Un gruppo di professionisti e dirigenti "under 40" scrive una lettera aperta a Veltroni in cui gli chiede un confronto diretto con cittadini e media
Un gruppo di giovani dirigenti e professionisti, per lo più di simpatie partitodemocratiche, ha partorito un'idea che potrebbe, dico «potrebbe», essere interessante in futuro. Prima di parlarne, però, devo fare una premessa, essendo stato tra coloro (pochissimi) che hanno difeso questa legge elettorale nella convinzione che i partiti, in un sussulto di autocoscienza, ne avrebbero potuto fare un uso virtuoso, presentando liste di candidati di qualità. Così non è stato, e la qualità media delle candidature di tutti i partiti è scarsina, con le dovute eccezioni. Nel caso del Pd veltroniano, però, la faccenda è ancora più palese, perché tutta l'operazione di marketing voluta dal suo segretario si fonda proprio sulla veicolazione di un'immagine del partito tutta lucidata a nuovo, brillante, giovanilista e aperta alla società civile. Così nelle liste del Pd è planata un'arca di Noè che dovrebbe rappresentare la sfaccettata pluralità della società italiana.
Bontà loro, evviva l'ambizione. Ambizioni a parte, il progetto veltroniano ha lasciato interdetti anche i suoi supporters: i giovani che ha selezionato per fare rappresentanza di generazione, diciamo così, lasciano molto a desiderare, le Madia, le Cardinale, le Picerno... E dunque che ha fatto quest'altro gruppo di dirigenti e professionisti, diciamo più o meno tutti 30-quarantenni, convinto che la giovane età o la condizione di genere «non sono di per sé garanzia di capacità, mentre uno dei primi valori che tutto il sistema Paese dovrebbe perseguire è il riconoscimento del merito»? Ha scritto una lettera aperta al Veltroni per dirgli: visto che tu prometti un «cambiamento radicale» e non perdi occasioni per dire che questa legge elettorale - aggiungo io, usata per mozzare teste e ricostruire la gerarchia interna di poteri del Pd... - è una porcheria, alla fine come ti sei comportato? Hai messo in lista, ricito, «"figli d'arte" che sostituiscono padri con 4 legislature alle spalle; segretari particolari e yesmen». Ahia. E allora il gruppetto che si definisce We could, fa una proposta semplice ma insidiosa: visto che dobbiamo votarli, questi qui almeno organizziamo «un incontro pubblico» con loro per «mettere alla prova le loro qualità. Un incontro, corretto e serrato, aperto ai cittadini e ai media». Fine del testo: «Non le chiediamo troppo». No, non chiedete troppo: chiedete l'impossibile.
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