Mentre il tristo e ipocrita Prodi si arrocava nella sua folle e ingannevole ricerca di una “maggioranza possibile” (altro che “guerriero”, come spera la sinistra dell’Unione…più semplicemete e democristianamente deciso a sfruttare l’elisir delle nomine che si intravedono all’orizzonte: più di 600, tra cui Eni, Rai, Enel, Poste), il consiglio di amministrarzione della Rai votava all’unanimità il nuovo piano industriale.
Un testo zuppo di retorica e fantasia. Un testo palesemente pornografico. Enfasi del nulla.
IL PRIMATO DEGLI ASCOLTI
“L’obiettivo di mantenere il primato negli ascolti dovra’ dunque
essere inteso soprattutto nell’ottica di un primato di interesse, di
gradimento, di soddisfazione di tutti i pubblici televisivi ed in
questa direzione saranno decisivi una netta differenziazione rispetto
ai modelli ed ai contenuti dell’emittenza commerciale ed una maggiore
attenzione ai fenomeni culturali e sociali che attraversano il Paese e
lo scenario internazionale. Questi ultimi in particolare dovranno
essere al centro di una ritrovata riflessione sui modi di fare
televisione per rispondere ai bisogni di una societa’ i cui fattori
disaggreganti e problematici si manifestano con sempre maggiore
compiutezza
PALINSESTO
“Le Reti, i Generi televisivi e tutte le aree di responsabilita’
sul prodotto, ivi comprese le Testate giornalistiche, si renderanno
disponibili ad affrontare il ridisegno complessivo dei palinsesti con
la cancellazione delle rendite di posizione e degli spazi consolidati
nel tempo con lo scopo di rivolgersi anche ai target di pubblico piu’
distanti dalla nostra offerta, a partire dai giovani.
“Il ridisegno complessivo dell’offerta televisiva , dovra’ essere compiuto abbandonando
la logica diffusa dell’accumulo e del conseguente consolidamento degli spazi di palinsesto
e superando le evidenti aree di sovrapposizione di canale e
di genere. In questa logica le scelte editoriali e le nuove
collocazioni saranno individuate in base alle effettive esigenze di
riqualificazione e diversificazione dell’offerta ed alla necessita’ di
intercettare l’interesse e l’ascolto di tutti i pubblici televisivi, attraverso l’azzeramento e
la ricostruzione degli schemi di
palinsesto.
FORMAT E PROGETTUALITA’
Tra le azioni generali che si ritengono necessarie c’e’ in primo
luogo il “recupero di progettualita’ interna in grado di incidere sui
processi ideativi e creativi”. Ovvero: “maggiore ruolo interno nella
fase di sviluppo dei progetti per affermare la specificita’ della Rai
in tutti i generi televisivi; identificazione, in Reti e Generi, di
strutture creative dedicate al prodotto, e conseguente efficace
politica di reclutamento di risorse umane; azioni di talent scouting
diversificate sul territorio e maggiore ‘decentralizzazione’ di cicli
produttivi e creativi; recupero del ricorso alla produzione interna
dove cio’ sia effettivamente possibile e conveniente; ritrovato ruolo
di indirizzo e di controllo editoriale verso la programmazione
affidata alle produzioni esterne; innovazione dei processi produttivi
in funzione della natura multipiattaforma di Rai.
“Sara’ compito delle Reti e dei Generi, cosi’ come delle nuove
offerte intercettare quelle fasce di pubblico
sempre piu’ distanti per gusti e modalita’ (con particolare
riferimento alla fascia 25-54 anni) sia con opportune azioni di
rinnovamento dei prodotti sia attraverso un efficace presidio Rai
delle nuove piattaforme, con una politica integrata su reti
satellitari e digitali terrestri e su Internet, ciascuna in base alla
propria mission. L’insieme delle azioni che riguardano la
ricostruzione del palinsesto e l’innovazione dell’offerta di Reti e
Generi dovra’ essere accompagnata da un coerente restyling grafico
complessivo dell’offerta e della promozione, anch’esso connotato da
forti tratti innovativi che recuperino il brand originario”.
Non vi pare meraviglioso? Ora, sarebbe interessante sapere chi metterà un pratica il piano industriale. Forse i direttori di reti esistenti? Fabrizio del Noce, segretario di Ballandi? Antonio Marano, incapace di distinguere la differenza tra montaggio in linea e non lineare? Oppure Paolo Ruffini, democristiano senza qualità?
Chi deve mettere in pratica il piano industriale? I più di 10.000 dipendenti Rai? Nullafacenti e senza idee da almeno 20anni? Sempre alla ricerca del mediatore politico di turno, persi nella loro noia quotiana, benedicendo le varie stutture esterne che producono idee per loro.
Oppure i 44.000 contratti esterni, noti “collaboratori” scelti per professionalità televisiva acquisita in anni di lavoro?
Questo consiglio di amministrazione, questa dirigenza, deve attuare il piano industriale?
Non è pornografia della quotidianità questa?
Discuss
Un testo zuppo di retorica e fantasia. Un testo palesemente pornografico. Enfasi del nulla.
IL PRIMATO DEGLI ASCOLTI
“L’obiettivo di mantenere il primato negli ascolti dovra’ dunque
essere inteso soprattutto nell’ottica di un primato di interesse, di
gradimento, di soddisfazione di tutti i pubblici televisivi ed in
questa direzione saranno decisivi una netta differenziazione rispetto
ai modelli ed ai contenuti dell’emittenza commerciale ed una maggiore
attenzione ai fenomeni culturali e sociali che attraversano il Paese e
lo scenario internazionale. Questi ultimi in particolare dovranno
essere al centro di una ritrovata riflessione sui modi di fare
televisione per rispondere ai bisogni di una societa’ i cui fattori
disaggreganti e problematici si manifestano con sempre maggiore
compiutezza
PALINSESTO
“Le Reti, i Generi televisivi e tutte le aree di responsabilita’
sul prodotto, ivi comprese le Testate giornalistiche, si renderanno
disponibili ad affrontare il ridisegno complessivo dei palinsesti con
la cancellazione delle rendite di posizione e degli spazi consolidati
nel tempo con lo scopo di rivolgersi anche ai target di pubblico piu’
distanti dalla nostra offerta, a partire dai giovani.
“Il ridisegno complessivo dell’offerta televisiva , dovra’ essere compiuto abbandonando
la logica diffusa dell’accumulo e del conseguente consolidamento degli spazi di palinsesto
e superando le evidenti aree di sovrapposizione di canale e
di genere. In questa logica le scelte editoriali e le nuove
collocazioni saranno individuate in base alle effettive esigenze di
riqualificazione e diversificazione dell’offerta ed alla necessita’ di
intercettare l’interesse e l’ascolto di tutti i pubblici televisivi, attraverso l’azzeramento e
la ricostruzione degli schemi di
palinsesto.
FORMAT E PROGETTUALITA’
Tra le azioni generali che si ritengono necessarie c’e’ in primo
luogo il “recupero di progettualita’ interna in grado di incidere sui
processi ideativi e creativi”. Ovvero: “maggiore ruolo interno nella
fase di sviluppo dei progetti per affermare la specificita’ della Rai
in tutti i generi televisivi; identificazione, in Reti e Generi, di
strutture creative dedicate al prodotto, e conseguente efficace
politica di reclutamento di risorse umane; azioni di talent scouting
diversificate sul territorio e maggiore ‘decentralizzazione’ di cicli
produttivi e creativi; recupero del ricorso alla produzione interna
dove cio’ sia effettivamente possibile e conveniente; ritrovato ruolo
di indirizzo e di controllo editoriale verso la programmazione
affidata alle produzioni esterne; innovazione dei processi produttivi
in funzione della natura multipiattaforma di Rai.
“Sara’ compito delle Reti e dei Generi, cosi’ come delle nuove
offerte intercettare quelle fasce di pubblico
sempre piu’ distanti per gusti e modalita’ (con particolare
riferimento alla fascia 25-54 anni) sia con opportune azioni di
rinnovamento dei prodotti sia attraverso un efficace presidio Rai
delle nuove piattaforme, con una politica integrata su reti
satellitari e digitali terrestri e su Internet, ciascuna in base alla
propria mission. L’insieme delle azioni che riguardano la
ricostruzione del palinsesto e l’innovazione dell’offerta di Reti e
Generi dovra’ essere accompagnata da un coerente restyling grafico
complessivo dell’offerta e della promozione, anch’esso connotato da
forti tratti innovativi che recuperino il brand originario”.
Non vi pare meraviglioso? Ora, sarebbe interessante sapere chi metterà un pratica il piano industriale. Forse i direttori di reti esistenti? Fabrizio del Noce, segretario di Ballandi? Antonio Marano, incapace di distinguere la differenza tra montaggio in linea e non lineare? Oppure Paolo Ruffini, democristiano senza qualità?
Chi deve mettere in pratica il piano industriale? I più di 10.000 dipendenti Rai? Nullafacenti e senza idee da almeno 20anni? Sempre alla ricerca del mediatore politico di turno, persi nella loro noia quotiana, benedicendo le varie stutture esterne che producono idee per loro.
Oppure i 44.000 contratti esterni, noti “collaboratori” scelti per professionalità televisiva acquisita in anni di lavoro?
Questo consiglio di amministrazione, questa dirigenza, deve attuare il piano industriale?
Non è pornografia della quotidianità questa?
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