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Questa non è la fede come io la intendo…

Venerdì 29 Agosto 2008 Posted in riflessioni

E penso che neanche voi la intendiate come ce la descrive questo articolo di Paola Zanca scritto per l’Unità

padre pio La speranza di una grazia finisce alle sette di sera. Chiudono i cancelli, al santuario di San Giovanni Rotondo. Una giornata è finita, ma nella fabbrica dei miracoli costruita attorno alla figura di Padre Pio, non c’è tempo da perdere. E così, quando le luci della chiesa ancora non si sono spente e i pellegrini ancora non sono tornati a casa, dietro un muro si inizia a smontare la scenografia: i ceri – che si possono acquistare ad un distributore automatico che garantisce «lunga durata» - vengono raccolti e gettati in sacchi neri. Che fine fanno? «Li portiamo dentro», spiega un giovane addetto alle pulizie. «Dentro», si scopre poco dopo, è un magazzino fatiscente che sta a pochi metri di distanza. Più a lato, due ragazze si affannano a togliere dalle mani di una statua i rosari che i devoti hanno aggrovigliato attorno. «Ce ne hanno messo d’impegno!» sembrano inveire contro i pellegrini premurosi. Quelli che le loro speranze le hanno avvolte con dovizia, e forse preferirebbero non vedere con i loro occhi che le loro preghiere hanno le ore così contate. Ma sono le sette di sera, non c’è tempo da perdere con la devozione.

La religione che scopre il business non è certo una novità, né una prerogativa di questo paese arroccato sul Gargano. Ma a San Giovanni Rotondo l’affare ha da poco nuova linfa: è la salma del santo, riesumata il 24 aprile scorso. San Pio è lì, nella cripta in cui è custodito dal 1968, spolverato e imbellettato ad uso e consumo dei fedeli. Che, diciamolo, non hanno ritegno. Flash e luci di qualsiasi aggeggio elettronico disponibile sul mercato immortalano la salma del frate di Pietrelcina. Pochi pregano, meditano, riflettono. Quasi nessuno sta zitto, insomma, come quanto meno la pietà umana consiglierebbe di fare di fronte al corpo di un morto. Attorno è tutto un brulicare di telefonini, e chi dovrebbe sorvegliare la quiete della cripta, non fa nulla per disincentivare questa smania, questa voglia di dire «io c’ero»: «Una foto e proseguire», dicono gli addetti alla vigilanza, come se stessero regolando il traffico in strada. E i pellegrini ubbidiscono, uno scatto e via. Qualche metro più avanti c’è una teca dove i fedeli lasciano fotografie e lettere. I neo genitori buttano bavagli di bambini da benedire. Qualcuno, forse sprovvisto o semplicemente avaro, opta per un pannolone. Per fortuna, non è usato. salma padre pio

La riesumazione di Padre Pio è nuova linfa anche per i proprietari degli oltre 140 hotel e affittacamere che affollano San Giovanni Rotondo: un centinaio sono stati costruiti in deroga al piano urbanistico nell’anno del Giubileo, nell’illusione del miracolo perenne. In realtà, otto anni dopo, tre quarti di loro sono sul lastrico: il pienone dura tre o quattro giorni l’anno, per il resto sono pochi grandi hotel a fare cassa. Colpa delle «soprastimate attese giubilari» e del «deleterio meccanismo delle realizzazioni in deroga», si legge nel Documento per la formazione del piano urbanistico generale, che spiega come dal 1998 si sia determinato «un sostanziale triplicamento dell’offerta nel giro di cinque anni». E chi aveva investito sul turismo religioso, ora sta facendo di tutto per far accorciare i tempi per il cambio di destinazione d’uso, riconvertendola da turistica ad abitativa. Solo tra venticinque anni, infatti, le stanze d’albergo deserte potranno trasformarsi in appartamenti e negozi.

chiesa nuova San Giovanni Rotondo Basta che non facciano troppa concorrenza ai distributori automatici di medagliette e ceri posizionati nel santuario. A pochi metri dalla salma c’è anche la pesca – gli incassi, spiegano, serviranno a sostenere i percorsi di vocazione di nuovi frati – , c’è il bollettino postale per finanziare la costruzione di una «Casa di riposo per sacerdoti anziani di tutto il mondo» - il tariffario va dai 30 euro per un mattone, ai 650 per un tavolino per refettorio, ai 500 mila euro per la fornitura dell’infermeria. C’è anche una bacheca dove ritirare il modulo prestampato per scrivere una «Lettera a San Pio». I Frati Cappuccini invitano a buttare giù qualche riga quando «sei triste, scoraggiato, abbattuto, sfiduciato». Per trovare l’ispirazione, basterebbe una giornata in questo supermercato della fede, dove la cassa chiude alle sette di sera.

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7 Responses to “Questa non è la fede come io la intendo…”

    MyAvatars 0.2
  1. S.B. Says:

    E’ solo un gran business…


  2. MyAvatars 0.2
  3. Artemisia65 Says:

    una persona disse: quando due persone insieme pregheranno nel mio nome, lì è la mia Chiesa
    e questo è ciò in cui credo
    il resto è mercato


  4. MyAvatars 0.2
  5. lorenzo-loreanne Says:

    Sono ateo, ma se avessi abbracciato un qualunque credo religioso direi la stessa cosa
    Secondo me questa non è fede!!!!
    nè da parte di chi ha messo in piedi questo carrozzone, nè da parte di chi ci sale per disperazione…


  6. MyAvatars 0.2
  7. daniela tuscano Says:

    Del business intorno a Padre Pio (ma anche alla figura del santo in quanto tale) non mi sono mai interessata, figurarsi ora, che sono reduce da Israele. Ma mi ci vuole un po’ per raccontarlo, è stato davvero particolare (oltre al resto… per la compagnia). Ho letto i tuoi post, che ti succede? Mandami una email, ciao


  8. MyAvatars 0.2
  9. pibua Says:

    @S.B.: Già mad

    @ Artemisia65: E quella persona aveva voce in capitolo per dirlo!
    Naturalmente è esattamente quello in cui credo anch’io.
    A presto -)

    @ lorenzo-loreanne: Benvenuto/a…ma quanti siete? -)
    La disperazione a volte rende ciechi ed ogni piccola sporgenza diventa un appiglio per aggrapparsi alla speranza.
    E’ proprio per questo motivo che io trovo immorale un comportamento simile.
    Speculare sulla fede di tante persone è terribile.
    Comunque trovo altrettanto ripugnante chi si reca in luoghi sacri o al cospetto di reliquie, e si comporta come al circo. Anche un ateo che si trovasse per caso in un luogo del genere avrebbe il dovere e si sentirebbe spontaneamente di tenere un comportamento rispettoso nei confronti di chi è lì perchè ci crede e del simbolo che si trova di fronte.
    (scusa se mi sono dilungata)
    Ciao -)

    @ Daniela: Io me ne sono interessata soprattutto perchè la famiglia di mia madre è di Manfredonia, un paese in provincia di Foggia, e i miei nonni me ne parlavano spesso (loro lo hanno conosciuto). Tutte le estati, fino ai 14 anni andavo in vacanza lì e la gita a San Giovanni Rotondo non mancava mai. Anche allora (stiamo parlando di 30 anni fa) c’erano le bancarelle, le immaginine, le candele e i vari gadgets, ma non si arrivava di certo ai livelli raggiunti negli ultimi anni. Era un business un pochino più “discreto”.
    Come ho già scritto sul tuo blog sono un po’ invidiosa del tuo viaggio, e aspetto il resoconto.
    Per il resto ti scriverò presto.
    Un bacione -)


  10. MyAvatars 0.2
  11. Alianorah Says:

    Sono d’accordo con Artemisia. Queste cose fanno cascare le braccia, come cascarono a me quando, raccolta in preghiera alla Porziuncola in Assisi, dovetti alzarmi e far passare il frate che doveva entrare nel recinto a ridosso cui ero inginocchiata per raccogliere le offerte lasciate dai fedeli. Inutile dire che questa cosa ha contribuito, insieme ad altre, ad allontanarmi dalla Santa Romana Chiesa Cattolica e Apostolica.


  12. MyAvatars 0.2
  13. pibua Says:

    @ Alianorah: deve essere stata una bella esperienza! (6)


 

 

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