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Non posso comprare casa. Allora mi faccio un mutuo cercando l’offerta più conveniente. Tasso variabile? Sembra interessante, cioè? «La rata iniziale tendenzialmente più bassa rispetto ad una soluzione a tasso fisso di pari importo e durata, con rate successive che possono cambiare in base all’indice X; consigliato per chi ha la ragionevole certezza di un reddito in crescita o pensa che i tassi di interesse caleranno sensibilmente». Questa è la sconnessa logica di chi delira volutamente e pericolosamente.
Comunicazioni che esprimono concetti con l’utilizzo di parole tipo tendenzialmente, possono, ragionevole, sensibilmente, celano solo una cosa dietro questo tipo di avvisi: fregare chi li legge. Eliminate queste parole dal messaggio su riportato; si noti come il concetto resti immutato. Sono parole superflue al fine di spiegare il pensiero, però si rivelano utili a lasciare il messaggio aperto a più interpretazioni. E’ con stratagemmi come questi che, probabilmente, le banche hanno confuso (e continuerebbero a confondere) quelle migliaia di giovani coppie le quali hanno avuto (o hanno intenzione) di accendere un mutuo a tasso variabile con le banche e che, adesso, si ritrovano con rate, praticamente, raddoppiate. Ogni volta che ascolto le testimonianze di persone del mio paese, le quali si sono ritrovate con l’amara sorpresa di una rata del mutuo stratosferica, il mio cuore piange, perché il loro lamento non viene dalle loro parole, ma dai loro occhi.
La banca, in principio, è stata concepita come un “semplice” operatore intermediario fra i soggetti che costituiscono il mercato. Perché non è mai stato solo questo? Se io deposito, a pagamento, i miei denari in banca, perché questa li può prestare ad altri senza esserne proprietaria? Perché sul denaro prestato (non suo), la banca deve avere anche il diritto di chiedere il pagamento di una certa somma (detto tasso di interesse) oltre alla restituzione della cifra ceduta? Praticamente è come se noleggiassimo il denaro così come si può noleggiare un’automobile. E allora, perché consideriamo il denaro come se fosse un qualunque prodotto di consumo? Il denaro, non serviva solo per misurare il valore dei beni acquistati?
Quelle di sopra sono domande che la maggior parte non si è mai posto nella vita. E, se a qualcuno di noi, in un piccolo momento di lucidità, le stesse sono sorte, la risposta l’hanno data altri al posto nostro, i quali, o erano degli imbecilli in buona fede oppure dei bastardi in mala fede, che con parole truffaldine tipo «riserva frazionaria, costo del denaro, azioni e obbligazioni, borsa, debito pubblico, prodotto interno lordo, ecc.» hanno ostruito il cervello delle persone, confondendole e inducendole ad accettare l’attività, a tutti noi nemica, delle banche. Esse dovrebbero essere cosa pubblica, appartenenti a tutti noi, perché gli unici interessi a cui dovrebbero fare riferimento non sono i profitti di pochi privati ma il benessere e il sussidio alla vita garantiti a tutti i cittadini.
La disperazione uccide la speranza delle persone. Quando la speranza muore, restano in vita solo il cuore e la dignità di uomo, i quali, unendosi, daranno alla luce la ribellione. (Guarda il video)