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Non voglio entrare nel merito della crisi che attanaglia tutt’ora l’Aviazione Generale nostrana e, di riflesso, gli aeroporti del Bel Paese.

Di fatto, la cattiva o inesistente programmazione, gestione ed ottimizzazione delle risorse, ha prodotto una voragine nei bilanci economici dei grandi scali e condotto sull’orlo del fallimento i tantissimi piccoli aeroporti insistenti sul nostro territorio.

Moltissimi di questi, se le cose vanno proprio bene, ricevono un paio di aerei a settimana, un traffico che non giustifica la loro ragion d’essere e che li ha trasformati in esclusivi club privati ove ricoverare il proprio mezzo, disporre di assistenza tecnica a tempo pieno e sorseggiare un drink con gli amici.

E’ pertanto palese che, se qualcuno ha bisogno dell’altro, questo qualcuno non è il comparto dell’aviazione leggera (ULM).

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