il Kenya non deve diventare un'altro Ruanda.
Esiste un Kenya per i turisti ed uno per i residenti, uno per i ricchi ed uno per i poveri.
I più fortunati se ne stanno asserragliati nei loro quartieri residenziali, nelle loro ricche abitazioni, ben protetti e vigilati. Riposano, sdraiati su spiagge dorate, attenti solo a non essere colpiti dai raggi di un sole troppo cocente.
I secondi vivono, con un dollaro al giorno, il dramma della povertà, ora anche l'incertezza di una guerra civile sempre più sanguinosa e devono solo essere attenti a non essere colpiti da palle di fucile o da frecce.
Lo scontro politico è scoppiato tra il presidente in carica Kibaki e l'opposizione guidata dallo sfidante Odinga.
Motivo del contendere i risultati delle elezioni politiche in cui entrambi i candidati si sono proclamati vincitori; e che sembra possano essere inficiati a causa dei gravi brogli elettorali.
Il Kenya è una democrazia estremamente giovane in cui ogni scontro politico rischia di diventare, come spesso accade nei paesi africani, scontro etnico tribale.
Tafferugli iniziali tra opposte fazioni si stanno ora trasformando , sopratutto nel nord del paese, in scontri sanguinosi tra etnie diverse.
Il mondo civile al contrario tace, non attonito , semplicemente indifferente; non un intervento politico o umanitario, non un proclama, non una richiesta di cessate il fuoco, semplicemente il nulla.
Il mondo occidentale tace, preoccupato forse che qualcuno possa rovinargli la serenità di un periodo, destinato dalla tradizione, ai soli festeggiamenti.
Neanche sono bastati i più di mille morti accertati in pochi giorni o i centomila sfollati.
Nessuno si è ancora accorto che questo conflitto rischia giorno dopo giorno, di assomigliare sempre di più alla "pulizia etnica" che avevamo visto in azione nel Ruanda, e che una volta palesata riusci a inorridire il mondo.
E' veramente scandaloso il silenzio dell'Europa, altrettanto e di più l'indifferenza dell'Onu e delle grandi potenze; tutti scarsamente interessati al Kenya ed alle sue vite umane.
Come sempre nessuno si interessa all'Africa , questa è il continente dimenticato, quella da cui ebbe origine l'uomo ma in cui nessun uomo vorrebbe più ritornare o vivere.
Da qui si può e si vuole solo fuggire, questo è il continente nero, come l'oblio ed il nulla.
Non è possibile però tacitare anche le coscienze, non possiamo rifuggire dalle nostre responsabilità e per questo va chiesto con urgenza e con forza un intervento politico dell'Onu e dell'unione Europea che si faccia carico almeno del tentativo di riappacificare il paese.
Se questi primi scontri vengono lasciati a se stessi, se scoppia veramente la guerra civile in Kenya, assisteremo ben presto e ancora una volta ad un enorme dramma , non solo per il Kenya , ma per tutta l' Africa centro orientale.
Sarebbe veramente colpevole permetterlo , sarebbe immorale tollerarlo, sarebbe inumano tacerlo.
I secondi vivono, con un dollaro al giorno, il dramma della povertà, ora anche l'incertezza di una guerra civile sempre più sanguinosa e devono solo essere attenti a non essere colpiti da palle di fucile o da frecce.
Lo scontro politico è scoppiato tra il presidente in carica Kibaki e l'opposizione guidata dallo sfidante Odinga.
Motivo del contendere i risultati delle elezioni politiche in cui entrambi i candidati si sono proclamati vincitori; e che sembra possano essere inficiati a causa dei gravi brogli elettorali.
Il Kenya è una democrazia estremamente giovane in cui ogni scontro politico rischia di diventare, come spesso accade nei paesi africani, scontro etnico tribale.
Tafferugli iniziali tra opposte fazioni si stanno ora trasformando , sopratutto nel nord del paese, in scontri sanguinosi tra etnie diverse.
Il mondo civile al contrario tace, non attonito , semplicemente indifferente; non un intervento politico o umanitario, non un proclama, non una richiesta di cessate il fuoco, semplicemente il nulla.
Il mondo occidentale tace, preoccupato forse che qualcuno possa rovinargli la serenità di un periodo, destinato dalla tradizione, ai soli festeggiamenti.
Neanche sono bastati i più di mille morti accertati in pochi giorni o i centomila sfollati.
Nessuno si è ancora accorto che questo conflitto rischia giorno dopo giorno, di assomigliare sempre di più alla "pulizia etnica" che avevamo visto in azione nel Ruanda, e che una volta palesata riusci a inorridire il mondo.
E' veramente scandaloso il silenzio dell'Europa, altrettanto e di più l'indifferenza dell'Onu e delle grandi potenze; tutti scarsamente interessati al Kenya ed alle sue vite umane.
Come sempre nessuno si interessa all'Africa , questa è il continente dimenticato, quella da cui ebbe origine l'uomo ma in cui nessun uomo vorrebbe più ritornare o vivere.
Da qui si può e si vuole solo fuggire, questo è il continente nero, come l'oblio ed il nulla.
Non è possibile però tacitare anche le coscienze, non possiamo rifuggire dalle nostre responsabilità e per questo va chiesto con urgenza e con forza un intervento politico dell'Onu e dell'unione Europea che si faccia carico almeno del tentativo di riappacificare il paese.
Se questi primi scontri vengono lasciati a se stessi, se scoppia veramente la guerra civile in Kenya, assisteremo ben presto e ancora una volta ad un enorme dramma , non solo per il Kenya , ma per tutta l' Africa centro orientale.
Sarebbe veramente colpevole permetterlo , sarebbe immorale tollerarlo, sarebbe inumano tacerlo.






























4 commenti:
in verità a me pare che in kenya la comunità internazionale stia facendo meno danni del solito (e quindi relativamente bene).
e non indichiamo i caschi blu come il deus ex machina che ci salva da ogni situazione.
ancora non pensavo ad un intervento a una forza militare di dissuasione Onu, ma solo ad un intervento politico. E' proprio il silenzio fino ad ora di tutti che mi pare scandaloso. E' come trovare due per strada che si stanno ammazzando di botte e continuare imperterriti per la nostra strada decidendo che non problema nostro....
ripto ivan, quello del silenzio è un'impressione sbagliata. la comunità internazionale è molto attiva e sta portando a casa dei risultati concreti.
Il mondo occidentale tace, occupato ad esportare la democrazia nei paesi dove c'è il petrolio
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