Credevamo che i demoni fossero stati esorcizzati una volta per tutte e invece ci troviamo a vivere in un mondo in cui idee e strutture, che peraltro ritenevamo solidissime, sono sempre più minacciate da interessi corporativi e particolari; eravamo convinti di aver cambiato la faccia al mondo e invece stiamo passando dalla potenza assoluta sul mondo all'incapacità di vivere nel mondo.
La democrazia, nata dal macello messo in atto dalla seconda guerra mondiale, ritorna ad essere la povera fragile cosa che è sempre stata; e noi, di fronte all'indiavolata macchineria messa in campo dalla telematica che, fata buona e premurosa, dovrebbe risolvere i nostri problemi, ci troviamo sempre più in balia di un profondo sentimento d'impotenza di fronte al quale non possiamo non ripetere con Ju Nef che «le guerre totali sono una conseguenza di un cumulo di errori intellettuali».

Intorno a noi sempre più frequentemente la poesia, la musica, la pittura sono prodotte al computer; mentre una certa intellettualità, affascinata dalle nuove frontiere del pensiero, dimentica che lo scambio culturale non può essere barattato col frigido protezionismo della macchina.

Abdul, il ragazzo ucciso
a sprangate a Milano
Nella nostra incertezza ci attacchiamo sempre più all'orizzonte del campanile o del provincialismo più acceso facciamo una delle ragioni che fomentano l'esplosione degli istinti razzisti, com'è avvenuto a Milano, dove un furto di una merendina è valso la vita di un ragazzo.
Siamo stati per decenni pieni di stupore dinanzi al muro di Berlino, sperando che, dopo il suo crollo, non ce ne sarebbe stati altri e già altri muri stiamo innalzando a dividere le coscienze degli uomini.
Condannati come siamo a trasmettere idee e pensieri sempre meno significanti, cosa faremo dei "favolosi mezzi di comunicazione" quando non avremo più nulla da comunicare? Dove troveremo la forza per abbattere le barriere nazionalistiche?

Ripetiamo ormai da tempo: la memoria o il nulla. Dove prenderemo la forza per porre un freno allo sciovinismo di quanti insultano gli stranieri con gli stessi beceri epiteti con i quali ieri insultavano i nostri emigrati? Purtroppo la storia si ripete. Contro le barriere potremo far qualcosa se daremo all'espressione "fare cultura" il significato di (ri)stabilire il contatto con l'altro. Terenzio, grande drammaturgo latino, diceva:
Homo sum: umani nil a me alienum puto
(Nulla di ciò che è umano mi è estraneo)
In noi non c'è nulla che possiamo considerare "alieno" a noi stessi.
Per il momento il nemico da combattere è il senso di impotenza generato dalla omogeneizzazione e dalla tecno-burocratizzazione che tende a distruggere la "diversità".
L'esistenza umana non è quel fiume che scorre maestoso travolgendo tutti gli ostacoli e non è nemmeno lo "slancio vitale" di cui parlava Bergson.
È invece un itinerario complesso lungo il quale l'uomo ha la possibilità di scegliere tra le tante possibilità che la vita ci offre.
Dobbiamo scegliere, tenendo presente che, se il pessimismo non ci aiuta a risolvere le difficoltà che la vita presenta, il narcisismo, in qualsiasi forma si manifesti, genera sempre stati di torpore intellettuale.
Il termine "Narciso" deriva dal greco narcosis e significa proprio "torpore". L'estensione speculare di se stesso generò in Narciso percezioni che facevano di lui il «servo meccanismo della propria immagine estesa o ripetuta» (M. Mac Luhan).

Non facciamo di noi stessi tanti Narcisi: ossia tanti circuiti chiusi in cui crogiolarci, dimentichi degli strumenti che la natura ci ha dato per percepire e per comunicare.
Solone, il legislatore ateniese del sec. VI a.C, condensava in due parole - "Nulla troppo" - la saggezza di cui l'uomo ha bisogno per non cadere nel moralismo gretto e nell'immoralismo sfacciato.
E aggiungeva: «La cosa più difficile di tutto è cogliere l'invisibile misura della saggezza che sola reca in sé i limiti di tutte le cose».
Se manca tale misura, anche la libertà rischia di trasformarsi in violenza e ingiustizia.