Friday, August 22, 2008

La sicurezza stradale

Come intuibile lo stile di guida viene indotto da diversi fattori. Le urgenze, le preferenze tecnico/logistiche, la qualità del senso di stabilità prodotto dal veicolo ecc… ma a queste si aggiunge il carico emotivo assegnato dalla psiche, indotto a volte dalle circostanze di relazione. Un’arrabbiatura recente può indurre a detestare il genere umano e fare meno attenzione in prossimità degli umani. Abusi alcoolici e droghe incidono ma a mio giudizio, non nel decidere di “andare forte”.
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È l’induzione etica a decidere di porre in pericolo il nostro prossimo!
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Fino a quindici anni fa ho guidato moltissimo in tutta Europa e mi è capitato diverse volte di guidare quasi “brillo”: mai avuto problemi! Capivo il mio stato e adottavo lo stile di guida adeguato ai miei riflessi e nessuno dei miei “passeggeri” ha mai notato qualcosa di strano. In trenta anni di guida (dall’età di nove anni… nelle fattorie i mezzi su ruote o cingoli sono parecchi…) ho mai avuto incidenti per mia colpa. Mia prassi comunque di bere mai alcool durante la giornata attiva.
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Sono appena tornato dalle vacanze, ospite di amici politicamente e misticamente variegati che hanno una casa raggiungibile in stretti viottoli, e ho potuto aggiungere dei nuovi rilievi alla mia esperienza passata di guidatore, in riguardo al bagaglio motivazione che induce lo stile di guida. Mi ha svegliato anzitutto un’automobile che ha sfiorato di dieci centimetri me ed altre persone in fila indiana, alla velocità stimata di cinquanta all’ora. Se qualcuno fosse inciampato poteva andargli sotto con consegui disastrosi! Approfittando di non guidare poiché non dispongo momentaneamente di un auto, come passeggero ho potuto osservare il criterio altrui nel salvaguardare il prossimo. Premetto che tutte le persone prese a riferimento sono "normali", ovvero di qualità civiche e morali sopra la media. Sui rilievi seguenti lascio a voi di ricamarci adeguatamente.
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Le persone ideologicamente impegnate (di destra o di sinistra) tendono a smorfie di disgusto o invettive, quando riconoscono i “nemici di classe", tengono la velocità sostenuta e accelerano nel momento ove le affiancano. Che vi siano bambini o anziani non fa tema.
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Le persone che amano gli animali (cani e gatti) rallentano molto più volentieri nell’incrociare questi, che nell’incrociare bambini nella identica condizione di rischio. Loro si giustificano nel fatto che rallentano per guardarli (gli animali) ma l'effetto è questo.
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Nessuno dei guidatori che ho “controllato” si è mai fermato per lasciare attraversare un genitore con il bimbo in carrozzina (come si fa “sempre” nella Europa del nord) anche quando il “pedone” poteva sembrare “amico”… sempre di “classe”!
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Le persone che generalmente guidano veloce ove non devono (velocità accresciuta del 20/30 % a quella concessa) e non condizionate da assilli “di giornata”, conducono però un’esistenza vivace ove le tensioni emotive sono durature. Ad esempio la riuscita di un’impresa rischiosa ove il risultato sarà visibile a lungo termine. L’ebbrezza della velocità a rischio altrui insomma, è una sorta di pressione emotiva a dominare un destino che potrebbe sfuggire… e facendone pagare preventivamente lo scotto alla società anonima.
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Negli stati di rabbia generica (priva di specifici "nemici", in quanto non riconoscibili nel contesto tecnico) possono porsi anche gli asti etnici. A Milano ho notato che gli autisti meridionali degli autobus pubblici, tendono a invadere le strisce pedonali costringendo i pedoni a passare ove scorre il traffico. Nel caso si approssimino dei turisti stranieri, questo comportamento si accentua.
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Il telefonare durante la guida è una pratica diffusa. "Trasversale" la definirebbero i politici. Trascorrere anche un terzo del viaggio operando con il telefonino e usuale, mentre negli ambiti professionali ho finanche notato l'intero viaggio con il telefonino "fattivamente" all'orecchio.
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I miei rilievi sono valutati su un campione di una quarantina di casi, scrutati volutamente per lo scopo. Ne deduco che l'induzione all'agire sta nel mondo interiore... e quelli che appaiano incidenti sono spesso i consegui dei desideri onirici che l'umano coltiva.
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Di fronte al disastro, il nefando immaginario ovviamente scompare, lasciando spazio alla disperazione di aver "punito" un innocente, ma è troppo tardi.
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Per l'essere umano, la civiltà che lo differenzia dagli animali, sta nell'interiorizzare i consegui del suo travaglio interiore e porvi rimedio prima che ne arrivino i frutti!

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