La crisi presenta il conto anche per gli italiani che hanno già un mutuo.
La crisi finanziaria mondiale presenta il conto anche nel Belpaese, ed è un conto salato. L'incubo si chiama Euribor ( euro interbank offered rate ), il tasso di interesse a cui sono agganciati i mutui a tasso variabile, che da un anno non arresta la sua corsa: ieri ha toccato un nuovo livello record. La scadenza a un mese ha superato la soglia del 5% (al 5,046%), la scadenza a tre mesi (a cui sono agganciati la gran parte dei mutui italiani) ha raggiunto il 5,19%.
Le associazioni dei consumatori fanno due conti e ci informano che questo si tradurrà in un ulteriore aggravio, di 20 euro al mese, per tutte le famiglie che hanno sottoscritto mutui a tasso variabile (3,2 milioni). Ma non si tratta che di un aggravio ulteriore, perché è dal settembre 2007, quando è esplosa la crisi dei mutui subprime negli Usa, che la curva dell'Euribor ha iniziato la sua impennata. E non c'è da essere ottimisti. L'incertezza e la sfiducia sul fronte del credito regnano sovrane. In gergo tecnico si chiama «rischio di controparte». In soldoni, una diffusa sensazione di pessimismo. Giustificata per carità, dato l'impazzare della crisi, ma che si scarica direttamente su chi in questa crisi ha ben poche responsabilità. L'Euribor infatti altro non è che il tasso d'interesse con cui le banche si prestano vicendevolmente soldi a breve termine. Nel clima di sfiducia dilagante, alimentato dai timori di nuovi fallimenti nel settore del credito, le banche si prestano sempre meno soldi (questo è «il rischio di controparte») e così il tasso d'interesse sale. Perciò non è casuale lo scostamento sempre più marcato tra l'Euribor stesso e il tasso di sconto della Banca centrale europea (Bce), che il tasso con cui la Bce presta soldi alle altre banche, oggi al 4,25%. In condizioni normali i due indicatori vanno all'incirca di pari passo; da agosto 2007 invece è iniziato un progressivo scollamento, con l'impennata del tasso interbancario. A questo proposito le associazioni dicono da tempo che «se il tasso dei mutui fosse collegato a quello applicato dalla Bce, la rata per i mutuatari sarebbe nettamente più leggera». «Il potere d'acquisto delle famiglie diminuisce sempre di più, mentre qualcuno continuava ad affermare fino a poco tempo fa che l'Europa non sarebbe stata toccata dalla crisi americana», dicono da Federconsumatori, chiedendo alla Bce un taglio dei tassi d'interesse simile a quello deciso da Banca d'Inghilterra e dalla Federal reserve statunitense. Altroconsumo non esita a definire l'Euribor, «una sorta di cartello, basato sulle rilevazioni di poche banche sebbene le più importanti»: «Perchè le banche utilizzano solo questo indice?». I mutui tra l'altro non compaiono nel paniere Istat che misura l'aumento del costo della vita. Sono considerati (sulla base di una convenzione internazionale) un investimento, e non figurano perciò tra le voci del carovita. L'unica misura presa in questo senso dal governo è stata la cosiddetta convenzione Abi-Tesoro. I cittadini hanno cioè la possibilità di riportare la rata del proprio mutuo ai valori del 2006, ma non si tratta che di una partita di giro perchè le condizioni del mutuo non cambiano, mentre si allunga il pagamento (con interessi al seguito). Altroconsumo non esita a definire la cosa «poco o nulla conveniente». «Un'operazione promozionale per le banche, legata alla mancata applicazione della surroga», secondo Paolo Martinello, presidente di Altroconsumo. Un po' come dire: se non cambiate banca, vi diamo condizioni migliori, che poi però ripagherete con gli interessi. Più conveniente, dicono sempre le associazioni, è la cosiddetta «surroga» o «portabilità», la possibilità cioè di trasferire a costo zero il proprio mutuo verso un'altra banca che offre condizioni più vantaggiose. Ma le banche italiane non facilitano le cose. Ad agosto scorso l'Antitrust ha multato, per 10 milioni di euro, 23 istituti di credito per avere impedito o reso troppo onerosa la surroga del mutuo. Mentre è di pochi giorni fa la denuncia di Altroconsumo alla Banca d'Italia e al ministero dell'economia per l'assenza di trasparenza dei più grandi gruppi bancari e per la mancata applicazione della convenzione sulla rinegoziazione del mutuo. Fonte : http://www.ilmanifesto.it
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