Ottimizzare le immagini e migliorare la velocità del sito – Test ShortPixel

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    prima e dopo l'ottimizzazione

    Uno dei punti fondamentali da seguire per rendere il tuo sito internet più veloce nel caricamento e meglio posizionato nei risultati di ricerca di Google è rendere le immagini del tuo sito meno pesanti e più veloci da caricare. E’ una soluzione relativamente semplice, che porta grossi vantaggi sia immediati (il sito si carica più velocemente, l’utente non scappa dal sito, il potenziale cliente resta nel tuo e-commerce), sia a medio termine (Google si accorge della migliorata velocità di caricamento e assegna un punteggio più alto al ranking del tuo sito).

    In cosa consiste questa ottimizzazione delle immagini? Il concetto è semplice: in sostanza la stessa immagine può essere ricreata senza che l’utente ne noti la differenza utilizzando meno risorse, risultando molto più leggera e veloce da caricare. Più tecnicamente, un algoritmo riduce selettivamente alcuni colori, riducendo così il numero di bytes necessari per la sua visualizzazione. La differenza è praticamente inesistente all’occhio umano, ma è molto importante in termini di velocità di caricamento del sito (e permette di risparmiare tempo e bandwith)

    Se hai un sito basato su piattaforma WordPress, allora esistono molti plugin che ti possono aiutare in questa operazione. Di recente abbiamo testato il plugin ShortPixel, sia nella versione Free, sia nella versione Pro a pagamento. Tra l’altro, visto il costo molto contenuto, è giocoforza considerare l’opzione a pagamento (con circa 4 euro al mese si possono ottimizzare fino a 7500 immagini, sottoscrizione annullabile in qualsiasi momento)

    prima e dopo l'ottimizzazione

    Prima e dopo l’ottimizzazione, noti delle differenze?

    Vantaggi dell’utilizzo di un plugin per l’ottimizzazione delle immagini (e in questo caso anche dei PDF)

    • Il plugin necessita di poche risorse, si installa e praticamente ci si dimentica di averlo in quanto svolge il suo lavoro in background, ovvero in maniera autonoma ed efficace (opzione deattivabile). Ogni nuova immagine che caricherete verrà automaticamente ottimizzata, ridotta nel suo peso senza perdere caratteristiche importanti. Se invece avete un preesistente archivio immagini, allora potete lanciare lo strumento di ottimizzazione massiva dell’archivio (Bulk Optimizer)
    • ottimizza non solo le immagini caricate nell’archivio WordPress, ma anche i PDF e le immagini di altri plugin gallerie foto, come NextGen e altri slider
    • ottimizza molte estensioni: JPG, PNG, GIF (quindi anche le gif animate) e WebP, oltre ai files PDF
    • offre l’opzione di convertire automaticamente le immagini da PNG a JPG se il risultato è migliore
    • non ci sono limiti alla grandezza del file da convertire/ottimizzare
    • offre l’opzione di convertire qualsiasi JPEG, PNG or GIF (quindi anche le immagini animate) nel formato WebP , al momento assai amato da Google love
    • possibilità di comprimere automaticamente tutte le immagina retina
    • analizza le immagini utilizzate dal vostro sito e ne ottimizza tutte le versioni: ad esempio quelle generate ed utilizzate da Woocommerce , o dal tema che avete installato
    • controlla e permette di testare i possibili risultati dell’ottimizzazione, a seconda del grado di compressione che scegliete(test lossy/lossless versions)
    • offre l’opzione di mantenere o rimuovere i dati EXIF dalle immagini (opzione utile per gli appassionati di fotografia)
    • la versione a pagamento può essere usata indifferentemente su più siti. Significa che con una singola chiave API si può utilizzare il credito dove si vuole, senza dover creare /acquistare nuovi piani per altri siti
    • le immagini originali possono essere conservate come backup, in modo da poter tornare indietro se non si è soddisfatti del risultato.
    • in generale, questa ottimizzazione di immagini è compatibile con tutti i plugins di watermarking (aggiunta logo/scritta alle proprie foto), gallerie foto, slider foto, e-commerce
    • offre statistiche di ottimizzazione, e le immagini ottimizzate per meno del 5% non vengono conteggiate nel credito da scalare
    • la sottoscrizione/abbonamento può essere disdetta in qualsiasi momento

    Questo un esempio di risultato dopo l’ottimizzazione: notare la % di miglioramento/compressione delle foto. In alcuni casi possono essere ottimizzate del 95%, ovvero un’immagine non ottimizzata, pesante 500kb, può diventare meno di 40kb, senza perdere qualità. Immaginate la pagina di un sito che deve caricare logo, elementi del template grafico, immagini dei posts, widget, ecc. può diventare molto più leggera

    risultati ottimizzazione ShortPixel

    Nota importante: tutti i plugins, nei loro abbonamenti, offrono un numero di immagini. Questo numero è il numero di conversioni/ottimizzazioni previste dal singolo piano. Nel piano da noi scelto, ovvero quello ShortPixel da 4,99usd vengono indicate 7500 immagini al mese. NOn è il numero reale di immagini ottimizzate, bensì il numero di ottimizzazioni: ogni immagine su wordpress ha la sua thumbnail, la versione intermedia, quella usata ad esempio da WooCommerce, quelle eventualmente create dal tema utilizzato. In sostanza ogni immagine può dover essere ottimizzata più volte, e quindi 1000 immagini al mese in realtà può diventare 100 immagini realmente ottimizzate. Fatevi questo conto quando decidede il piano da acquistare. I piani free, ad esempio con 400 immagini incluse, in realtà vi danno l’ottimizzazione per molte meno immagini.

    Categories: Plugins Wordpress Tags: Tag:

    Come sapere quali bots/spider rallentano il server (e come bloccarli)

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    Un crawler, detto anche bot oppure spider, è un software che analizza i contenuti di un sito, per raccogliere informazioni (collect data). In sostanza visitano i siti presenti sul server, raccolgono dati, pagine, informazioni e li inviano ai loro server di provenienza, per essere elaborati e archiviati. Parlando in maniera semplicistica, sono come degli ambasciatori che vengono a vedere casa vostra o il vostro negozio. Sono indispensabili al funzionamento dei motori di ricerca, in quanto raccolgono (collect) tutti i dati del vostro sito per poterli poi restituire agli utenti che fanno ricerche (se i loro algoritmi decidono che i vostri dati possono essere utili all’utente che ha effettuato la ricerca). Ma dietro questa nobile attività vi sono due tipi di problemi:

    1. gli spider dei motori di ricerca possono consumare molte risorse del vostro sito, sia per quanto riguarda la bandwith (traffico dati), sia per quanto riguarda il carico del server
    2. non sempre si tratta di bot dei motori di ricerca, ma spesso di altre tipologie di siti che vogliono utilizzare i dati del vostro sito per altri scopi (copiatura, analisi da parte della concorrenza)

    Spider e consumo risorse del sito

    Ogni volta che lo spider visita il vostro sito, generalmente lo visita tutto o almeno tenta di collezionare le informazioni del maggior numero di pagine possibile. Questa procedura consuma bandwith: questa rappresenta il traffico dati (in entrata e in uscita) concesso al vostro sito. Ogni piano hosting lo prevede (anche quando trovate in certe offerte bandwith illimitata c’è in realtà un limite). Anche se oggigiorno questo limite mensile di banda dati è aumentato rispetto al passato, esiste e va considerato, sopratutto se avete un hosting economico. Gli spider sono ingordi, gli piace leggere e rileggere tutti i siti. Tutti insieme consumano. Gli stessi motori di ricerca ammettono questa cosa: Google, ad esempio, attraverso il Google Webmaster Tool (o Search Console) permette di ridurre la frequenza di queste scansioni da parte del loro bot. E’ un’opzione semplice da utilizzare e comunque da considerare a seconda del tipo di sito che abbiamo. Un sito di notizie, aggiornato più volte al giorno, va scansionato spesso, per indicizzare subito le novità. Stesso discorso per un forum. Un sito più statico, nel senso che posta news con minor frequenza, può benissimo impostare una scansione meno frequente. E risparmiare bandwith. E non solo: a volte l’insieme dei bot concorre ad aumentare il carico del server, provocando rallentamenti al sito. Se è vero che i rallentamenti di un server (e dei siti che ospita) dipendono sopratutto dalla configurazione (errata) o dagli script (malscritti o non aggiornati), la coincidenza di più bot contemporaneamente è un fattore che in alcuni casi provoca high cpu usage , cosa che manda in crash/black out tutto quando si tratta di attacchi ddos.

    Come dicevamo, i bot che visitano il sito sono inviati anche da altri siti che non sono motori di ricerca, ma che hanno scopi totalmente differenti dal collezioare dati per restituirli nei risultati di ricerca. Tra questi siti che “copiano” le vostre pagine: dal quasi legittimo Google News che legge le vostre notizie e le riporta sul suo aggregatore (o come Trivago o Momondo che analizzano ed estraggono dati relativi alle tariffe hotels o alle offerte di viaggi), ai veri e propri siti scraper (che ri-copiano nei loro siti), fino ai siti per analisi seo (search engine oriented) che leggono il vostro sito simulando il motore di ricerca, ma per capire quali parole chiave avete, che densità hanno, come sono linkate le pagine, chi vi linka, ecc. in modo da aggregare ai dati e far capire alla concorrenza quali sono i vostri punti di forza. Alcuni esempi trai i più famosi: Ahrefs, SiteExplorer, Moz.

    Conoscere quali spiders/bot contattano i siti ospitati sul server

    Se avete accesso alla console SSH del server, allora ecco uno script già pronto per conoscere: nome dello spider, indirizzo ip (da quale server è stato lanciato), numero di volte ha contattato il sito. Copiatelo, aprite la console SSH, incollatelo e premete invio. Dal momento che lancia un processo (di calcolo) intensivo, ci impiegherà qualche minuto per restituire i dati che ci interessano (presi dal domainlogs, dalla mezzanotte precedente). Ecco lo script:

    echo -e "\n\e[1;31m=== Bots (robots or crawlers) ===\e[0m\n"; find /usr/local/apache/domlogs/*/ -type f|grep -v -E $'(_|-)log|.gz'|xargs grep -H "" | perl -ne 'if (/$DATE/ && /\/usr\/local\/apache\/domlogs\/.*\/(.*):(\d{1,3}(?:\.\d{1,3}){3}).*\((?:.*?;)*([^;]*(?:b(?:ot|ing)|crawl|yahoo|google|spider)[^;]*);/i) { print ("$1\t$2\t$3\n")}'|sort|uniq -c|sort -rn|awk '{print $1" "$3" "$4" "$2}'|column -t|head

    Il risultato sarà come il seguente:

    2735  162.158.78.71    SemrushBot/1.2~bl                  ###ar.it
    62    141.101.105.133  AhrefsBot/5.2                      ##zar.it
    124   88.198.66.230    MJ12bot/v1.4.7                     tuttoblog.com
    82    5.9.63.162       MJ12bot/v1.4.7                     tuttoblog.com
    56    198.204.243.138  MJ12bot/v1.4.7                     tuttoblog.com
    76    162.158.74.178   bingbot/2.0                        ##log.com
    72    172.68.58.42     bingbot/2.0                        ##log.com

    Notare ad esempio quanto sia vorace Semrush (noto tool di analisi siti), e come ad esempio il bot del motore di ricerca Bing arrivi da diversi IP (i motori di ricerca ne utilizzano centinaia). E’ normale vedere più ip (in quanto se il server ne blocca uno, ne hanno altri da cui far partire l’analisi al nostro sito)

    Bloccare gli spider indesiderati

    Abbiamo diverse possibilità per bloccare i bot che non ci interessano, e che anzi possono solo danneggiarci (provocando rallentamenti al sito, consumando risorse, copiando i nostri dati per la concorrenza), ovvero inserire delle istruzioni apposite. Possiamo scoraggiarli inserendo l’istruzione nel file robots.txt del sito (maniera soft) oppure bloccando tali bot direttamente tramite il server (istruzioni nel file .htaccess)

    Di seguito una lista di spider da bloccare già pronta all’uso, solo da copiare ed incollare nel vostro file robots.txt Due note importanti: è una lista molto ampia, che ovviamente esclude i motori di ricerca, ma è bene controllare che non vi siano servizi che invece vi interessano al suo interno, perchè finireste per bloccarli. E secondo, ognuno la usa sotto la propria responsabilità, proprio perchè state decidendo di scoraggiare la raccolta dei dati del vostro sito a questi spider. Se non avete un file robots, andate nel file manager del vostro sito web, create un file robots.txt e copiate questa lista. Se esiste già, dopo le istruzioni già presenti, potete aggiungere questa lista:

    User-agent: 1 2 3 Submit PRO
     disallow: /
    
    User-agent: 200PleaseBot
     disallow: /
    
    User-agent: 2ADAMbot
     disallow: /
    
    User-agent: 2ADAMbot/1.0
     disallow: /
    
    User-agent: 360Spider
     disallow: /
    
    user-agent: Abonti
     disallow: /
    
    user-agent: Abonti/0.92
     disallow: /
    
    user-agent: abot v1.0
     disallow: /
    
    user-agent: aboutthedomain
     disallow: /
    
    user-agent: Add Catalog
     disallow: /
    
    user-agent: Add Catalog/2.1
     disallow: /
    
    user-agent: AdvBot
     disallow: /
    
    user-agent: AdvBot/2.0
     disallow: /
    
    user-agent: AhrefsBot
     disallow: /
    
    user-agent: Ahrefs-Bot
     disallow: /
    
    user-agent: AhrefsBot/1.0
     disallow: /
    
    user-agent: Ahrefs-Bot/1.0
     disallow: /
    
    user-agent: Ahrefs-Bot/2.0
     disallow: /
    
    user-agent: Ahrefs-Bot/3.0
     disallow: /
    
    user-agent: Ahrefs-Bot/4.0
     disallow: /
    
    user-agent: Ahrefs-Bot/5.0
     disallow: /
    
    user-agent: aiHitBot
     disallow: /
    
    user-agent: aiHitBot/2.9
     disallow: /
    
    user-agent: Anonymous/0.0
     disallow: /
    
    user-agent: Arachnida
     disallow: /
    
    user-agent: Associative Spider
     disallow: /
    
    User-agent: Baiduspider
     disallow: /
    
    User-agent: Baidu Spider
     disallow: /
    
    User-agent: Battleztar Bazinga
     disallow: /
    
    User-agent: Battleztar Bazinga/0.01
     disallow: /
    
    User-agent: BDFetch
     disallow: /
    
    User-agent: betaBot
     disallow: /
    
    User-agent: bieshu
     disallow: /
    
    User-agent: Bigli SEO
     disallow: /
    
    User-agent: Blackboard Safeassign
     disallow: /
    
    User-agent: Blazer 1.0
     disallow: /
    
    User-agent: BLEXBot
     disallow: /
    
    User-agent: BLEXBot/1.0
     disallow: /
    
    User-agent: BLP_bbot
     disallow: /
    
    User-agent: BLP_bbot/0.1
     disallow: /
    
    User-agent: BOIA-Accessibility-Agent/PR 1.0
     disallow: /
    
    User-agent: BOT for JCE
     disallow: /
    
    User-agent: BOT/0.1 (BOT for JCE)
     disallow: /
    
    User-agent: BPImageWalker
     disallow: /
    
    User-agent: BPImageWalker/2.0
     disallow: /
    
    User-agent: BUbiNG
     disallow: /
    
    User-agent: BuiBui-Bot
     disallow: /
    
    User-agent: BuiBui-Bot/1.0
     disallow: /
    
    User-agent: ca-crawler
     disallow: /
    
    User-agent: ca-crawler/1.0
     disallow: /
    
    User-agent: CakePHP
     disallow: /
    
    User-agent: Calypso v/0.01
     disallow: /
    
    User-agent: Calypso
     disallow: /
    
    User-agent: CB/Nutch-1.7
     disallow: /
    
    User-agent: CCBot
     disallow: /
    
    User-agent: CCBot/2.0
     disallow: /
    
    User-agent: Checkbot
     disallow: /
    
    User-agent: checkgzipcompression.com
     disallow: /
    
    User-agent: chushou
     disallow: /
    
    User-agent: CloudServerMarketSpider
     disallow: /
    
    User-agent: CloudServerMarketSpider/1.0
     disallow: /
     
    User-agent: Clushbot/3.x-BinaryFury
     disallow: /
    
    User-agent: CMS Crawler
     disallow: /
    
    User-agent: CMS Crawler: http://www.cmscrawler.com
     disallow: /
    
    User-agent: coccoc
     disallow: /
    
    User-agent: CoinCornerBot
     disallow: /
    
    User-agent: CoinCornerBot/1.1
     disallow: /
    
    User-agent: Copyscape
     disallow: /
    
    User-agent: crawler4j
     disallow: /
    
    User-agent: CRAZYWEBCRAWLER 0.9.0
     disallow: /
    
    User-agent: CRAZYWEBCRAWLER 0.9.1
     disallow: /
    
    User-agent: CRAZYWEBCRAWLER 0.9.7
     disallow: /
    
    User-agent: CrazyWebCrawler
     disallow: /
    
    User-agent: CrazyWebCrawler-Spider
     disallow: /
    
    User-agent: Crowsnest
     disallow: /
    
    User-agent: Crowsnest/0.5
     disallow: /
    
    User-agent: Curious George - www.analyticsseo.com/crawler
     disallow: /
    
    User-agent: Curious George
     disallow: /
    
    User-agent: cuwhois
     disallow: /
    
    User-agent: cuwhois/1.0
     disallow: /
    
    User-agent: dahoms
     disallow: /
    
    User-agent: datagnionbot
     disallow: /
    
    User-agent: DeuSu/5.0.2
     disallow: /
    
    User-agent: Digincore
     disallow: /
    
    User-agent: Digincore bot
     disallow: /
    
    User-agent: Dispatch/0.11.0
     disallow: /
    
    User-agent: Domain Re-Animator Bot
     disallow: /
    
    User-agent: DomainAppender /1.0
     disallow: /
    
    User-agent: DomainAppender
     disallow: /
     
     User-agent: DomainCrawler/3.0
     disallow: /
    
    User-agent: DomainSigmaCrawler
     disallow: /
    
    User-agent: DomainSigmaCrawler/0.1
     disallow: /
    
    User-agent: Domnutch
     disallow: /
    
    User-agent: Domnutch-Bot
     disallow: /
    
    User-agent: Domnutch-Bot/Nutch
     disallow: /
    
    User-agent: Domnutch-Bot/Nutch-1.0
     disallow: /
    
    User-agent: dotbot
     disallow: /
    
    User-agent: ECCP/1.2.1
     disallow: /
    
    User-agent: eCommerceBot
     disallow: /
    
    User-agent: enlle punto com/Nutch-1.9
     disallow: /
    
    User-agent: EPiServer Link Checker
     disallow: /
    
    User-agent: EuripBot
     disallow: /
    
    User-agent: EuripBot/2.0
     disallow: /
    
    User-agent: evc/2.0
     disallow: /
    
    User-agent: evc-batch
     disallow: /
    
    User-agent: evc-batch/2.0
     disallow: /
    
    User-agent: Express WebPictures
     disallow: /
    
    User-agent: Faraday v0.8.8
     disallow: /
    
    User-agent: Faraday
     disallow: /
    
    User-agent: Findxbot
     disallow: /
    
    User-agent: Findxbot/1.0
     disallow: /
    
    User-agent: Flamingo_SearchEngine
     disallow: /
    
    User-agent: Flipboard Robot
     disallow: /
    
    User-agent: GetProxi.es-bot
     disallow: /
    
    User-agent: GetProxi.es-bot/1.1
     disallow: /
    
    User-agent: GigablastOpenSource
     disallow: /
    
    User-agent: GigablastOpenSource/1.0
     disallow: /
    
    User-agent: Girafabot
     disallow: /
    
    User-agent: Gluten Free Crawler
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    User-agent: Gluten Free Crawler/1.0
     disallow: /
    
    User-agent: GriffinBot
     disallow: /
    
    User-agent: GrifinBot/0.01
     disallow: /
    
    User-agent: GWPImages
     disallow: /
    
    User-agent: GWPImages/1.0
     disallow: /
    
    User-agent: Haiula
     disallow: /
    
    User-agent: Haiula/1.4
     disallow: /
    
    User-agent: HaosouSpider
     disallow: /
    
    User-agent: Hivemind
     disallow: /
    
    User-agent: HostHarvest
     disallow: /
    
    User-agent: HostHarvest/0.4.28
     disallow: /
    
    User-agent: HRCrawler
     disallow: /
    
    User-agent: HRCrawler/2.0
     disallow: /
    
    User-agent: http://git.io/tl_S2w
     disallow: /
    
    User-agent: http://www.checkprivacy.or.kr:6600/RS/PRIVACY_ENFAQ.jsp
     disallow: /
    
    User-agent: HubSpot Links Crawler 1.0
     disallow: /
    
    User-agent: HubSpot Webcrawler
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    User-agent: HubSpot
     disallow: /
    
    User-agent: hunchan
     disallow: /
    
    User-agent: HyperCrawl
     disallow: /
    
    User-agent: HyperCrawl/0.2
     disallow: /
    
    User-agent: ICAP-IOD
     disallow: /
    
    User-agent: ICC-Crawler
     disallow: /
    
    User-agent: ICC-Crawler/2.0
     disallow: /
    
    User-agent: Ichiro Robot
     disallow: /
    
    User-agent: image.coccoc/1.0
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    User-agent: Image2play
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    User-agent: Image2play/0.1
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    User-agent: Indy Library
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    User-agent: InsightsCollector
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    User-agent: InsightsCollector/0.1
     disallow: /
    
    User-agent: InsightsCollector/0.1beta
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    User-agent: integrity/5
     disallow: /
    
    User-agent: InterNaetBoten
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    User-agent: InterNaetBoten/0.99
     disallow: /
    
    User-agent: IRL Crawler
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    User-agent: James BOT - WebCrawler
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    User-agent: James BOT
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    User-agent: JamesBOT
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    User-agent: JetBrains 5.0
     disallow: /
    
    User-agent: JetBrains
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    User-agent: Kraken
     disallow: /
    
    User-agent: Kraken/0.1
     disallow: /
    
    User-agent: Kyoto-Tohoku-Crawler/v1
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    User-agent: WWW-Mechanize
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    User-agent: WWW-Mechanize/1.74
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    User-agent: Xenu Link Sleuth
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    User-agent: Xenu's Link Sleuth
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    User-agent: XoviBot
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    User-agent: XoviBot/2.0
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    User-agent: XSpider
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    User-agent: Yandex Robot
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    User-agent: Yandex
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    User-agent: Yetibot
     disallow: /
    
    User-agent: YisouSpider
     disallow: /
    
    User-agent: yoozBot
     disallow: /
    
    User-agent: yoozBot-2.2
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    User-agent: zgrab/0.x
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    User-agent: zzabmbot
     disallow: /
    
    User-agent: zzabmbot/1.0
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    Nota: è stato bloccato anche Yandex. Se al vostro sito interessa essere presente sul motore di ricerca russo, allora rimuovetelo. Suggerimenti e aggiunte sono ben accetti.

    Slider immagini per wordpress: i plugins più veloci

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    Se vuoi aggiungere una carrellata di immagini a scorrimento nella tua homepage, oppure nelle pagine o negli articoli, wordpress ti mette a disposizione molti plugins, sia gratuiti, sia nelle versioni più evolute a pagamento. In breve, uno slider ti permette di far visualizzare delle immagini in rotazione, che si susseguono con tempi ed effetti a tua scelta, per rendere la presentazione del tuo sito (o di un articolo) di maggior impatto per l’utente. Tutti questi plugins hanno in comune la capacità essere configurati velocemente e di offrire una grande varietà di opzioni anche nelle versioni gratuite. E, aspetto fondamentale, questi slider sono responsive, ovvero le immagini in rotazione si adattano automaticamente al dispositivo utilizzato dall’utente per navigare nel nostro sito.. Un aspetto importante da tener conto, e non di immediata comprensione per il webmaster che deve scegliere il plugin più adatto, è il possibile rallentamento del sito a seconda del tipo di slider che utilizziamo. Fermo restando che le slides dovrebbero contenere immagini già ottimizzate e al tempo stesso è consigliabile limitare il numero di slides, alcuni dei più famosi plugins utilizzati si sono rivelati anche un po’ più lenti di altri plugins meno conosciuti ma ugualmente validi. Ecco una lista di plugins per slider, con le caratteristiche principali e i risultati dei test di velocità. Note: per il test è stata creata una slide di 3 immagini. Esistono moltissimi slider plugins, ecco i più performanti del nostro test.

    MetaSlider

    meta slider
    Permette di creare slideshows in modo facile e veloce. Semplicemente si selezionano le immagini dalla libreria media, si trascinano nello spazio di costruzione slides, si settano le varie opzioni, i links e i campi seo, tutto da un’unica pagina. Si può scegliere tra 4 diversi tipi di slideshow già inclusi nel pacchetto: Flex Slider 2 (Responsive, 2 effetti di transizione, possibilità carosello), Nivo Slider (responsive, 16 effetti di transizione, 4 temi), Responsive Slides (responsive, maggior velocità), Coin Slider (4 effetti di transizione). Una volta creato lo slider, si copia lo shortcode all’interno della pagina, del post o del template. Tra le altre opzioni: image cropping (ritaglio dell’immagine), compatibile con plugin di traduzione (WPML, PolyLang & qTranslate). Esiste anche una versione premium.
    Risultato del test: la versione free è risultata veloce. La performance si riduce quando si utilizza l’opzione image cropping

    Cyclone Slider 2

    cyclone-sliderSlideshow plugin semplice e con interfaccia intuitiva. Anche questo permette di aggiungere slides, selezionare le proprietà e scegliere tra differenti tipi di slides (immagine, video Youtube o Vimeo, html oppure testimonianze), scelta del template (default, scuro, standard e thumbnails) e pubblicare, scegliendo tra uno shortcode da aggiungere alle pagine oppure una stringa di codice da aggiungere direttamente al template. Anche questo ha possibilità di essere tradotto, e ha un sistema avanzato per customizzarlo a seconda del sito in cui dobbiamo inserirlo. E’ gratuito, e ha il grande vantaggio di caricare solo gli script e gli stili che abbiamo selezionato, riducendo così il caricamento del plugin. Opzioni di base incluse: scelta effetti di transizione (fade, scroll out, ecc.), velocità effetti di transizione, gestione larghezza (responsive), scala immagini (eventuale forzatura resize), pausa al passaggio del mouse, mostra pulsanti precedente/successivo, mostra navigazione, ordina diapositive. Esiste anche una versione Pro. Se hai installato il plugin per immagini NextGen, allora puoi facilmente creare uno slider selezionando una galleria già esistente.
    Risultato del test: nella versione di default si è rivelato veloce.

    Slider Revolution

    slider revolution
    Slider Revolution un plugin premium, non è free ma ha ugualmente ottenuto grande popolarità tra i plugins dedicati alla creazione di slides per le tante opzioni che offre e per la sua facilità d’uso e di installazione. Spesso viene incluso nei templates premium. Tra le opzioni generali incluse: possibilità di scelta tra più tipologie di slider (classiche diapositive, carosello, ecc.), ridimensionamento automatico immagini, possibilità di scelta di visualizzazione (fullwidth, schermo intero, auto responsive), editor arricchito e drag and drop immagini, lazy loading (caricamento immagini solo quando l’utente arriva nella zona delle slides, per una maggior velocità della pagina), performance monitor. La sezione relativa alle Layer Capatibilities (funzioni di livello) è molto avanzata: molteplici possibilità di customizzazione, animazioni e transizioni; possibilità di settare inizio/fine/durata degli effetti; possibilità di integrare Youtube, Vimeo, video caricati sul sito; grande varietà di bottoni disponibile; possibilità di inserire link per i singoli livelli; possibilità di variare la visualizzazione dello slides a seconda del dispositivo usato dall’utente. Altre caratteristiche a completare il pacchetto: molteplici possibilità di navigazione per l’utente tra le slides (bottoni, bullet, navigazione per thumbnails, ecc. posizionabili in alto/basso, ecc.), stop al passaggio del mouse, countdown, scomparsa dopo x secondi. Opzioni video: autoplay (sempre, solo la prima volta, ecc.), rewind, funzione loop, ecc. Inoltre Revolution Slider offre la possibilità di importare i contenuti delle slides direttamente dai social media (Facebook, Twitter, YouTube, Vimeo, Flickr, Instagram, WooCommerce), oltre che dai posts WordPress. Guarda la lista completa e le demo
    Risultato del test: abbastanza veloce. Questa grandissima varietà di possibilità di opzioni deve matematicamente far lievitare i tempi di caricamento rispetto ad altri plugins che utilizzano meno funzioni. L’aspetto che rassicura il webmaster è che, essendo un plugin premium (con oltre 175mila download!), ha alle spalle un team di sviluppatori che costantemente aggiorna il codice per renderlo più veloce e compatibile.

    Considerazioni finali: per avere un plugin di visualizzazione immagini a slides (classiche, a scomparsa, a carosello, ecc.) si può tranquillamente optare per un plugin free (come le versioni free di MetaSlider e Cyclone Slider 2), che offre comunque tante possibilità di scelta di effetti, visualizzazione, adattamento agli smartphone e velocità di caricamento (a patto che le nostre immagini siano ottimizzate, in generale). Se invece ci interessa la funzione di includere direttamente contenuti presi direttamente dai nostri posts o dai nostri profili social allora è bene dare un’occhiata alle possibilità di Revolution Slider. Se avete altri plugins da suggerire ben vengano, proveremo a testarne la velocità.

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    Come scegliere un certificato SSL e rendere sicuro il sito passando al protocollo HTTPS

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    Ovvero come rendere il sito attendibile e mostrare agli utenti l’icona verde nella barra del browser che attesti la sicurezza del sito anzichè il messaggio “sito non sicuro” che li allontanerebbe. Una guida semplice e veloce per capire cosa sia un certificato SSL, perché server per il tuo sito e come sceglierlo.

    I certificati SSL portano il sito internet e le transazioni online ad un livello di sicurezza avanzato in quanto permettono di criptare e quindi proteggere tutti i dati sensibili raccolti. L’utilizzo di certificati SSL e del protocollo HTTPS è de facto diventato uno standard per tutti i siti web autorevoli e che hanno necessità di garantire la sicurezza dei loro utenti. Questo standard non è più solo un requisito degli e-commerce e dei siti in generale in cui l’utente lascia una carta di credito o altri dati sensibili (come servizi di posta elettronica, ecc.), ma anche per i siti wordpress che hanno un sistema di commenti e di registrazione utente. Da giugno 2016 infatti Google ha avvisato che marcherà come “non sicuri” tutti i siti che non adottano il protocollo HTTPS. Anche questo sito, che “semplicemente” permette agli utenti di chiedere aiuto per il proprio sito e di ricevere notifica quando un esperto risponde alla domanda. No carte di credito, no particolari dati sensibili (non viene chiesta data di nascita, codice fiscale, ecc. ma solo email per essere avvisati della risposta), ma anche solo la password è considerata un dato sensibile. E infatti dal Google Webmaster Tool è arrivato l’avviso:

    avviso Google siti non sicuri Ecco la trascrizione, dove in sostanza ci spiega il problema e come risolverlo:

    A partire da gennaio 2017, Chrome (versione 56 e versioni successive) contrassegnerà come “Non sicure” le pagine che raccolgono password o dati di carte di credito, a meno che le pagine vengano pubblicate tramite HTTPS. Gli URL che seguono includono campi per l’inserimento di password e dati di carte di credito che attiveranno il nuovo avviso di Chrome. Esamina questi esempi per sapere dove verranno visualizzati questi avvisi e poter così adottare misure per proteggere i dati degli utenti. L’elenco non è completo.

    Il nuovo avviso rappresenta solo la prima fase di un piano a lungo termine per contrassegnare come “Non sicure” tutte le pagine pubblicate tramite il protocollo HTTP non criptato.
    Ecco come risolvere il problema:
    Usa le pagine HTTPS per raccogliere dati sensibili
    Per evitare che venga visualizzata la notifica “Non sicura” quando gli utenti di Chrome visitano il tuo sito, sposta i campi per l’inserimento di password e carte di credito in pagine pubblicate usando il protocollo HTTPS.

    Se hai quindi un sito web dove vengono raccolti dati sensibili, dal pagamento con carta di credito al “semplice” account per commentare dotato di password, allora devi pianificare il passaggio al protocollo https. Ecco i passaggi da seguire

    Scelta del tipo di certificato SSL adatto al nostro sito

    Esistono varie possibilità (e range di costo). La scelta va fatta in base all’utilizzo del sito. Esistono anche certificati gratuiti, che possono andare benissimo per siti semplici, ma che si rivelano insufficienti per altre tipologie di siti (con e-commerce, oppure booking online, ecc.). Di seguito una tabella riepilogativa semplificata dei tipi di certificati disponibili:

    Tipo di Certificato Descrizione Esempio
    Standard SSL Rende sicuro un Fully Qualified Domain Name (FQDN)
    • www.tuttoblog.com
    Wildcard SSL Estensione del precedente che permette di rendere sicuri tutti i sottodomini del dominio: *.yourdomain.com
    • www.tuttoblog.com
    • blog.yourdomain.com
    • qualsiasicosa.tuosito.net
    Organization SSL Rende sciuro un Fully Qualified Domain Name (FQDN), ma contiene i dettagli della tua azienda/organizzazione (indirizzo, ecc.), anch’essi autenticati. Certifica dominio + organizzazione. Può essere combinata con Wildcard ssl e il seguente Unified Communication (SAN) SSL.
    • www.tuttoblog.com
    • blog.yourdomain.com
    • qualsiasicosa.tuosito.net
    • sub.sub.sito.it
    • 212.100.100.1
    • 10.10.10.1
    Unified Communication SSL oppure Multi-Domain SSL Certificates (SANs – Subject Alternative Names) Rende sicuro fino a 11 domini/sottodomini/server names o indirizzi IP interni con un unico certificato SSL. Si tratta di addon (aggiunte) per le tipologie descritte sopra.
    • www.tuttoblog.com
    • blog.yourdomain.com
    • qualsiasicosa.tuosito.net
    • sub.sub.sito.it
    • 212.100.100.1
    • 10.10.10.1
    • server1

    Come si può intuire, per le aziende è necessaria la consulenza di un professionista.

    Quale certificato SSL ha bisogno il mio sito?

    In generale, valgono i criteri seguenti:

    • DV – Domain Validation: ogni sito wordpress che utilizza un form (commenti, login) che trasmette dati
    • EV – Extended Validation: E-Commerce e aziende che devono mostrare di essere trustworthy, ovvero fidate
    • UC – Unified Communications: email servers (esempi: gmail, libero), nonchè aziende che utilizzano Microsoft Exchange
    • SUN – Subject Alternative Name:  più domini, anche non collegati tra di loro, e non necessariamente sottodomini
    • Wildcard: wordpress multisite networks, con sottodomini
    • OV – Organization Validation : organizzazioni che devono apparire fidate

    In questa guida ci concentriamo sul certificato DV (Domain Validation), che viene emesso velocemente una volta che viene verificato/legittimato il dominio. Si differenzia dal certicato EV (Extended Validation), che offre un livello maggiore di sicurezza (non viene solo verificato il dominio ma anche l’organizzazione che vi sta dietro) e mostra ai visitatori la barra verde nel browser durante la navigazione.

    Come acquistare un certificato

    Molti siti di hosting, anche per rendere appetibile la propria offerta, hanno iniziato ad includere gratuitamente certificati SSL nei lori piani hosting. E’ certo una comodità, anche dovuta al fatto che offrono guide dedicate interne. Ma è doveroso fare una premessa: ha senso risparmiare qualche euro per il certificato scegliendo l’hosting in base solo a questa offerta, dimenticando tutte le altre prerogative che l’hosting deve avere (velocità, stabilità, assistenza)?. Tanto più, che alcuni di questi certificati offerti dall’hoster sono sì inclusi, ma gratuiti se ve li andate ad acquisire da soli (o magari tramite il vostro servizio di hosting attuale). Mi spiego: ci sono hosting (anche validi, per carità) che al momento offrono Let’s Encrypt. Si tratta di una Certificate Authority no profit, che fa parte di un progetto Open Source rivolto alla diffusione del protocollo https, e che per questo rilascia certificati web gratuiti, riconosciuti da gran parte dei browser. Utilizzare il certificato ssl gratuito offerto da Let’s Encrypt può essere la soluzione ideale per il nostro sito web. Cambiare hosting per avere questa cosa inclusa nell’hosting, che è già gratuita di per sè, non è proprio una mossa ben ragionata. I vantaggi di Lets’ Encrypt sono che si possono attivare quanti certificati gratuiti si vuole, i rinnovi sono automatici e gratuiti, l’emissione è praticamente istantanea, e funzionano con la maggior parte dei browsers e dei dispositivi. Viceversa, sono disponibili solo certificati di tipo DV, SAN e UC. Inoltre non esiste garanzia e non vi sono servizi aggiuntivi.

    A parte i certificati gratuiti, che possono andare bene per alcune tipologie di sito, ma sono insufficienti per altre (vedi ecommerce), esistono moltissime organizzazioni abilitate al rilascio di certificati, ed ognuna con prezzi diversi e servizi aggiuntivi diversi. Vi invito a dare un’occhiata ad alcuni dei più famosi per rendervi conto della varietà di servizi offerta, come ad esempio SSL.com, oppure i più costosi Comodo, Symantec, Digicert (con cifre a partire da due zeri a salire…). Noi, attraverso il pannello di cPanel offerto dal nostro fornitore di hosting, abbiamo optato per la seguente soluzione, con ottimo rapporto qualità/prezzo in base alle esigenze del sito specifico. Ecco i vari passaggi dell’acquisto del certificato tramite il pannello hosting

    Acquisto ed installazione certificato (tramite cPanel)

    Una volta che il nostro fornitore di hosting ha abilitato questa funzione nel pannello cPanel (ripeto, solo alcuni la forniscono, è bene chiedere tramite l’assistenza), ci troveremo nella seguente schermata, che ci riepiloga cosa stiamo facendo:

    Che cos’è un certificato SSL e perché è consigliabile averne uno?
    Un certificato SSL consente ai visitatori di comunicare con i siti Web dell’utente su connessioni protette, ad esempio per inviare informazioni sui pagamenti con carta di credito.
    Scopo di questa interfaccia
    Utilizzare questa interfaccia per acquistare e installare i certificati SSL per l’account. Più nomi di dominio possono fare riferimento allo steso sito Web. Ad esempio, i domini configurati nell’interfaccia cPanel’s “Alias” faranno riferimento al sito Web principale dell’account. Si consiglia di assegnare a ciascun sito Web con protezione SSL un certificato che protegga tutti i domini del sito Web.

    acquisto certificato SSL cPanel

    Ora dobbiamo selezionare cosa vogliamo includere nel protocollo https: il dominio? qualche sottodominio? tutti i sottodomini? il server di posta? Nel nostro caso – un sito wordpress con form commenti/login – ci basta il dominio, con certificato DV. Selezioniamo e proseguiamo, e nella schermata successiva troviamo anche i prezzi. Come vedete sono più che interessanti: notare che esiste la possibilità di farsi autenticare dall’organizzazione Comodo citata qualche riga sopra come tra le più costose (provate a visitare il sito), mentre qui i prezzi (in partnership con cPanel e grazie al fornitore di hosting) sono molto più bassi e convenienti. In sostanza, possiamo avere il certificato DV per il dominio a prezzi dai 9 ai 12 dollari; wildcard (tutti i sottodomini) a prezzi dai 75 ai 99 dollari. Anche il certificato EV (adatto per e-commerce) è acquistabile per prezzi che vanno dai 60usd ai 108usd (Comodo).

    prezzi certificati SSL cPanel

    Una volta completato l’acquisto, bisogna attendere che l’organizzazione effettui le opportune verifichi e ci rilasci/invii il certificato digitale. Il seguito su come installare il certificato e migrare correttamente wordpress ta http ad https lo trovate qui

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    Come rendere anonime le statistiche di Google Analytics

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    Come mettersi in regola con la legge sui cookie trasformando i cookies di Analytics da cookie di profilazione a cookie tecnici

    Google Analytics permette di monitorare il traffico del tuo sito in maniera gratuita ed offrendoti molteplici parametri e filtri per comprendere come arrivano i visitatori del tuo sito, quali pagine visitano maggiormente, da quali paesi arrivano, con quali parole chiave hanno trovato il tuo sito, ecc. Per attivare le statistiche, basta inserire il codice che ci fornisce Google Analytics una volta registrato l’account ed attivato un account relativo al sito web che vogliamo monitorare. Ma questa raccolta di dati cade nella sfera della protezione della privacy, e dobbiamo pertanto avvisare l’utente che il sito che sta visitando raccoglie dati attraverso Google Analytics. E’ fondamentale, senza avvisare l’utente si rischiano multe salate da parte del garante della privacy. La versione “completa” del codice di raccolta dati implica la previa accettazione da parte dell’utente: in sostanza, dovreste mettere un avviso che -solo se accettato – permette al sito di caricare il codice. Una semplice soluzione può essere quella di anonimizzare le statistiche, oltre che deselezionare l’opzione per il remarketing (ovvero consentire a Google di utilizzare tali statistiche ai fini di ri-elaborazione per proporre pubblicità più in linea con i “gusti” dell’utente). Le statistiche implicano utilizzo di cookies, e il garante considera tali cookies come di profilazione, e pertanto serve accettazione preventiva dall’utente. Ma se rendiamo “anonime” queste statistiche, pare che non siano più di profilazione (in quanto anonime), e pertanto vanno sì “dichiarate” ma non necessariamente in maniera preventiva. In pratica, un IP dell’utente del tipo 12.34.567.890 diventerà 12.34.567.XXX. Quindi, la soluzione ideale minima è anonimizzare.
    Come fare?
    La soluzione pratica è aggiungere una riga di codice che le rende anonime, oppure installare un plugin che permette di selezionare l’opzione per “anonimizzare”.

    Modificare il codice Google Analytics

    Quando attivate il vostro contatore attraverso il pannello di Google Analytics, il codice che vi viene fornito è come il seguente:

    <script>
      (function(i,s,o,g,r,a,m){i['GoogleAnalyticsObject']=r;i[r]=i[r]||function(){
      (i[r].q=i[r].q||[]).push(arguments)},i[r].l=1*new Date();a=s.createElement(o),
      m=s.getElementsByTagName(o)[0];a.async=1;a.src=g;m.parentNode.insertBefore(a,m)
      })(window,document,'script','https://www.google-analytics.com/analytics.js','ga');
     
      ga('create', 'UA-12345678-1', 'auto');
      ga('send', 'pageview');
     
    </script>

    Dove il codice UA-…. è quanto identifica il vostro sito. Ora, prima di inserirlo in tutte le pagine del vostro sito (ad esempio mettendolo nel footer o nell’header) per anonimizzare dovete aggiungere il codice seguente:

    ga('set', 'anonymizeIp', true);

    e il codice finale sarà come il seguente:

    <script>
      (function(i,s,o,g,r,a,m){i['GoogleAnalyticsObject']=r;i[r]=i[r]||function(){
      (i[r].q=i[r].q||[]).push(arguments)},i[r].l=1*new Date();a=s.createElement(o),
      m=s.getElementsByTagName(o)[0];a.async=1;a.src=g;m.parentNode.insertBefore(a,m)
      })(window,document,'script','https://www.google-analytics.com/analytics.js','ga');
     
      ga('create', 'UA-12345678-1', 'auto');
      ga('set', 'anonymizeIp', true);
      ga('send', 'pageview');
     
    </script>

    Questa è una regola generale, che vale per tutti i siti (non solo quelli basati su WordPress). Un’alternativa è utilizzare un plugin apposito.

    Plugin per statistiche Google Analytics con opzione per anonimizzarle

    Tutti permetteno di inserire automaticamente il codice in tutte le pagine del sito, e di monitorarle attraverso il pannello di controllo fornito da http://analytics.google.com . Alcune hanno caratteristiche aggiuntive o semplicemente di più immediata visione:

    Google Analyticator: supporta anche il tracciamento dei link in uscita, dei download, monitoraggi avanzati, supporta il monitoraggio asincrono (maggior velocità di caricamento del tuo sito), e di aggiungere nella dashboard un widget per visualizzare il grafico degli ultimi 30 giorni, con le statistiche più importanti. Ha ovviamente la possibilità di renderle anonime.
    Google Analyticator

    Google Analytics by Yoast. Dato che molti siti utilizzano il plugin di Yoast per l’ottimizzazione SEO del sito (titoli, struttura link, ecc.), allora questa è la soluzione ideale per non aggiungere plugin aggiuntivi, in quanto basterà semplicemente selezionare l’opzione che permette di rendere anonime le statistiche. Ora è diventato Google Analytics by MonsterInsights, anche se le recensioni non sono proprio tutte positive.

    E tu, quale soluzione hai adottato?

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    Come reindirizzare le pagine inesistenti (errore 404) verso la home o verso pagina specifica

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    Premessa: cos’è il codice di errore 404? E’ il classico errore che compare quando l’url che digitiamo/clicchiamo restituisce una pagina inesistente. E’ raro trovare un sito che non ne abbia, come dichiarato dallo stesso supporto di Google. Quali sono le cause? Principalmente, l’errore 404 interno al sito è dovuto a fattori interni, come un cambio di struttura dei permalink, oppure all’aver linkato in modo erroneo una pagina interna, oppure aver utilizzato un plugin che poi abbiamo disabilitato e non abbiamo avuto modo di “ripristinare lo scenario precedente”, oppure abbiamo linkato un’immagine che poi abbiamo cancellato. Nella vita e nell’evoluzione di un sito wordpress tutto cambia, e non sempre ci ricordiamo che cambiare qualcosa oggi si può ripercuotere su un post di mesi o anni fa. Oppure a causa di fattori esterni: un altro sito/blog ha linkato la nostra pagina scrivendola in modo errato o impreciso. Qual è la soluzione ideale? Ovviamente quella di mettere a posto tutti gli errori di permalink, ma può essere un lavoraccio. Ci può aiutare un plugin specifico in questo senso, che ci permetta di trovare e segnalarci gli errori 404 del sito, in modo da andare a controllarli a mano a mano che li riceviamo e correggere il link. Un plugin che ci aiuta in questo è Useful 404, che ci segnala via email ogni volta che l’utente arriva su un link sbagliato, indicandoci qual è l’url errato.

    E se non abbiamo tempo (o voglia, o necessità) di andare a sistemare ogni singolo errore 404? Esiste una soluzione pratica e veloce: reindirizzare i link errati alla home page. In sostanza, se l’utente arriva su una pagina non più esistente, viene immediatamente reindirizzato alla home page del sito, da cui potrà ripartire. E’ una possibilità per non perdere il visitatore e offrirgli quanto stava cercando. Da qui l’importanza di avere una barra di ricerca che lo aiuti in questo senso. Per reindirizzare le pagine inesistenti verso la home page possiamo aggiungere poche semplici righe di codice alla pagina 404.php del tema che utilizzate; in alternativa si può installare un plugin apposito.

    Soluzione A – Modificando il file 404.php del vostro tema

    1. entrate nel vostro pannello hosting e andate nella sezione Gestione File  oppure File Manager. Andate nella directory wp-content –> themes
    2. localizzate il file 404.php. Selezionatelo e cliccate su Modifica File o Editor (ogni pannello hosting ha la sua voce diversa).
    3. Nel file che si apre, aggiungete il seguente codice:
      <?php 
      header("HTTP/1.1 301 Moved Permanently"); 
      header("Location: ".get_bloginfo('url')); 
      exit(); 
      ?>

    Soluzione B – Installando un plugin gratuito che gestisca il redirect

    (soluzione che offre più possibilità)

    Esistono diversi plugin che possono gestire le pagine di errore del vostro sito wordpress, alcuni di base, alcuni molto completi. La scelta dipende dalle vostre esigenze, in primis se il vostro sito ha poche pagine o molte pagine. Ecco una veloce panoramica:

    • All 404 Redirect to Homepage: è una soluzione veloce e semplice per ridurre il numero di errori 404 dal Google Webmaster Tools. Considerando che il numero di questi errori inficia il tuo ranking su Google, installare questo plugin può essere una facile soluzione per “pulire” il sito dagli errori. Ogni pagina 404 viene reindirizzata in modo permanente (codice 301) alla home page, dando ai motori di ricerca l’istruzione che questo reindirizzamento è permanente, definitivo. Una volta installato, basta impostare verso quale pagina reindirizzare tutti gli errori 404, come si evince dalla figura. Possiamo quindi anche scegliere una pagina diversa dalla home page (suggerisco in questo caso di creare una pagina ad hoc, con un messaggio di benvenuto ed una evidente casella di ricerca per aiutare il navigatore)
    • 404 to 301 redirect404 to 301 redirect. Questo è un plugin più completo del precedente. Oltre a fare il suo lavoro di reindirizzare le pagine con errore 404 verso la pagina specificata, ci permette qualcosa in più, come ad esempio: selezionare il tipo di redirect: non solo 301 (permanente) ma anche 302 (reindirizzamento temporaneo) o 307; monitorare tutti gli errori (log) in modo da farci capire quali siano le pagine errate e le richieste verso pagine errate; avere notifica via email di questi errori; configurare quante notifiche ricevere; specificare pagine di reindirizzamento diverse a seconda del percorso 404. Ad esempio possiamo impostare che tutti gli errori del tipo tuosito/asdfasdfas vengano reindirizzati alla home page, e gli errori del tipo tuosito.it/contatti/asdfasdfasdf vengano reindirizzati alla pagina tuosito.it/conatti/ (ottimo!)
    • 404 redirected404 Redirected: altro utile plugin, come i precedenti, con queste caratteristiche specifiche: lista nel pannello di controllo di tutti gli url 404 trovati ; redirect di tutti questi errori verso pagina specificata; tentativo di reindirizzamento automatico in base alle pagine più visitate e lista di suggerimenti per l’utente; suggerimenti di tags, categorie; elenco dei logs di errore; rimozione dei redirect una volta che non vengono più utilizzati; statistiche.

    Se utilizzerai una di queste soluzioni, nell’arco di qualche settimana dovresti vedere un miglioramento sia nel numero di errori mostrato dal Google Webmaster Tool, sia nel rank e nella qualità delle visite del tuo sito.

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