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    E grazie alla Vale per la segnalazione...
  • 26 maggio: Lelio conferma le mie paure. L'ultima foto è in suo possesso e non intende rilasciarla...
  • 21 maggio: la Vale libera la terza, con foto testimonianza! Smuack!
    Manca solo Lelio (ti strozzo)
  • 19 maggio: grazie a Rosa, liberata la 2° foto
  • 15 maggio: liberata la prima foto!

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venerdì 10 ottobre 2008

Marcel Duchamp 2.0

Riporto integralmente l'ottimo articolo di Matteo Guarnaccia, pubblicato il 1° ottobre da Liberazione in occasione dei 40 anni dalla morte di Marcel Duchamp, integrato con immagini e video delle opere citate.
Magia della multimedialità!

Alchimista casuale dell'arte
Marcel Duchamp non morirà mai
Iconoclasta e provocatore, animatore del surrealismo e del dadaismo, ideatore del ready-made, scomparve il 2 ottobre 1968 

Se alla recente e pubblicizzata seduta della casa d'aste Sotheby di Londra, l'impunita azienda Damien Hirst è riuscita a piazzare una serie di articoli di dubbio gusto, tra cui spiccavano un pescecane in stato di decomposizione sotto formaldeide (nove milioni e seicentomila sterline) e una sequenza di cicche di sigarette (un milione ottocentomila sterline), una certa responsabilità va addebitata anche ad un simpatico signore francese scomparso giusto quarant'anni fa a Neuilly-sur-Seine.

Lui è Marcel Duchamp (1887-1968), figlio di un notaio e fratello di ben cinque artisti, che per tutta la prima metà del Novecento ha incarnato al meglio la figura archetipica del buffone divino - il trickster che può assumere le sembianze del coyote tra i nativi americani o dell'Hermes greco - l'essere ambiguo, spassoso e pericoloso che ha il compito di evitare la stagnazione culturale, smascherare il mostro dell'abitudine e di rivelare la verità della tradizione sbeffeggiandola.

Duchamp è stato un elegante Bugs Bunny che con le sue storielle e i suoi trucchi ha fatto vacillare le fondamenta dell'arte, lanciando contro di essa, con serena ferocia, un incantesimo che nessuno è ancora riuscito a spezzare.
Spirito spettacolarmente libero, era partito con le migliori intenzioni, scatenando una guerra totale contro le regole e i pregiudizi della società borghese e la supponente consorteria dei pittori retinali con le loro tele puzzolenti di trementina.
Ha riorientato la bussola del significato dell'opera d'arte, slegandola da considerazioni di natura estetica e tecnica, indicando un punto di vista insolito, ideologico e teorico.
E' stato un artista-ingegnere che si è fatto gioco degli artisti-giardinieri. Animato da una straordinaria curiosità ha via via flirtato - sempre in maniera provvisoria - con una lunga teoria di stili e movimenti, dall'impressionismo di Manet all'intimismo di Bonnard, dal fauvismo al cubismo, dal dada al surrealismo, ma sempre senza eccessiva convinzione, cercando di arrivare al suo obiettivo finale: l'inutile, l'antiestetico e l'ingiustificabile. André Breton, persona notoriamente poco incline alle carinerie, lo considerava uno degli uomini più intelligenti del XX secolo, e anche il più imbarazzante.

Il suo - specialmente di fronte al dada e al surrealismo - è stato una sorta di concorso esterno (ma non per questo meno temibile). Ha affrontato l'idea dell'arte formale, così com'era condivisa dai suoi contemporanei, trattandola alla stregua di un meccanismo/orologio da smontare e sabotare; le ha tolto gli ingranaggi, li ha illuminati e accostati in modo equivoco, per poi abbandonarli, in attesa che qualcun altro riesca a rimetterli insieme. Duchamp è stato un alchimista casuale, più interessato alle tappe del percorso iniziatico che alla realizzazione dell'Opera finale («Ho esercitato l'alchimia nell'unico modo oggi consentito, cioè inconsapevolmente»).

La realizzazione - o l'abbandono - delle sue opere poteva richiedere tempi lunghisimi, otto anni (1915/1923) per la Mariée mise à nu par ses Célibataries - titolo veramente sublime -,
venti anni (1946/1966) per Étant donnés: 1) La chute d'eau, 2) le gaz d'éclairage (la sua ultima beffa, preparata in segreto, mentre alimentava la leggenda di aver abbandonato da anni qualsiasi attività artistica).
Aveva imparato ad essere estremamente paziente, a non affrettare i tempi, giocando (da professionista) a scacchi: bisogna considerare che ai suoi tempi le gare avvenivano via posta, e dopo ogni mossa potevano passare settimane prima che l'avversario rispondesse con una cartolina.

Amante del travestitismo, dell'ambiguità sessuale ed identitaria, nel 1924 è stato una convincente drag queen impellicciata (Rrose Sélavy), un Adamo nudo à la Cranach (in Ciné-Sketch di Man Ray); un satiro cornuto e insaponato (Bond Duchamp), un protopunk, con capelli scolpiti a rasoiate a forma di stella cometa,
maestro in smorfie facciali di rara efficacia (in Entr'acte di René Clair).

Ha vissuto