La Val di Susa? Un grande cortile di tutti

Conosciamo la Valsusa per le sue montagne e per le sue tradizioni, ma la conosciamo anche per l'opposizione dei suoi cittadini al progetto della linea ad alta velocità Torino Lione. Accusati spesso di avere la sindrome di Nimby (Not In My Back Yard) non ci stanno e organizzano un mese di appuntamenti per una valle per tutti, chiaramente No Tav.


Probabilmente quello della Valle di Susa è il territorio alpino più conosciuto degli ultimi tempi; dal 2005 con le manifestazioni e i blocchi di quello che è definito "popolo no tav", in molti abbiamo imparato a conoscere i paesi dai nomi buffi e dalle antiche tradizioni, per essere luoghi di un nuovo modo di partecipare alla politica e alla democrazia in Italia. Viaggiando per la Valle non si possono non notare i simboli della lotta no tav, sono posati ovunque: dai muri ai balconi fino ad arrivare alle coste delle montagne. No Tav chiaro, no al treno ad alta velocità, la tratta del corridoio 5, la Torino Lione. Un progetto che ancora oggi non è definito, ma che di sicuro costerà molto alle terre e alla gente della Valsusa, in termini di salute e vivibilità, tanto che una popolazione intera si è trasformata in movimento di lotta. Da più parti i No Tav vengono accusati di essere affetti dalla sindrome di Nimby (acronimo inglese per Not In My Back Yard, lett. "Non nel mio cortile"), che li porterebbe ad opporsi alla "grande opera" per difendere il loro piccolo interesse, del proprio cortile appunto, e allora per rispondere loro che fanno? Organizzano la seconda edizione di una rassegna che gioca proprio sul nome di quella strana malattia: il grande cortile, a dimostrazione che l'opposizione che fanno non è localistica e protezionista, e che se di cortile si deve parlare, allora il cortile è uno spazio immenso, senza confini (il logo è un mappamondo tenuto dalle mani di una bambina) e di tutti. Un mese di incontri e dibattiti che parleranno di un altro modo di vivere la Val di Susa con esperti, famosi e meno famosi, che si alterneranno dai palchi delle palestre e delle sale valsusine per dibattere di lavoro, di economie locali, di utilizzo di spazi e di territorio, di risorse da utilizzare rifiutando la logica dell'usa e getta, di qualità della vita, di informazione, di sport, di erbe e medicine popolari, di rifugi alpini, di cittadinanza attiva, di mutazioni climatiche, di fonti di energia rinnovabili, di controllo politico del denaro pubblico, di memoria storica e antiche tradizioni. Perché come dicono loro: "La nostra casa è un Grande Cortile, i cui confini non sono certo le montagne che circondano la nostra valle: facciamo di tutto per renderla più accogliente".

Effetto Terra parteciperà ad uno dei dibattiti, il 12 novembre ad Avigliana, sul tema delle energie rinnovabili dal titolo "Ora di altre energie", le alternative alla società del petrolio ci sono già; insieme a Ilio Amisano di Esalp (energie sostenibili per il territorio alpino) e Daniela Re della Rete per l'autocostruzione del solare termico.

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