-in there…”.

summer-of-love-2.jpg San Francisco, quaranta estati dopo la prima - e unica - Estate dell’amore, quaranta summertime fa, quando nella spianata sotto il Golden Gate si radunò e prese forma senza saperlo seguendo un tam tam che aveva attraversato gli Stati Uniti e l’Europa occidentale, la generazione hippie, quella che voleva fare l’amore e non la guerra aprendo le braccia al sogno che un altro mondo era possibile, amore libero, sesso, droga e rock and roll.

Poi, come in tutti i revival e negli anniversari, alla fine realizzi che è sempre meglio ricordare e affidarsi ai pezzi originali anzichè rivivere copie sbiadite. Comunque l’anniversario era ghiotto, difficile non tentare un amarcord.

Così domenica nell’area dello Speedway Meadows dove nel gennaio 1967 si era tenuto il primo Human Be In, quarantamila nostalgici e reduci della stagione dei figli dei fiori - con l’innesto di qualche migliaio di più giovani skater e grunge ma anche famiglie con bambini - si sono ritrovati per una non stop musicale con i sopravvissuti delle band storiche della musica californiana della fine degli anni sessanta.

Sul palco, di fronte a un pubblico che sembrava uscito dal musical ‘Hair’, si sono avvicendati Ray Manzarek, già tastierista dei Doors e oggi 68 anni, i Jefferson Starship, Country Joe McDonald, Barry Melton, James Gurley e altre leggende. L’evento, in sintonia con lo spirito comunitario di allora, era completamente gratuito, nove ore di musica non stop. Nel famoso incrocio tra Berkeley e Golden Gate Park si è diffuso l’immancabile aroma di marijuana - aiutato da mazzetti di salvia aromatica bruciati in stile messicano - e per un giorno il tempo è tornato indietro, fino agli anni Sessanta, alla lotta contro la guerra. Allora c’era il Vietnam. Oggi c’è l’Iraq. E nonostante gli annunci di Bush sull’imminente ritiro con le sue confessioni lacrimose, uno dei leit motiv della giornata sono stati i messaggi anti-Bush distribuiti e diffusi a piè sospinto. Oggi, come allora, ovunque sono spuntati i simboli della pace, sulle t-shirt e sulle lenti degli occhiali, e della foglia di marijuana, con contorno di immancabili furgoncini colorati che invitano a fare l’amore e non la guerra e signore attempate generose di abbracci e contatti umani. Un evento musicale, le band o quello che ne rimane, hanno presentato circa tre-quattro brani a testa. Ma, soprattutto, un evento commerciale per vendere magliette, pin, accessori, musica.

San Francisco, nel 2007, è tornata ad essere, seppure soltanto per alcune ore, quella calamita che attirò a lungo una popolazione di giovani desiderosa di uno stile di vita diverso, libero e pacifico: la vera anima del decennio in cui sembrò che tutto potesse cambiare. Ed è stato anche il luogo - se mai ce ne fosse stato bisogno - dove è stato certificato che quella fu solo e soltanto una splendida utopia. “Pensavamo di poter cambiare il mondo, pensavamo di essere in grado di creare un Cristiano mondo d’amore - ha detto Ray Manzrek, tastierista dei Doors - naturalmente non è successo. Ed è stata una grande delusione”. Fito De la Parra, percussionista dei Canned Heat, ha attaccato dal palco con “On the road again” e ha chiuso con “Let’s work together”. E poi ha detto: “Mi sento tradito da quelle stesse persone che predicavano la filosofia hippie. Molti di loro lo hanno fatto solo per i soldi e sono diventati yuppie e repubblicani”.

Brividi lungo la schiena quando sul palco, a metà pomeriggio, appaiono Paul Kantner e quel che rimane dei Jefferson Starship (la cantante Marty Balin) che attaccano con le note di “Somebody to love” e poi di “Volunteers”.

L’evento è stato accompagnato da qualche polemica e ironie. Sui quotidiani di San Francisco negli ultimi giorni molti si sono interrogati sull’opportunità di questi anniversari. Ferlinghetti e la letteratura che è cresciuta intorno agli scaffali della libreria cittadina City Lights, la poesia di Allen Ginsberg e melodie come “Sgt Pepper’s lonely hearts club band” nata proprio nel 1967 - e solo per dire qualcosa di quella meravigliosa stagione - non hanno bisogno di revival e maratone.

fonte www.repubblica.it

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