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Tutte le incertezze di Obama. Yes we can, ma ad alcune condizioni.

Iraq si, Iraq no, ma anche Brandeburgo si, Brandeburgo no.
Il leader del Partito Democratico Americano fa parlare di sè in questi giorni, e sposta tutta l’attenzione dei media, a dir la verità soprattutto quelli europei, sulla propria figura. Inizialmente era stata la porta di Brandeburgo a creare polemica. Obama infatti sarà il 21 luglio in Germania, nella prima delle tre tappe europee che lo porteranno in seguito in Gran Bretagna e in Francia. Il senatore dell’Illinois aveva in mente di pronunciare il suo discorso dalla porta di Brandeburgo, salvo poi esser costretto a fare marcia indietro dal no della cancelliera Angela Merkel, influenzata, chi sa, dal parere negativo di George W. Bush.
Ma il valzer di Obama, molto simile a quello del suo alter ego italiano, avviene principalmente sulla guerra in Iraq. Obama di fatto ha più volte detto di esser per un ritiro immediato delle truppe in Iraq, salvo poi smentire e poi ritrattare ancora affermando che il ritiro ci sarà ma graduale ed entro il 2010, e che le truppe saranno impiegate con maggior forza sul fronte Afgano. Queste parole, aggiunte al si di Obama alla pena di morte nei casi più gravi (ad esempio in un’eventuale cattura di Bin Laden), lasciano titubanti coloro che vedevano in Obama un nuovo messia, ma d’altronde se non è Obama è McCain. Quindi, Yes We Can.