Non sappiamo quanto sia stata sbandierata la questione delle case popolari. Si possono notare dei programmi di attualità che trattano il caso, certo, ma sempre in orari decisamente distanti dal prime time.
Alcuni politici inneggiano all'occupazione delle case, in un periodo storico in cui la casa stessa, di proprietà o meno, più che un diritto umano, diventa un lusso. Abitazioni dalle metrature quadre che impediscono l'installarsi di una famiglia intera, della serie: attenzione a fare un figlio che sennò ci tocca chiuderlo nell'armadio. A parte l'abusivismo edilizio che continua ad imperversare nella Penisola in maniera semi esponenziale, e in particolar modo in alcune zone in cui i Costruttori la fanno da padroni alternandosi sulle poltrone di Sindaci (ed altre figure politiche), ci sta l'evidente problema dell'occupazione delle case popolari.
L'occupazione delle case popolari, gestite dall'Ater, è la metafora del culmine della Lotta fra Poveri, invece che fra le classi. Usata dalla malavita, viene, come già accennato sopra, sostenuta da alcuni nostri politicanti... Visto che il racket guadagna 3.000 euro circa a persona, sull'occupazione di questi appartamenti che dovrebbero servire ad altri in lista da tanto tempo, viene decisamente da pensare male riguardo ad alcune connessioni.
La storia, in soldoni, è questa: ci sta un appartamento popolare, per cui vi sono in lista molte famiglie che attendono da anni. Il racket (sempre gestito da Italiani coadiuvati da manovalanza estera, a seconda della nazionalità della persona a cui si fa riferimento) avvicina qualcuno: invalidi, ragazze madri, famiglie povere a cui viene chiesta, senza troppi giri di parole, la modica cifra di 3.000 euro. In cambio, notte tempo e/o in giorni festivi, Mister Racket si impegna a spaccare la serratura, sostituire la stessa, istruire i nuovi inquilini sui loro diritti, nonostante la procedura totalmente illegale. Alla fine il risultato è:
1) Liste di attesa che si allungano fino all'inverosimile per persone aventi diritto...
2)... il punto 1) si verifica in quanto l'abusivo spesso non può essere rimosso per circa 8 anni...
3) l'Ater, come si sa, ha un buco di miliardi di euro. E la causa di questo buco è semplice: è niente altro che la ricerca di una risoluzione del problema.
Come fare? Semplice: si fa quel che si può, dati i mezzi legali, perdendo un sacco di soldi! Innanzitutto in alcune regioni l'Ater ha imposto un gruppo composto da fabbro, medico (pare che costi ben 200 euro a chiamata) e un Ispettore Ater. Questa squadra dovrebbe, appena si riceve la segnalazione di una porta sfondata, avvertire le forze dell'ordine e recarsi sul luogo del delitto: tutto questo per "beccare con le mani nella marmellata" gli occupanti abusivi ed evitare, così, che questo inquilino si possa installare per gli 8 anni in cui avrebbe diritto a rimanere. In alcune Regioni, ci sono 10 segnalazioni al giorno... Immaginate il costo.
In secondo luogo l'Ater fa una cosa che a raccontarla ha dell'incredibile: per poter mandare via l'inquilino abusivo, che non è stato colto in flagranza di reato, non si può fare altro che... rendere inagibile il fabbricato distruggendo i sanitari dell'appartamento libero. No comment: eppure questi sono i soli mezzi di cui dispone l'edilizia popolare, lasciata completamente sola dalle Leggi e dall'applicazione delle stesse. Praticamente, per ottenere una casa popolare, non serve più essere in possesso di alcuni requisiti, ma bisogna solo arrivare "a li mejo posti".
L'unica soluzione economica è quella della speranza che i vicini di casa si accorgano dell'occupazione: e allora non lamentiamoci se sembra di vivere dentro a un film di Sergio Leone. Mentre suona un brano di Ennio Morricone, i vicini di pianerottolo sono i veri protagonisti della scena, intenti a difendere come in una guerriglia, l'appartamento in attesa di "avente diritto".
Ma il massimo lo si raggiunge quando si scopre che anche chi già risiede in un appartamento popolare non è più libero di allontanarsi da esso, costretto a rimanerci ingabbiato come in carcere: questa, in particolare, è la storia di una abitazione Ater a Civitavecchia, in via Baccelli. L'inquilino pensionato di 72 anni si è dovuto allontanare per un ricovero. Ovviamente (tanto oramai qua di ovvio ci sta solo il peggio) la casa gli è stata occupata da una ragazza madre con un bambino di pochi mesi. Attualmente i Giudici hanno cacciato la donna, ma posto sotto sequestro l'appartamento, facendo si che neppure il legittimo assegnatario potesse accedervi.
Anche queste cose spiegano il perché di tutte quelle case popolari, mai occupate, che alla fine vengono vendute come appartamenti di proprietà: fra sanitari sfasciati che rendono inagibili i locali ed appartamenti sotto sequestro, vedendo i tempi Biblici che tanto caratterizzano l'italico agire pubblico, non possiamo più sorprenderci del fatto che gli appartamenti popolari si trovino venduti ai privati, sappiamo tutti a che prezzi a dir poco indicibili, andando a incrementare l'oramai bislacco giro di affari Bancario, tutto basato sulla mera attesa che l'acquirente perda l'immobile.
Francesca Lippi