Un campus proprio nel centro di Milano, con piazza Sraffa trasformata in un grande parco e via Sarfatti chiusa al traffico, dove gli studenti migliori e provenienti da tutto il pianeta studiano e fanno ricerca con i docenti più corteggiati al mondo, in edifici tecnologicamente all'avanguardia.

È questa la Bocconi del futuro, o almeno è quella che immagina Angelo Provasoli, rettore dell'università di economia e giurisprudenza che da novembre lascerà il posto a Guido Tabellini.
Un'idea che, sulla carta, potrebbe concretizzarsi grazie all'apertura del nuovo edificio tra viale Bligny e via Roentgen.

Costato 100 milioni di euro, il progetto è stato al centro di numerose polemiche lo scorso anno dopo le dichiarazioni di Adriano Celentano, che lo definì "un mostro dell'architettura". Creato ad opera di due architetti irlandesi Yvonne Farrell e Shelley McNamara dello Grafton Architects di Dublino, il nuovo edificio di oltre 68 mila metri quadri, che si inserisce nel grande complesso dell'Università Bocconi, è suddiviso in uno spazio di lavoro suddiviso in 6 piani fuori terra e 3 interrati con uffici per 1.240 persone, in gran parte docenti della Bocconi, ed uno spazio pubblico con un'Aula Magna da 1.000 posti.

Vanno aggiunte cinque sale congressi ed uno spettacolare foyer su due livelli pavimentato in Bianco Lasa e rivestito (in alcuni punti anche sul soffitto) in Ceppo di Grè, la pietra del lago d'Iseo che maggiormente rappresenta la tradizione lapidea milanese iniziata addirittura con Leonardo da Vinci.
In totale trentamila metri quadri divisi tra i due materiali lapidei che rappresentano il ritorno della pietra come protagonista delle opere pubbliche dopo anni di architettura minimalista.
La differenza è veramente evidente tant'è che Il progetto, esattamente una settimana prima dell'inaugurazione, ha ricevuto tra 722 progetti di 63 paesi, l'inatteso World Building of the Year Award al World Architecture Festival di Barcellona dedicato ai progetti di architettura conclusi negli ultimi 18 mesi.
Domandina impertinente: se per Adriano Celentano questo era un mostro, come avrebbe definito l'ultimo arrivato dei 722 progetti in "gara"?

Ad inaugurare l'opera, oltre i protagonisti del progetto e chi ha operato per la sua realizzazione, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, l'arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi, il sindaco di Milano, Letizia Moratti e il Presidente della Bocconi Mario Monti.
La parola d'ordine dell'ateneo resta: internazionalizzare!
In quattro anni è quadruplicata la percentuale degli studenti stranieri iscritti e oggi sono 1.200 su un totale di 12 mila.

La carta vincente è l'elevata offerta formativa in inglese.
A partire dal triennio, dove su cinque corsi di laurea uno è interamente in inglese, per arrivare al biennio, in cui sulle dieci lauree specialistiche attivate lo sono sei.
Una volta iscritti, le opportunità di andare all'estero sono decine. Stage, scambi con una delle 170 scuole partner, tra cui le più prestigiose università del mondo come Harvard, e le Doublé Degree, la possibilità per gli iscritti al biennio di conseguire, oltre la laurea in Bocconi, un altro titolo di studio estero. Anche la percentuale dei docenti internazionali è cospicua: 200 su milletrecento.
Per il reclutamento si guarda ormai solo al Job Market internazionale, con l'aggiunta di qualche novità nel campo retributivo. Mentre sta scomparendo la figura del ricercatore, sono nati i cosiddetti Assistant Professor. Giovani dai 28 ai 32 anni da tutto il mondo, a cui viene offerto un contratto di sei anni legato a degli obiettivi di performance. Obiettivi che, se centrati, si trasformano in un posto da professore ordinario.

Per realizzare tutto ciò, la facoltà si è rivolta anche alle imprese, sull'esempio delle università straniere. È nato due anni fa il primo progetto di fund raising, con l'ambizione di raggiungere i 100 milioni di euro in 10 anni, e che ha tra i suoi scopi anche l'internazionalizzazione del corpo docente.
A tutt'oggi, sono stati raccolti 40 milioni, sei dei quali usati per le Bma, Bocconi Graduate Merit Awards, borse di studio interamente legate al merito. Non sono mancate società che hanno preferito però un finanziamento più mirato.
Un esempio? Il corso di Robert Grant, docente "rubato" alla Georgetown University grazie all'Eni.
Il rettore assicura comunque l'indipendenza dell'università:
«Chi decide di appoggiare un nostro progetto, non può assolutamente interferire nella didattica, perché l'autonomia è una condizione indispensabile per raggiungere l'eccellenza a cui noi puntiamo».