
Papa Ratzinger tiene tra le mani la testa mozzata di Walter Weltroni. L’irruente fotomontaggio, degno di una locandina horror splatter fa da copertina al penultimo numero del mensile musicale “Il Mucchio”. Non è la prima volta che la rivista – senza dubbio la migliore di critica rock (e non solo) musicale in Italia – sforna elaborazioni grafiche ardite, talvolta urticanti, ogni tanto eccessive. Scelte che, in alcuni casi, ne determinano l’oscuramento forzato come quando, alla vigilia delle ultime politiche il distributore si è rifiutato di portare il giornale nelle edicole per paura di ritorsioni: il casus belli? Una rivisitazione di un fumetto che raffigurava Berlusconi come un apparato genitale maschile. La scelta di non diffonderlo in quel caso, discutibile o meno, era del distributore. Una sorta di autocensura alla fonte.
Questa volta invece si tratta inequivocabilmente di censura: la rivista è stata ritirata dalle edicole di Trani per volontà del Pretore. “Oltraggio alla religione” recita il provvedimento. Dal mensile una pronta risposta: “la copertina non voleva assolutamente essere offensiva ma soltanto significare che chiunque fosse stato il vincitore alle elezioni del Partito Democratico sarebbe sempre stato il Vaticano a tenere le fila…”
Condivisibile o meno, di cattivo o buon gusto quella copertina esprime un giudizio politico, espresso in chiave satirica, e per questo non censurabile e si configura come un attacco alla libertà di stampa e a i principi sanciti dall’art. 21 della Costituzione. Si può discutere nel merito contestando la presunta dissacrazione, criticare l’accostamento, l’immagine truculenta come nei film di Robert Rodriguez ma la decisione di rimuovere un giornale dalle edicole è grave e sbagliata. E lo è a maggior ragione nei confronti di un giornale di nicchia, che non campa di pubblicità per una scelta etica, e che “nel “mucchio” ci mette notizie e riflessioni originali e di qualità sulla musica, la cultura, la società.
di Stefano Corradino, per www.articolo21.info
Quale che sia la censura, scriveva Flaubert, sembra una mostruosità, qualcosa di peggio dell’omicidio: l’attentato contro il pensiero è un crimine di lesa anima.
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