Marcel Duchamp 2.0
Riporto integralmente l'ottimo articolo di Matteo Guarnaccia, pubblicato il 1° ottobre da Liberazione in occasione dei 40 anni dalla morte di Marcel Duchamp, integrato con immagini e video delle opere citate.
Magia della multimedialità!
Alchimista casuale dell'arte
Marcel Duchamp non morirà mai
Iconoclasta e provocatore, animatore del surrealismo e del dadaismo, ideatore del ready-made, scomparve il 2 ottobre 1968
Se alla recente e pubblicizzata seduta della casa d'aste Sotheby di Londra, l'impunita azienda Damien Hirst è riuscita a piazzare una serie di articoli di dubbio gusto, tra cui spiccavano un pescecane in stato di decomposizione sotto formaldeide (nove milioni e seicentomila sterline) e una sequenza di cicche di sigarette (un milione ottocentomila sterline), una certa responsabilità va addebitata anche ad un simpatico signore francese scomparso giusto quarant'anni fa a Neuilly-sur-Seine.
Duchamp è stato un elegante Bugs Bunny che con le sue storielle e i suoi trucchi ha fatto vacillare le fondamenta dell'arte, lanciando contro di essa, con serena ferocia, un incantesimo che nessuno è ancora riuscito a spezzare.
Spirito spettacolarmente libero, era partito con le migliori intenzioni, scatenando una guerra totale contro le regole e i pregiudizi della società borghese e la supponente consorteria dei pittori retinali con le loro tele puzzolenti di trementina.
Ha riorientato la bussola del significato dell'opera d'arte, slegandola da considerazioni di natura estetica e tecnica, indicando un punto di vista insolito, ideologico e teorico.
E' stato un artista-ingegnere che si è fatto gioco degli artisti-giardinieri. Animato da una straordinaria curiosità ha via via flirtato - sempre in maniera provvisoria - con una lunga teoria di stili e movimenti, dall'impressionismo di Manet all'intimismo di Bonnard, dal fauvismo al cubismo, dal dada al surrealismo, ma sempre senza eccessiva convinzione, cercando di arrivare al suo obiettivo finale: l'inutile, l'antiestetico e l'ingiustificabile. André Breton, persona notoriamente poco incline alle carinerie, lo considerava uno degli uomini più intelligenti del XX secolo, e anche il più imbarazzante.
Il suo - specialmente di fronte al dada e al surrealismo - è stato una sorta di concorso esterno (ma non per questo meno temibile). Ha affrontato l'idea dell'arte formale, così com'era condivisa dai suoi contemporanei, trattandola alla stregua di un meccanismo/orologio da smontare e sabotare; le ha tolto gli ingranaggi, li ha illuminati e accostati in modo equivoco, per poi abbandonarli, in attesa che qualcun altro riesca a rimetterli insieme. Duchamp è stato un alchimista casuale, più interessato alle tappe del percorso iniziatico che alla realizzazione dell'Opera finale («Ho esercitato l'alchimia nell'unico modo oggi consentito, cioè inconsapevolmente»).
La realizzazione - o l'abbandono - delle sue opere poteva richiedere tempi lunghisimi, otto anni (1915/1923) per la Mariée mise à nu par ses Célibataries - titolo veramente sublime -,


Amante del travestitismo, dell'ambiguità sessuale ed identitaria, nel 1924 è stato una convincente drag queen impellicciata (Rrose Sélavy), un Adamo nudo à la Cranach (in Ciné-Sketch di Man Ray); un satiro cornuto e insaponato (Bond Duchamp), un protopunk, con capelli scolpiti a rasoiate a forma di stella cometa,



Ha vissuto
























