Il futuro dei Social Media

I Social Media, Facebook e MySpace per intenderci,  non sono più da considerarsi solo una moda, sono ormai una realtà ben definita con milioni di  iscritti che stanno suscitando enorme clamore soprattutto per il successo che stanno ottenendo nel nostro paese.

smm-logosMa bisogna fare delle considerazioni. Prima di tutto che  cosa rappresentano questi siti e come mai tutto questo successo? Innanzitutto, e questo vale soprattutto per Facebook, sono dei luoghi attraverso i quali poter interagire con altre persone. Dove poter scambiare informazioni, esperienze, ricercare e trovare amici di cui non si aveva più notizia. E questa è proprio la natura stessa di Facebook. Così come MySpace, partendo dalla condivisione di dati e di esperienze, ha sviluppato sempre di più la funzione di mettere in contatto artisti emergenti che attraverso questo sito, condividendo le loro canzoni ad esempio, sono anche diventati famosi. Da qui il grande coinvolgimento di pubblico in tutto il mondo e da ultimo nel nostro paese, con l’esplosione del fenomeno Facebook che ha sorpreso un pò tutti. Ma che altri invece hanno letto in questo successi la nornale evoluzione di quegli strumenti di contatto, come le chat, che nel nostro paese hanno avuto sempre un enorme pubblico. La domanda che ci si pone ora è: ma fino a quando durerà? Credo ancora per molto, anche se la crisi si fa sentire anche per siti di questo tipo, di cui proprio qui abbiamo trattato.

E qui si approda alla seconda considerazione da fare. Ma si possono utilizzare siti del genere come strumenti di marketing, nel senso che possono fingere da volano per pubblicizzare questo o quel servizio? Di primo impatto vista la grande affluenza si potrebbe rispondere di si. Ma sono altre e tante le cose da considerare che la risposta potrebbe essere un “ni” oppure un “no categorico”, come si sostiene anche qui. Proviamo a pensare una piccola azienda che decidesse di fare della pubblicità du Facebook, il primo problema che si potrebbe presentare è come misurare il successo o meno di una campagna pubblicitaria. Un centinaio di contatti su Facebook valgono di più o di meno rispetto ad una campagna su una piccola rete televisiva dove i contatti possono essere molto più alti e più ad ampio raggio? E poi c’è da considerare il costo che è molto alto se considerato rispetto ai metodi definiti tradizionali. Senza mettere in secondo piano il fatto che su siti di questo tipo, ma questo vale anche in generale, la pubblicità provoca fastidio. Poi la crisi di questo periodo non aiuta e le aziende preferiscono investire su metodi certi per fare pubblicità. Chi prima investiva liberamente, anche perchè si sentivano pionieri del genere, oggi ci pensano non una ma due volte prima di farlo. Allora quale la soluzione?

Lo scenario che abbiamo di fronte sta cambiando. Sta cambiando il modo di comunicare, sta cambiando il modo di fare marketing e di questo bisogna essere coscienti. Se da un lato c’è tanto clamore da parte del pubblico per gli strumenti di condivisione targati web 2.0, dall’altro, dal lato delle aziende, c’è impreparazione al fenomeno del web 2.0 in generale e che in questo momento di crisi generalizzata produce un sostanziale immobilismo che alla lunga potrebbe provocare delle brutte sorprese. Sono sempre dell’idea che questo è il momento opportuno per sperimentare nuovi metodi, avvicinarsi alle possibilità offerte da un nuovo modo di concepire il marketing per far si che la crisi possa provocare meno danni possibili.

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E lo spot lo fai tu!

In tema di web 2.0 non si può non registrare quello che propone zooppa.com, cioè un diverso modo di concepire il marketing, quello nuovo, realizzato dagli utenti stessi. Il risultato è strabiliante e innovativo. Nasce così un nuovo concetto di marketing, quello 2.0

Proprio ieri sul blog del mio amico Andreas leggevo un suo articolo su un sito www.zooppa.com che dà la possibilità di partecipare alla creazione di spot pubblicitari. Detto così sembra un giochetto, ma la cosa è veramente interessante. Qualche giorno fa, qui su questo blog, parlavo della crisi e delle conseguenze che questa comportasse per tutti quei siti come Facebook che rischiano addirittura la chiusura. Ecco allora che la risposta a tutto  questo,  almeno in termini di marketing e quindi di pubblicità,  possa essere questa che propone Zooppa. Un sito che è  a tutti gli effetti catalogabile tra i social network e che lancia l’idea dello “user generated advertising”, cioè offre la possibilità agli utenti di realizzare spot pubblicitari. In pratica funziona in questo modo: un’azienda propone una gara per promuovere il proprio marchio, gli utenti registrati sulla base degli obiettivi che l’azienda si propone possono scrivere un’idea sulla quale sviluppare una sceneggiatura oppure realizzare un vero e proprio video. Poi si viene sottoposti a giudizio della stessa community e se il progetto piace, l’azienda paga l’ideatore del progetto stesso. Quello che vi presento oggi è lo spot realizzato per Negroni che trovo molto bello e che non a caso è tra i best video. A sorpresa, sono tante e importanti le aziende che finora hanno realizzato spot utilizzando zooppa, segno che qualcosa nell’advertising sta cambiando. Oltre a Negroni, ci sono Figurella, Best Western, TomTom, Festival della creatività di Firenze, Ing Direct, Mini, KitKat, Agos, Invicta, Enel.

Insomma, Zooppa è la felice combinazione tra i metodi utilizzati dai socialnetwork e la creatività degli utenti stessi registrati, che altrimenti non avrebbero modo di poter esprimere la loro stessa verve creativa. E’ quindi un’opportunità per tutti coloro che vogliono esprimere le loro competenze e per contribuire a realizzare un nuovo modo di concepire il Marketing del futuro, non tanto lontano, slacciato definitivamente da vecchi metodi ormai superati e destinati al tramonto. Allora non ci resta che dire “benvenuti nel nuovo marketing!”

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Social Network e la crisi

Chi avrebbe mai pensato che anche i socialnetwork come Facebook, MySpace o Twitter avrebbero dovuto fare i conti con la crisi di questo periodo? Io sinceramente no. Ho sempre creduto che avessero già trasformato in denaro le tantissime adesioni che registrano. E a vedere bene il problema sta tutto lì.

socialcrisi-31Il problema lo ha sollevato un articolo apparso su Repubblica.it che analizza un pò lo stato finanziario dei socialnetwork dopo che alcuni analisti finanziari hanno pubblicato le loro stime. E infatti stano tutti attraversando un momento decisamente di difficoltà perchè a fronte di un elevato numero di utenti registrati non si registra un eguale aumento dei ricavi. E questo è dovuto soprattutto perchè questi siti sono gratis, e questo è il motivo principale del loro successo. Quindi bisogna trovare altrove altre forme di guadagno. E la pubblicità sembrava essere la soluzione, ma così purtroppo non è. Nel senso che così finora non ha portato grossi risultati, anche perchè c’è il rischio che aumentando la pubblicità in siti come Facebook il rischio è che gli stessi iscritti possano avvertire fastidio. E so anche che alcuni questo fastidio lo avvertono di già. Il caso più eclatante è proprio Facebook, con ammissione dello stesso Mark Zuckerberg secondo il quale le stime per il 2009 sarebbero già più basse di quelle inizialmente prospettate. E solo Facebook conta già più di 130 milioni di iscritti, con un successo finora senza limiti nel nostro paese. In pratica secono gli analisti, Facebook non ha ancora un proprio modello da proporre e il rischio di fallimento sembra essere preso in serie considerazioni. Lo stesso vale per Twitter, anche questo un socialnetwork in ascesa soprprendente, ma che non ha ancora trasformato la sua forza in un macchina per fare soldi.

E’ difficile pensare che colossi come Facebook, o lo stesso MySpace, che versa in una sotuazione più positiva certo ma che ha comunque le sue difficoltà, facciano fatica a restare a galla. Per chi li guarda da fuori come noi, sembra che questo non possa accadere e che lapubblicità da sola potesse bastare. In linea di pricinicpio sarebbe così, ma i costi ci sono, e sono tanti, e gli inserzionisti preferiscono in tempo di crisi affidarsi a metodi più sicuri che possano generare risultati positivi duraturi. In effetti in questo periodo sono molte le aziende che stanno rivedendo i loro budget per le promozioni per investire nelle strutture aziendali che più soffrono in questo momento. E non potrebbe essere diversamente. Poi sul fatto che Facebook, come pure altri, possa fallire ci credo poco. Se non sarà in grado di risollevarsi da solo allora di sicuro interverrà un colosso che lo comprerà e continuerà a sopravvivere, ma di sicuro non più gratis. Staremo a vedere.

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2009 = Opportunità

Vivere la crisi come opportunità! Il 2009 è iniziato con questo motto. E ce lo ha ricordato anche il nostro Presidente della Repubblica, nel suo messaggio augurale alla Nazione, ricordandoci anche, citando Roosvelt, che “l’unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa”. Ed è vero.

crisi21Qualche mese fa un mio amico parlava già di vivere questa crisi come un’opportunità, ma ci trovavamo all’inizio di questa crisi e nessuno riusciva a capire bene cosa stesse per succedere e anch’io non riuscivo a vedere che la cosa migliore da fare fosse di cominciare a vederla come un’opportunità, insomma un’occasione. “Scritta in cinese la parola crisi è composta di due caratteri. Uno rappresenta il pericolo e l’altro rappresenta l’opportunità”, questa è una delle più famose citazioni di John F. Kennedy che non fa che tradurre la parola crisi scritta in cinese dove appunto si individuano il simbolo del pericolo e quello dell’opportunità, a ricordarci che davanti ad ogni pericolo c’è sempre una via d’uscita positiva, davanti al nero c’è il bianco. Si possono dare mille interpretazioni e tutte a sottolineare il fatto che in un momento di debolezza bisogna esprimere il meglio di noi stessi per ottenere un buon risultato senza che la paura abbia il sopravvento.

Questo sarà il leit-motiv di questo 2009. Cercheremo ri raccogliere le nostre migliori energie per poter affrontare il peggio, o forse per poter limitare al minimo i danni che ci saranno. Questo è il messaggio giusto da dare a tutti in un momento come questo e non dire invece “scialacquate che tutto passa”, è ben diverso. Dare un’iniezione di positività significa dare un’immagine oggettiva della realtà e incoraggiare tutti nel riuscire ad ottenere un risultato positivo.

E allora avanti tutti a contrastare questa crisi con il meglio di noi stessi, facendo quello che sappiamo fare.

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2009: l’anno della pace?

Avrei voluto chiudere l’anno sul blog in maniera diversa, ma l’attualità ci riporta alla drammatica realtà di questi giorni. In particolar modo avevo immaginato di poter non parlare di guerre. Ma purtroppo non sarà così. Il conflitto israelo-palestinese si riaccende in questo scorcio del 2008

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In questi giorni assistiamo tristemente al riaccendersi del conflitto tra israeliani e palestinesi, che tradotto significa assistere a un nuovo massacro di civili. Nell’ultimo attacco da parte di Israele sono stai uccisi più di 400 civili, li hanno chiamati “obiettivi strategici”. Sarà, ma chi ci va di mezzo e soprattutto in un conflitto lungo e complicato come questo sono i civili, donne e bambini soprattutto. Ovviamente non voglio discutere sul diritto di Israele ad esistere, anzi, lo Stato d’Israele ha diritto di esserci, ma quello che voglio sottolineare è che ci debba essere altrettanta tranquillità nell’affermare che ci debba essere uno Stato Palestinese. Non sto dicendo niente di nuovo, lo so, ma è meglio ribadire questo concetto soprattutto in queste giornate. Tra l’altro questa posizione è da sempre portata avanti anche dalla Chiesa e ben pochi hanno seguito questo messaggio. Si perchè da sempre il luogo su cui trova la Terra Santa è stata contesa dai pro-Israele, in particolare gli Usa, e dai pro-Palestinesi, ex-Urss e paesi arabi, dove ha trovato luogo di battaglia quella Guerra Fredda che ha caratterizzato cinquant’anni e più del secolo scorso. Una Terra inizialmente abitata dagli Arabi, va ricordato, i quali sono stati costretti inizialmente a lasciare la loro terra per far posto agli interessi commerciali degli europei alla ricerca del petrolio, poi confinati in quella che è oggi la Cisgiordania e lasciare la terra agli Ebrei di Palestina, dove appunto oggi sorge lo Stato di Israele. Questa era la soluzione degli Inglesi, che le Nazioni Unite fecero proprio, al problema: uno stato israeliano, dove oggi sorge per l’appunto, e uno stato palestinese, in Cisgiordania. Ma questa soluzione non accontentava nessuno soprattutto perchè la contesa si spostava anche su Gerusalemme che gli Arabi hanno sempre considerato loro capitale e lo stesso valeva e vale oggi per gli Ebrei che non voglio lasciare la loro città algi Arabi. A nulla sono valse ipotesi di divisione succedutesi nel tempo. Già questo dimostra di quanto sia difficile trovare una soluzione al problema e non ci aiuterebbe nemmeno provare a fare una cronostoria degli ultimi vent’anni perchè arriveremmo sempre allo stesso punto. Tranne nel ‘93 quando Rabin e Arafat stavano per siglare veramente la pace con gli Accordi di Oslo spezzati da un fanatico ebreo che nel ‘95 uccise Rabin. Da quel momento mai più si è andati così vicini alla Pace. E dopo la scomparsa di Arafat è subentrata al vertice politico dell’Autorità Palestinese Hamas, gruppo politico armato autore di molti attentati suicidi inIsraele che hanno provocato vittime innocenti e anche enormi e insormontabili difficoltà verso una pace duratura.

Oggi Israele ha deciso di rimuovere con la forza Hamas, senza badare ai civili palestinesi e forse senza considerare le enormi conseguenze che questo potrebbe provocare. Di sicuro non è questo il modo per arrivare ad un accordo coi palestinesi. E se non si può colloquiare con Hamas, perchè di fatto è impossibile e anche perchè  Hamas stessa non ha tanta voglia di dialogare, allora bisognerebbe trovare il modo di coinvolgere gli altri paesi arabi più moderati a cominciare dalla Giordania per farsi promotore di un percorso che possa quantomeno smorzare i toni e deporre le armi. E’ vero anche che questa strada è stata già battuta, ma si può lasciare il popolo palestinese in balìa della sete di vendetta di Hamas? Non credo proprio, anche perchè gli stessi paesi arabi moderati non hanno voglia di iniziare una nuova guerra contro Israele. Ma con la violenza Israele non ha mai vinto e la storia lo dimostra. Anzi non solo Israele, nessuno ha mai vinto con la violenza o la guerra.

Bisognerebbe prendere esempio dai tanti esempi di convivenza tra arabi e israeliani che la cronaca ci propone, così  come anche il cinema. C’è stato un periodo, prima della guerra del 1967 che arabi ed ebrei convivevano, divisi ma convivevano. Gli arabi erano integrati nella società israeliana, lavoravano con loro, giocavano con loro. Da allora questo non è stato più possibile. E allora voglio augurarmi che questa accada di nuovo, augurare a questa terra tanto bella e desiderata quanto martoriata che questo possa accadere presto, nel 2009.

Nell’augurarvi un Buon Anno, auguriamoci anche di non vedere più guerre, di non vedere più vittime innocenti, di non vedere più sofferenze. Di vedere finalmente la Pace.

Buon 2009 a tutti.

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Facebook: riflessioni a Sinistra

Sfogliando per caso il sito de “il Manifesto” scopro con grande sorpresa che anche loro si sono accorti del web e soprattutto di facebook, avviando una riflessione a riguardo. Dopo che un lettore del quotidiano ha criticato una rubrica del giornale paragonandola nei toni a “Porta a Porta” ecco la risposta del quotidiano che riporto per intero, aprendo un dibattito qualora vogliate commentarlo:

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* Quando Facebook scende in politica


“Un visitatore di questo sito, molto arrabbiato con noi, ci ha scritto ieri che le “letterine” di cui si compone il dibattito al quale vi chiamiamo quasi ogni giorno “somigliano tanto a Porta a Porta”. Gli lasciamo la sua opinione, ci mancherebbe, ma abbiamo come l’impressione che quelle “letterine” (contenuti a parte) siano oggi la sostanza della Rete in versione 2.0 come dice chi se ne intende, e cioè la sostanza del dibattito permanente in cui si va trasformando la Rete. Noi siamo a metà strada. Ma questo dovrebbe interessare tutti quelli che lamentano la fine della politica, la ristrettezza di spazi pubblici, la mancanza di dibattito. E, perchè no, la chiusura delle sedi di partito, la trasformazione dei comizi in piccoli show, la fine delle forme della politica così come la conoscevamo. Il fenomeno Facebook, in questo, fa scuola. Velocemente il social network sta arrivando dovunque, anche qui da noi. Da quando si è scoperto che è stato una delle carte vincenti dell’elezione di Obama (Chris Hugues, uno dei fondatori di Facebook è stato tra i consulenti elettorali del neopresidente Usa), Facebook è pieno di politici, e di politica. Walter Veltroni, con i suoi 35.000 sostenitori è stato il primo a muoversi. Gli altri lo hanno seguito, dalla Gelmini a D’Alema. Ieri, solo per fare un esempio, la “Repubblica” ricordava che su Facebook da qualche giorno due gruppi contrapposti dibattono il caso D’Alfonso, il sindaco di Pescara fermato e poi scarcerato. E così via. Ma lo stesso Veltroni, che ha chiamato i suoi sostenitori a una festa in un locale di Roma, ha già provato la distanza tra il reale e il virtuale, dal momento che dei 35.000 sostenitori solo 1300 si sono presentati all’appuntamento. “Il social networking, dicono gli esperti americani, indica la strada da percorrere per le prossime campagne elettorali”. Magari. Riusciremo così a dimenticare i danni che la politica italiana ha fatto alla televisione, e viceversa? D’altra parte il social networking - e questa la sensazione di chi pure lo frequenta - difficilmente riuscirà a scalfire la politica del “Porta a porta” (a proposito…). Forse indica la strada di un’altra politica, definitivamente più light, più ancora liquida di quanto non sia quella di oggi? E noi a che punto siamo? Abbandoneremo i cortei e la piazza per lo schermo del nostro pc?”

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Personaggi 2008

Chi ha dominato il 2008? Quali sono stati i personaggi più influenti in questo anno e chi lo sarà per il 2009? Dietro Obama, che anche il settimanale statunitense Newsweek mette sulla vetta del mondo, ci sono molte sorprese in positivo e in negativo. Ovviamente, nessun nome italiano, nel bene o nel male.

st-pr-obama-blue1La lista del settimanale fotografa il punto di vista americano, che poi influenza il resto del pianeta. Si perchè di sorprese ce ne sono. Fatto salvo il personaggio numero uno, Barack Obama, neo Presidente Eletto degli Usa verso il quale gli stessi cittadini americani ripongono tutte le loro speranze (basti pensare che ad oggi la popolarità di Obama negli Usa secondo gli ultimi sondaggi è oltre l’80%), dietro ci sono molti volti che nessuno avrebbe pensato essere così influenti. Perchè poi quel che conta per il Newsweek è di indicare personaggi in grado di segnare il tempo, senza alcuna distinzione di sesso, razza o religione. E allora ecco che dietro Obama troviamo Hu Jintao il Presidente della  Repubblica Popolare della Cina e poi subito dopo il Presidente della Francia Nicolas Sarkozy, il primo politico e personaggio europeo presente nella lista, ad indicare che comunque la si pensi per il prossimo futuro il presidente francese avrà il suo peso, così come lo avranno Angela Merkel, Cancelliere tedesco, e prima donna in lista, e Gordon Brown, Primo Ministro britannico, che nonostante il suo periodo non entusiasmante il patria, continua ad essere un personaggio importante per la politica europea e non solo. Politici italiani: zero! Neanche l’ombra, nonostante il gran parlare che si fa sul fatto che l’Italia sta aumentando il suo prestigio internazionale. E’ vero che il metro di misura non sia questa lista nel Newsweek, ma comunque ci da il polso di cosa avvertono di noi all’estero, cioè un Bel NIENTE!

Ma continuando la nostra carrellata di personaggi, che comunque potete trovare sul sito del magazine, c’è da notare inevitabilmente un fatto, ed è questo: il Papa, Benedetto XVI, si trova in 37° posizione, molto distaccato dai personaggi che contano. Questa è una sorpresa e un fatto secondo me su cui riflettere. Meglio di lui fa anche Steve Jobs, il mago della Apple, che gode anche della esclusione a sorpresa di Mr Windows, il signore delle Finestre, cioè Bill Gates. Eppure il 90% dei computer nel mondo utilizzano sistemi operativi Windows. Vedremo cosa sarà nel 2009.

Altro dato su cui riflettere, e a sua volta un’altra sorpresa, è la scarsità di donne nella lista, rappresentate appena da un dieci per cento, cioè cinque in tutto. Veramente poche. A parte la Merkel sono presenti Sonia Gandhi, Nancy Pelosi, Margareth Chan, direttrice dell’Organizzazione Mondial della Salute e Oprah Winfrey, la donna che domina i teleschermi americani. Insomma molto c’è da fare in questo senso, e nonostante tutto questo è un problema non solo italiano.

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Buon Natale a tutti!

Voglio Augurare a tutti voi un sereno Natale, perchè di serenità in questo periodo c’è tanto bisogno. La serenità che tante volte ci manca per tanti motivi e difficoltà. Per le difficoltà in famiglia, sul lavoro, per il futuro fosco che abbiamo davanti.

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Ecco che allora a Natale più che mai vorremmo essere sereni e guardare al futuro con più fiducia, lasciarci alle spalle i problemi, pensare che tutto si aggiusterà. Proprio ieri una mi carissima amica nonchè collega di lavoro, Rossana, cantante in un coro gospel il Faith Gospel Choir diretto dal maestro Nehemiah H. Brown, mi ha fatto ascoltare una canzone che lei cantava per la prima volta, per giunta improvvisata col maestro durante un loro concerto. Il risultato è stato meraviglioso. Quello che ci voleva. Vi invito ad ascoltarla seguendo il testo e sono sicuro che vi emozionerà, come lo è stato per me. Grazie Rossana per questa intensa emozione.

Buon Natale a tutti voi!

His Eye is on the sparrow

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Why should I feel discouraged
Why should the shadows come
Why should my heart fell lonely
And long for heaven and home
When Jesus is my portion
A constant friend is he
His eye is on the sparrow
And I know he watches over me
His eye is on the sparrow
And I know he watches me
I sing because I’m happy
I sing because I’m free
His eye is on the sparrow
And I know he watches me

e vuol dire

Perché  mi dovrei sentire scoraggiata
Perché dovrebbero venire ombre (su di me)
Perché dovrei sentirmi sola
anche se lontana dal cielo e da casa
Quando Gesù è con me
un amico costante è Lui
Il suo occhio è come un passero
E so che sorveglia me, che mi osserva dal cielo

Canto perché io sono felice
Canto perché sono libero
Il suo occhio è come un passero
E so che sorveglia me, che mi osserva dal cielo

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Comunicazione in Italia 2008

Visto che ci avviciniamo a gradi passi verso la fine del 2008, come si sa è tempo di fare un pò di conti, valutazioni che ci possono tornare utili per il nuovo anno. Come primo step, perchè voglio riservarmi ancora la possibilità di discutere di questo 2008, voglio commentare i dati Censis sulla comunicazione in Italia nel 2008, dove non c’è da essere entusiasti.

quotidiani2Come ormai saprete, la comunicazione è un argomento che mi sta molto a cuore e lo scopo di questo blog è quello di analizzare a fondo come la comunicazione stia cambiando oggi nell’era del web 2.0. Abbiamo già detto di quanto il nostro paese fatichi a stare al passo coi tempi e più volte abbiamo segnalato una forma di arretratezza mentale che ci impedisce di vedere occasioni che sono veramente a portata di mano e alla portata di tutti. Ma per procedere nel solco di questo argomento, bisogna comunque dare un’occhiata alla fotografia che il Censis fa sullo stato della comunicazione in Italia. E c’è da dire subito che per quanto riguarda il web non c’è da stare allegri. Infatti solo il 38,3% degli italiani pensa o crede che questo sia uno strumento da utilizzare per la comunicazione, quindi per reperire notizie e altro. Dove invece la fa da padrona la televisione che con l’85,5% è ancora il mezzo preferito degli italiani, proprio nel momento in cui sta perdendo il suo valore di socializzazione. Per il web, a parte il risultato risicato che ho indicato prima, c’è comunque da segnalare che tra i giovani, nella fascia di età compresa tra i 14 e i 29 nel periodo tra il 2003 e il 2007 ha registrato un aumento considerevole passando dal 61% all’83%. Un bel salto direi che comunque non basta. C’è ancora molto da fare e speriamo che già dal 2009 il web possa essere più utilizzato dagli italiani.

Vorrei spendere anche due parole per i giornali. Si sa che si sta andando verso il formato online e a fare da maestro in questo senso è il New York Times, che proprio in questi giorni sta migliorando il suo formato online dato anche il periodo di crisi che la stampa americana sta soffrendo. Ma in Italia le cose sono un pò diverse. Secondo il Censis, poco più della metà degli italiani legge quotidiani acquistati nelle edicole e soprattutto, sottolineo, non ci sono idee valie per andare diritti al formato online abbandonando la carta stampata. Tutti i maggiori quotidiani italiani hanno un sito che riporta ne più e ne meno il formato stampato, ma nessuno ha ancora iniziato ad affrontare il problema della scarsità dei risultati in termini di lettori; nessuno e neanche i grandi giornali,  si è posto il problema che è tempo di cambiare. Eppure i contributi statali ci sono, quesgli stessi contributi che mantengono a galla quotidiani con poche decine di lettori. Mi fermerei qui anche perchè ci sarebbe da dire troppo e non sarebbe questo il modo chiudere questa riflessione. Buona comunicazione a tutti intanto

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Stai su Facebook? Allora sei un “fannullone”!

E’ da un pò di tempo che Facebook sta creando problemi alle aziende. In particolar modo alle imprese italiane non va giù il fatto che gli impiegati possano navigare su questo socialnetwork, in forte ascesa nel nostro paese, incorrendo anche nella possibilità di essere additati come “fannulloni”.

Qualche settimana fa anche su questo blog segnalavo la decisione presa da Poste Italiane di inibire l’uso di Facebook dai pc aziendali in uso ai dipendenti e che da lì a poco questa decisione sarebbe stata imitata dalla Regione Veneto e dal Comune di Napoli, che in verità hanno provveduto solo a limitarne l’uso. Se da più parti si parla di aprire anche le aziende all’uso delle nuove tecnologie e quindi anche all’utilizzo di nuove forme di comunicazione legate al web, ecco che questi provvedimenti vanno nel senso praticamente opposto, rivelando tutta la difficoltà che esiste nel cercare un approccio alle nuove tecnologie. Adesso pare che in questo divieto sia incluso anche Dagospia, il sito gossipparo di Roberto D’Agostino, come se navigare nel mare di immagini “Cafonal” renda meno produttivi. Si perchè il tutto è legato alla concetto di produttività degli impiegati che se “vagabondano” su siti del genere, lavorano poco. Ora, la domanda sorge spontanea, ma per caso i fannulloni sono nati con internet? o meglio, facebook è una fabbrica di nullafacenti? Io sostengo di no, e per di più trovo queste argomentazioni un motivo per non volere andare al fondo del problema, che evidentemente sta altrove. A sostegno di questa mi idea riporto un’affermazione di Andrea Cardamone, amministratore delegato della banca online We@bank, che dice: «Io guardo ai risultati, se poi i dipendenti usano Internet per fatti propri e sono contenti, sono contento anch’io». Sacrosanto! Prendersela con Facebook fa perdere tempo, aggiungo.

In risposta a tutti questi divieti su Facebook è stato cerato anche un gruppo “Anche io tra Messenger e Facebook oggi non ho concluso un caz..” che vanta al momento in cui scrivo oltre 235 mila iscritti, cioè 235 mila potenziali fannulloni. Ha ragione Marco Camisani Calzolari, coautore del libro «Impresa 4.0», quando dice che «il divieto risponde alla logica arcaica di misurare il lavoro in tempo. Bisogna ripensare la produttività». Giusto! Ma come? si chiederanno tutti? semplicemente fare in modo che ci si possa aprire alle nuove tecnologie facendole diventare strumenti di lavoro. Skype è un esempio; ormai sono tante le aziende che preferiscono che i dipendenti utilizzino questo software per telefonare, anche per risparmiare sulle telefonate, che non è male. Ma sono molte le aziende che non pongono limiti di nessun genere anche se hanno tutte una forte connotazione tecnologica, come ad esempio Microsoft Italia dove Facebook è accessibile e si interagisce con i clienti attraverso il Messenger, meglio ancora dell’utilizzo delle mail. Se poi guardiamo cosa succede in Europa scopriamo che la Germania è il paese più aperto all’uso di Facebook, in Gran Bretagna si arriva al 60%, invece negli Usa un’azienda su due proibisce l’utilizzo del sito. Caso limite è quello capitato ad un giovane inglese, che datosi malato per andare invece a passare una serata in un pub a bere, ha lasciato un commento della serata proprio su Facebook. Peccato però che anche il suo titolare fosse tra gli iscritti sul sito, una leggerezza che gli è costata molto.

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