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Poco più di un anno fa, vi avevamo già parlato del
Project Financing e delle cartolarizzazioni per quanto riguarda gli Enti
Locali. All'epoca, avevamo spiegato dei pericoli e dei danni che tale pratica
poteva arrecare a Comuni e Province. E, sempre in quel frangente, abbiamo
affermato che tale tipo di operazioni, era niente altro che una truffa, in
quanto, l’uso di derivati e cartolarizzazioni, costituisce il mezzo necessario
per trasferire ufficialmente i rischi del credito da un soggetto a un altro. La Corte dei Conti, nella
Sezione Regionale di Controllo del Molise, parla chiaramente di questo genere
di debiti.
Già dal 21 Aprile di questo anno, la stessa Sezione
Regionale di Controllo del Molise della Corte dei Conti, aveva deliberato circa
la crisi finanziaria globale causata dai cosiddetti "derivati" e di
come, rispetto ad altri Paesi Europei, l'Italia corresse un maggior rischio,
vista la crescita pari allo 0,3% e gli aumenti sia di inflazione che di debito
pubblico. La Sezione
del Molise riportava cifre significative ed allarmanti già da Aprile ed
illustrava come si fosse verificato un passivo di ben 17 miliardi di Euro che,
conseguentemente, sarebbe pesato sulle tasche dei contribuenti. All'interno
della delibera del 21 Aprile 2008, la
Corte dei Conti iniziava denunciava la responsabilità degli
amministratori (che vengono altresì ed a ragione definiti "amministratori
infedeli") che facessero ricorso a forme di vero e proprio indebitamento,
come l'up-front. Si prospettava, così, che tale responsabilità ricadesse a carico
dell'amministratore stesso.
La
Corte
dei Conti è sempre stata molto chiara riguardo al fatto che SWAP e derivati
provocassero delle perdite considerevoli per le amministrazioni locali; tali
perdite risultano talmente tanto elevate da vanificare il prestito fornito
dagli Istituti di Credito all'Ente, ed, in più, ciò che viene pagato in più
alla Banca, in realtà esce dal portafoglio del cittadino, che si vedrà, così,
aumentate le gabelle. Non per nulla i tecnici sono d’accordo sul ritenere che i
settori che meglio si prestano alla finanza strutturata, siano proprio quelli
che generano entrate da tariffe e diritti di utilizzo: scuole, trasporti,
sanità, rifiuti, voci tutte che i Comuni si preparano a rialzare a vantaggio
delle Banche ed a spese del cittadino-utente. Questo problema, in particolare,
si abbatterà più pesantemente sui piccoli Comuni, in quanto sprovvisti di
personale specializzato che possa fare una effettiva analisi dello SWAP. A
questo si aggiunga che la Corte
dei Conti ricorda che:
"trattandosi di contratti estremamente
aleatori, in caso di contenzioso, gli effetti monetari negativi per l’Ente
finiscono con l’accrescere l’indebitamento, e tale indebitamento è certamente
una grave irregolarità contabile che può essere fonte di responsabilità
amministrativa finanziaria."
Ciò era deliberato, come già detto, ad Aprile di questo
anno. Nel frattempo la Corte
dei Conti, nella Sezione Regionale di Controllo per il Molise, non si è, per
nostra fortuna, fermata.
Già a Giugno 2008, ADUSBEF aveva ricordato che le grandi
Banche estere fossero fra gli Istituti di Credito, quelle più virulente ed
aggressive nel proporre sofisticati strumenti di indebitamento agli Enti Locali
e, dopo più di un mese, la Corte
dei Conti lo denuncia nuovamente. La
Delibera della Corte del 30 Luglio 2008, è ancora più
interessante della precedente e ribadisce quanto affermato in quella di Aprile,
ma con più forza.
Innanzitutto, il documento si apre con un'analisi
economica in cui viene definito "falso problema" la diatriba sul
prezzo delle materie prime: tale definizione non è né una eresia, né una
sottovalutazione di quanto stia accadendo all'economia globale, ma una verità,
in quanto
"le stesse banche d’affari, al fine di
ricoprirsi delle gravi perdite subite hanno sostanzialmente alterato il libero
gioco della domanda e dell’offerta, come a voler fare un esempio, è avvenuto
per la GOLDMAN SACHS"
e quindi:
"Di conseguenza la politica monetaria
della BCE tesa ad aumentare i tassi d’interesse appare fuorviante rispetto ad
una inflazione dovuta a cause esogene, sicché proprio negli ultimi tempi i dati
della crescita economica Europea sono molto peggiorati proprio a causa di tale
politica monetaria restrittiva."
Il testo, poi, procede con cifre che servono da vera e
propria materializzazione concettuale del problema. L'esempio che viene fornito
della città di Milano è a dir poco allarmante: il Comune in questione avrebbe,
nel 2005, stipulato un contratto di 55,5 milioni di euro, il quale, pare che
ora, nel 2008, abbia portato ad una esposizione finanziaria di ben 322,8 milioni
di euro.
All'interno della delibera 30 del 30 Luglio 2008, poi,
viene chiaramente spiegato il contenuto del Decreto Legge 25 Giugno 2008 n°112,
in cui è stabilito che agli Enti Locali è fatto divieto di avvalersi di
strumenti finanziari con SWAP e derivati, ed altresì si stabilisce che i piani
di ammortamento, comprendenti eventuali rinegoziazioni o rifinanziamenti, non
debbano superare la durata di 30 anni.
Ciò che, poi, è "rivoluzionario" di questa Delibera, è la
definizione che viene fatta di tali prodotti nati con il chiaro scopo di
lucrare sull'indebitamento di Comuni ed Enti Locali. Prestiti di questo tipo
sono definiti come un "regalo di denaro
pubblico alle Banche"
e i contratti che sono con queste ultime stipulati, sono "pari ad un gioco di azzardo" ed in più, "la
natura estremamente aleatoria dei derivati speculativi sono assimilabili ai
contratti di borsa o giochi vietati alla pubblica amministrazione", il che rende
incompatibili tali contratti con gli Istituti di Credito con le finalità
istituzionali di Comuni, Province ed altri Enti Pubblici.
La
Corte
dei Conti in seguito, fa notare come spesso e volentieri, dietro SWAP ed altri,
spesso si nascondano, con la liquidità, forme di illecito finanziario, come
pare che sia già risultato da indagini penali, soprattutto per quanto riguarda
la sanità pubblica. Questa puntualizzazione, quindi, dà conferma della
responsabilità diretta degli amministratori che si avvalgano di strumenti finanziari
così pericolosi utilizzando malamente il pubblico denaro, incorrendo, dunque,
in un possibile reato di illecito finanziario.
Se, come avveniva in passato, gli Amministratori degli
Enti Locali territoriali, invece di giocare d’azzardo con gli strumenti
finanziari, si decidessero, al contrario, di ricominciare a versare gli avanzi
di Amministrazione (che, tra l’altro, un Ente Pubblico Territoriale non
dovrebbe neppure avere fra i propri bilanci) alla Cassa Depositi e Prestiti,
quest’ultima potrebbe con quel denaro più agevolmente finanziare gli Enti meno
abbienti, riconoscendo agli Enti Depositari, di contro, interessi a tassi che
al momento attuale potrebbero essere anche definiti “da capogiro”. In questa
maniera i contribuenti non rischierebbero nulla, eppure gli Enti “più poveri”
avrebbero modo così di andare meglio avanti, mentre quelli “più ricchi”
potrebbero, in relazione a tale investimento, ridurre le tasse ai propri
cittadini.
Delibera della Corte dei Conti n°26 del 21 Aprile 2008
Delibera della Corte dei Conti n°30 del 30 Luglio 2008
Francesca Lippi
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