Secondo la mitologia ellenica, le Arpie, il cui nome significa “coloro che afferrano”, sono le figlie che Poseidone, il Dio dei Mari.
Dante Alighieri le cita nella “La Divina Commedia”: “Ali hanno late, e colli e visi umani, piè con artigli, e pennuto l’gran ventre; fanno lamenti in su li alberi strani...”
Ariosto le descrive nell’”Orlando Furioso”:”Erano sette in una schera, …l’alaccie grandi avean deformi e brutte, le man rapaci, e l’ugne incurve e torte; grande e fetido il ventre, e lunga coda come di serpe che s’aggira e snoda...”.
La leggenda ci racconta che il loro re era Fineo, al quale ad un certo punto, le Arpie incominciarono a rubargli tutto il cibo che egli poneva davanti a sé, e quello che non potevano carpire insozzavano con i loro escrementi.
La storia delle nostre Arpie, era incominciata quel 26 gennaio al senato, fra urla, spumante, mortadella e la vittoria facile e senza storia. Sottovalutando un effetto collaterale non secondario, che alla vittoria facile in tasca le Arpie ci hanno creduto.
Così,”le man rapaci, e l’ugne incurve e torte; grande e fetido il ventre” dovevano pur riempire.
Si inizia con circa meta della “pappa disponibile” a sfamare le prime 2:Bossi, Fini.
Poi inizia la telenovela Casini...