Come sbloccare wordpress che si blocca durante l’aggiornamento

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    unvailable for maintenance

    Chi utilizza wordpress avrà sicuramente notato che compaiono spesso notifiche di aggiornamenti disponibili, sia per il core (aggiornamenti della versione di wordpress), sia per i plugins che abbiamo installato nel nostro blog: e se ne usiamo tanti, allora gli aggiornamenti sono frequenti, ed importanti (non possiamo non aggiornare in quanto rischiamo di lasciare wordpress con delle vulnerabilità che lasciano entrare hackers).

    Il bello di WordPress è che (quasi) sempre possiamo fare l’aggiornamento in maniera facile ed intuitiva tramite il pannello di controllo, che ci porta all’indirizzo vostrosito/wp-admin/update.php . Dico quasi, perchè se abbiamo dei plugins premium (acquistati tramite marketplace come Codecanyon o comunque da terze parti) a volte non permettono l’aggiornamento diretto bensì bisogna scaricare la nuova versione dal loro sito. Sono comunque una piccola minoranza. In generale, come già avrai sperimentato, alla notifica è disponibile un aggiornamento per questo plugin ti basta cliccare e confermare l’update.

    Nel 99% l’aggiornamento funziona bene, il sistema segue questi passaggi:
    – mette temporaneamente offline il sito
    – disinstalla / sovrascrive il plugin (o la versione wordpress)
    – sovrascrive / reinstalla il plugin (o la versione wordrpress)
    – riattiva il plugin e rimette online il sito

    Ma a volte l’aggiornamento si blocca, non si completa, e se proviamo a fare il refresh della pagina o a navigare nell’amministrazione (o nel sito) compare la seguente schermata di blocco:

    unvailable for maintenance

    Da questo momento il sito è inutilizzabile, sia per i visitatori, sia per gli amministratori. Ma l’avviso “briefly unavailable for scheduled maintenance. Check back in a minute” diventa un’eternità se non risolviamo manualmente. Come sbloccare la situazione e tornare online? L’unico modo è utilizzare il vostro programma FTP (oppure il sistema di gestione files che vi fornisce il vostro hosting) e andare nella root (cartella principale) del vostro sito, dove vengono elencati i file principali (index.php, wp-config.php, ecc.). Una volta aperta/visualizzata la cartella principale, troverete un nuovo file, che viene creato da WordPress nel momento in cui effettua l’aggiornamento: .maintenance . E’ un file “nascosto”, come il file .htaccess : potreste non vederlo in quanto il vostro gestore di files potrebbe avere settato di default di non mostrare questo file. Se così fosse, ad esempio se utilizzate cpanel, in alto a destra cliccare su Impostazioni e selezionare l’opzione “Mostra files nascosti” (o “Show hidden files”). In sostanza, dovrete vedere come in figura:

    file .maintenance

    Ora semplicemente rimuovetelo / cancellatelo, e il vostro sito tornerà funzionante come prima. Una volta rimosso potrete tornare nell’amministrazione, nella sezione aggiornamenti/updates e riprovare a fare l’aggiornamento online. Se il problema torna nuovamente, ripetete la procedura di rimozione, e attendete a rifare l’aggiornamento, potrebbe esserci un temporaneo blocco di importazione files dalla piattaforma wordpress (o terza parte) e il vostro server. Riprovate più tardi, se continua allora contattate il vostro gestore di hosting per controllare il log degli errori e vedere cosa impedisce l’aggiornamento.

     

    Come sapere quali bots/spider rallentano il server (e come bloccarli)

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    Un crawler, detto anche bot oppure spider, è un software che analizza i contenuti di un sito, per raccogliere informazioni (collect data). In sostanza visitano i siti presenti sul server, raccolgono dati, pagine, informazioni e li inviano ai loro server di provenienza, per essere elaborati e archiviati. Parlando in maniera semplicistica, sono come degli ambasciatori che vengono a vedere casa vostra o il vostro negozio. Sono indispensabili al funzionamento dei motori di ricerca, in quanto raccolgono (collect) tutti i dati del vostro sito per poterli poi restituire agli utenti che fanno ricerche (se i loro algoritmi decidono che i vostri dati possono essere utili all’utente che ha effettuato la ricerca). Ma dietro questa nobile attività vi sono due tipi di problemi:

    1. gli spider dei motori di ricerca possono consumare molte risorse del vostro sito, sia per quanto riguarda la bandwith (traffico dati), sia per quanto riguarda il carico del server
    2. non sempre si tratta di bot dei motori di ricerca, ma spesso di altre tipologie di siti che vogliono utilizzare i dati del vostro sito per altri scopi (copiatura, analisi da parte della concorrenza)

    Spider e consumo risorse del sito

    Ogni volta che lo spider visita il vostro sito, generalmente lo visita tutto o almeno tenta di collezionare le informazioni del maggior numero di pagine possibile. Questa procedura consuma bandwith: questa rappresenta il traffico dati (in entrata e in uscita) concesso al vostro sito. Ogni piano hosting lo prevede (anche quando trovate in certe offerte bandwith illimitata c’è in realtà un limite). Anche se oggigiorno questo limite mensile di banda dati è aumentato rispetto al passato, esiste e va considerato, sopratutto se avete un hosting economico. Gli spider sono ingordi, gli piace leggere e rileggere tutti i siti. Tutti insieme consumano. Gli stessi motori di ricerca ammettono questa cosa: Google, ad esempio, attraverso il Google Webmaster Tool (o Search Console) permette di ridurre la frequenza di queste scansioni da parte del loro bot. E’ un’opzione semplice da utilizzare e comunque da considerare a seconda del tipo di sito che abbiamo. Un sito di notizie, aggiornato più volte al giorno, va scansionato spesso, per indicizzare subito le novità. Stesso discorso per un forum. Un sito più statico, nel senso che posta news con minor frequenza, può benissimo impostare una scansione meno frequente. E risparmiare bandwith. E non solo: a volte l’insieme dei bot concorre ad aumentare il carico del server, provocando rallentamenti al sito. Se è vero che i rallentamenti di un server (e dei siti che ospita) dipendono sopratutto dalla configurazione (errata) o dagli script (malscritti o non aggiornati), la coincidenza di più bot contemporaneamente è un fattore che in alcuni casi provoca high cpu usage , cosa che manda in crash/black out tutto quando si tratta di attacchi ddos.

    Come dicevamo, i bot che visitano il sito sono inviati anche da altri siti che non sono motori di ricerca, ma che hanno scopi totalmente differenti dal collezioare dati per restituirli nei risultati di ricerca. Tra questi siti che “copiano” le vostre pagine: dal quasi legittimo Google News che legge le vostre notizie e le riporta sul suo aggregatore (o come Trivago o Momondo che analizzano ed estraggono dati relativi alle tariffe hotels o alle offerte di viaggi), ai veri e propri siti scraper (che ri-copiano nei loro siti), fino ai siti per analisi seo (search engine oriented) che leggono il vostro sito simulando il motore di ricerca, ma per capire quali parole chiave avete, che densità hanno, come sono linkate le pagine, chi vi linka, ecc. in modo da aggregare ai dati e far capire alla concorrenza quali sono i vostri punti di forza. Alcuni esempi trai i più famosi: Ahrefs, SiteExplorer, Moz.

    Conoscere quali spiders/bot contattano i siti ospitati sul server

    Se avete accesso alla console SSH del server, allora ecco uno script già pronto per conoscere: nome dello spider, indirizzo ip (da quale server è stato lanciato), numero di volte ha contattato il sito. Copiatelo, aprite la console SSH, incollatelo e premete invio. Dal momento che lancia un processo (di calcolo) intensivo, ci impiegherà qualche minuto per restituire i dati che ci interessano (presi dal domainlogs, dalla mezzanotte precedente). Ecco lo script:

    echo -e "\n\e[1;31m=== Bots (robots or crawlers) ===\e[0m\n"; find /usr/local/apache/domlogs/*/ -type f|grep -v -E $'(_|-)log|.gz'|xargs grep -H "" | perl -ne 'if (/$DATE/ && /\/usr\/local\/apache\/domlogs\/.*\/(.*):(\d{1,3}(?:\.\d{1,3}){3}).*\((?:.*?;)*([^;]*(?:b(?:ot|ing)|crawl|yahoo|google|spider)[^;]*);/i) { print ("$1\t$2\t$3\n")}'|sort|uniq -c|sort -rn|awk '{print $1" "$3" "$4" "$2}'|column -t|head

    Il risultato sarà come il seguente:

    2735  162.158.78.71    SemrushBot/1.2~bl                  ###ar.it
    62    141.101.105.133  AhrefsBot/5.2                      ##zar.it
    124   88.198.66.230    MJ12bot/v1.4.7                     tuttoblog.com
    82    5.9.63.162       MJ12bot/v1.4.7                     tuttoblog.com
    56    198.204.243.138  MJ12bot/v1.4.7                     tuttoblog.com
    76    162.158.74.178   bingbot/2.0                        ##log.com
    72    172.68.58.42     bingbot/2.0                        ##log.com

    Notare ad esempio quanto sia vorace Semrush (noto tool di analisi siti), e come ad esempio il bot del motore di ricerca Bing arrivi da diversi IP (i motori di ricerca ne utilizzano centinaia). E’ normale vedere più ip (in quanto se il server ne blocca uno, ne hanno altri da cui far partire l’analisi al nostro sito)

    Bloccare gli spider indesiderati

    Abbiamo diverse possibilità per bloccare i bot che non ci interessano, e che anzi possono solo danneggiarci (provocando rallentamenti al sito, consumando risorse, copiando i nostri dati per la concorrenza), ovvero inserire delle istruzioni apposite. Possiamo scoraggiarli inserendo l’istruzione nel file robots.txt del sito (maniera soft) oppure bloccando tali bot direttamente tramite il server (istruzioni nel file .htaccess)

    Di seguito una lista di spider da bloccare già pronta all’uso, solo da copiare ed incollare nel vostro file robots.txt Due note importanti: è una lista molto ampia, che ovviamente esclude i motori di ricerca, ma è bene controllare che non vi siano servizi che invece vi interessano al suo interno, perchè finireste per bloccarli. E secondo, ognuno la usa sotto la propria responsabilità, proprio perchè state decidendo di scoraggiare la raccolta dei dati del vostro sito a questi spider. Se non avete un file robots, andate nel file manager del vostro sito web, create un file robots.txt e copiate questa lista. Se esiste già, dopo le istruzioni già presenti, potete aggiungere questa lista:

    User-agent: 1 2 3 Submit PRO
     disallow: /
    
    User-agent: 200PleaseBot
     disallow: /
    
    User-agent: 2ADAMbot
     disallow: /
    
    User-agent: 2ADAMbot/1.0
     disallow: /
    
    User-agent: 360Spider
     disallow: /
    
    user-agent: Abonti
     disallow: /
    
    user-agent: Abonti/0.92
     disallow: /
    
    user-agent: abot v1.0
     disallow: /
    
    user-agent: aboutthedomain
     disallow: /
    
    user-agent: Add Catalog
     disallow: /
    
    user-agent: Add Catalog/2.1
     disallow: /
    
    user-agent: AdvBot
     disallow: /
    
    user-agent: AdvBot/2.0
     disallow: /
    
    user-agent: AhrefsBot
     disallow: /
    
    user-agent: Ahrefs-Bot
     disallow: /
    
    user-agent: AhrefsBot/1.0
     disallow: /
    
    user-agent: Ahrefs-Bot/1.0
     disallow: /
    
    user-agent: Ahrefs-Bot/2.0
     disallow: /
    
    user-agent: Ahrefs-Bot/3.0
     disallow: /
    
    user-agent: Ahrefs-Bot/4.0
     disallow: /
    
    user-agent: Ahrefs-Bot/5.0
     disallow: /
    
    user-agent: aiHitBot
     disallow: /
    
    user-agent: aiHitBot/2.9
     disallow: /
    
    user-agent: Anonymous/0.0
     disallow: /
    
    user-agent: Arachnida
     disallow: /
    
    user-agent: Associative Spider
     disallow: /
    
    User-agent: Baiduspider
     disallow: /
    
    User-agent: Baidu Spider
     disallow: /
    
    User-agent: Battleztar Bazinga
     disallow: /
    
    User-agent: Battleztar Bazinga/0.01
     disallow: /
    
    User-agent: BDFetch
     disallow: /
    
    User-agent: betaBot
     disallow: /
    
    User-agent: bieshu
     disallow: /
    
    User-agent: Bigli SEO
     disallow: /
    
    User-agent: Blackboard Safeassign
     disallow: /
    
    User-agent: Blazer 1.0
     disallow: /
    
    User-agent: BLEXBot
     disallow: /
    
    User-agent: BLEXBot/1.0
     disallow: /
    
    User-agent: BLP_bbot
     disallow: /
    
    User-agent: BLP_bbot/0.1
     disallow: /
    
    User-agent: BOIA-Accessibility-Agent/PR 1.0
     disallow: /
    
    User-agent: BOT for JCE
     disallow: /
    
    User-agent: BOT/0.1 (BOT for JCE)
     disallow: /
    
    User-agent: BPImageWalker
     disallow: /
    
    User-agent: BPImageWalker/2.0
     disallow: /
    
    User-agent: BUbiNG
     disallow: /
    
    User-agent: BuiBui-Bot
     disallow: /
    
    User-agent: BuiBui-Bot/1.0
     disallow: /
    
    User-agent: ca-crawler
     disallow: /
    
    User-agent: ca-crawler/1.0
     disallow: /
    
    User-agent: CakePHP
     disallow: /
    
    User-agent: Calypso v/0.01
     disallow: /
    
    User-agent: Calypso
     disallow: /
    
    User-agent: CB/Nutch-1.7
     disallow: /
    
    User-agent: CCBot
     disallow: /
    
    User-agent: CCBot/2.0
     disallow: /
    
    User-agent: Checkbot
     disallow: /
    
    User-agent: checkgzipcompression.com
     disallow: /
    
    User-agent: chushou
     disallow: /
    
    User-agent: CloudServerMarketSpider
     disallow: /
    
    User-agent: CloudServerMarketSpider/1.0
     disallow: /
     
    User-agent: Clushbot/3.x-BinaryFury
     disallow: /
    
    User-agent: CMS Crawler
     disallow: /
    
    User-agent: CMS Crawler: http://www.cmscrawler.com
     disallow: /
    
    User-agent: coccoc
     disallow: /
    
    User-agent: CoinCornerBot
     disallow: /
    
    User-agent: CoinCornerBot/1.1
     disallow: /
    
    User-agent: Copyscape
     disallow: /
    
    User-agent: crawler4j
     disallow: /
    
    User-agent: CRAZYWEBCRAWLER 0.9.0
     disallow: /
    
    User-agent: CRAZYWEBCRAWLER 0.9.1
     disallow: /
    
    User-agent: CRAZYWEBCRAWLER 0.9.7
     disallow: /
    
    User-agent: CrazyWebCrawler
     disallow: /
    
    User-agent: CrazyWebCrawler-Spider
     disallow: /
    
    User-agent: Crowsnest
     disallow: /
    
    User-agent: Crowsnest/0.5
     disallow: /
    
    User-agent: Curious George - www.analyticsseo.com/crawler
     disallow: /
    
    User-agent: Curious George
     disallow: /
    
    User-agent: cuwhois
     disallow: /
    
    User-agent: cuwhois/1.0
     disallow: /
    
    User-agent: dahoms
     disallow: /
    
    User-agent: datagnionbot
     disallow: /
    
    User-agent: DeuSu/5.0.2
     disallow: /
    
    User-agent: Digincore
     disallow: /
    
    User-agent: Digincore bot
     disallow: /
    
    User-agent: Dispatch/0.11.0
     disallow: /
    
    User-agent: Domain Re-Animator Bot
     disallow: /
    
    User-agent: DomainAppender /1.0
     disallow: /
    
    User-agent: DomainAppender
     disallow: /
     
     User-agent: DomainCrawler/3.0
     disallow: /
    
    User-agent: DomainSigmaCrawler
     disallow: /
    
    User-agent: DomainSigmaCrawler/0.1
     disallow: /
    
    User-agent: Domnutch
     disallow: /
    
    User-agent: Domnutch-Bot
     disallow: /
    
    User-agent: Domnutch-Bot/Nutch
     disallow: /
    
    User-agent: Domnutch-Bot/Nutch-1.0
     disallow: /
    
    User-agent: dotbot
     disallow: /
    
    User-agent: ECCP/1.2.1
     disallow: /
    
    User-agent: eCommerceBot
     disallow: /
    
    User-agent: enlle punto com/Nutch-1.9
     disallow: /
    
    User-agent: EPiServer Link Checker
     disallow: /
    
    User-agent: EuripBot
     disallow: /
    
    User-agent: EuripBot/2.0
     disallow: /
    
    User-agent: evc/2.0
     disallow: /
    
    User-agent: evc-batch
     disallow: /
    
    User-agent: evc-batch/2.0
     disallow: /
    
    User-agent: Express WebPictures
     disallow: /
    
    User-agent: Faraday v0.8.8
     disallow: /
    
    User-agent: Faraday
     disallow: /
    
    User-agent: Findxbot
     disallow: /
    
    User-agent: Findxbot/1.0
     disallow: /
    
    User-agent: Flamingo_SearchEngine
     disallow: /
    
    User-agent: Flipboard Robot
     disallow: /
    
    User-agent: GetProxi.es-bot
     disallow: /
    
    User-agent: GetProxi.es-bot/1.1
     disallow: /
    
    User-agent: GigablastOpenSource
     disallow: /
    
    User-agent: GigablastOpenSource/1.0
     disallow: /
    
    User-agent: Girafabot
     disallow: /
    
    User-agent: Gluten Free Crawler
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    User-agent: Gluten Free Crawler/1.0
     disallow: /
    
    User-agent: GriffinBot
     disallow: /
    
    User-agent: GrifinBot/0.01
     disallow: /
    
    User-agent: GWPImages
     disallow: /
    
    User-agent: GWPImages/1.0
     disallow: /
    
    User-agent: Haiula
     disallow: /
    
    User-agent: Haiula/1.4
     disallow: /
    
    User-agent: HaosouSpider
     disallow: /
    
    User-agent: Hivemind
     disallow: /
    
    User-agent: HostHarvest
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    User-agent: HostHarvest/0.4.28
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    User-agent: HRCrawler
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    User-agent: HRCrawler/2.0
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    User-agent: http://git.io/tl_S2w
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    User-agent: http://www.checkprivacy.or.kr:6600/RS/PRIVACY_ENFAQ.jsp
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    User-agent: HubSpot Links Crawler 1.0
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    User-agent: HubSpot Webcrawler
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    User-agent: HubSpot
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    User-agent: hunchan
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    User-agent: HyperCrawl
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    User-agent: HyperCrawl/0.2
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    User-agent: ICAP-IOD
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    User-agent: ICC-Crawler
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    User-agent: ICC-Crawler/2.0
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    User-agent: Ichiro Robot
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    User-agent: image.coccoc/1.0
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    User-agent: Image2play
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    User-agent: Image2play/0.1
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    User-agent: Indy Library
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    User-agent: InsightsCollector/0.1
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    User-agent: InsightsCollector/0.1beta
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    User-agent: integrity/5
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    User-agent: InterNaetBoten
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    User-agent: InterNaetBoten/0.99
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    User-agent: IRL Crawler
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    User-agent: James BOT - WebCrawler
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    User-agent: James BOT
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    User-agent: JamesBOT
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    User-agent: JetBrains 5.0
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    User-agent: JetBrains
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    User-agent: Kraken
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    User-agent: Kraken/0.1
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    User-agent: Kyoto-Tohoku-Crawler/v1
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    User-agent: larbin
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    User-agent: lechenie
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    User-agent: libwww-perl
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    User-agent: link checker
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    User-agent: Link/1.0
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    User-agent: linkCheck
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    User-agent: linkCheckV3.0
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    User-agent: Linkdex
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    User-agent: linkdex.com/v2.0
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    User-agent: linkdex.com/v2.1
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    User-agent: LinkdexBot
     disallow: /
    
    User-agent: linkdexbot/2.0
     disallow: /
    
    User-agent: linkdexbot/2.1
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    User-agent: linkdexbot-mobile/2.1
     disallow: /
    
    User-agent: LinkpadBot
     disallow: /
    
    User-agent: LinkpadBot/1.06
     disallow: /
    
    User-agent: LinqiaScrapeBot
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    User-agent: WWW-Mechanize/1.74
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    User-agent: Xenu's Link Sleuth
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    User-agent: XoviBot
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    User-agent: XoviBot/2.0
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    User-agent: XSpider
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    User-agent: Yandex Robot
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    User-agent: Yandex
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    User-agent: Yetibot
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    User-agent: YisouSpider
     disallow: /
    
    User-agent: yoozBot
     disallow: /
    
    User-agent: yoozBot-2.2
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    User-agent: zgrab/0.x
     disallow: /
    
    User-agent: zzabmbot
     disallow: /
    
    User-agent: zzabmbot/1.0
     disallow: /

    Nota: è stato bloccato anche Yandex. Se al vostro sito interessa essere presente sul motore di ricerca russo, allora rimuovetelo. Suggerimenti e aggiunte sono ben accetti.

    Sostituire termini e stringhe nel sito con Search And Replace Db Master

    1 Comment

    Programma gratuito che permette di lavorare facilmente nel database mysql del vostro sito, con interfaccia semplice. Perchè utilizzarlo? Devi correggere delle stringhe, degli indirizzi url, delle parole accentate o altri termini in tutto il sito? Se hai spostato il tuo sito wordpress, o hai trovato degli errori che sono presenti in tutto il sito (esempio parole accentate), o devi cambiare degli url (ad esempio per passare da http ad https) uno strumento molto utile e di facile utilizzo è Search Replace DB Master, che ti permette di trovare la stringa che cerchi, localizzarla, modificarla senza dover scrivere codici in php o query in sql. Il programma, gratuito, ha un’interfaccia chiara e il suo funzionamento è molto semplice. Vediamo come si installa, come si utilizza e qualche esempio pratico.

    Download ed Installazione

    dove installare search replace db masterIl programma, creato da Interconnectit.com, è disponibile per il download tramite Github qui. Una volta scaricato il file zippato e decompresso, estrarre tutti i files in una cartella che chiamerete come volete (esempio Search-Replace-Db-Master) ma che suggerisco vivamente di rinominare in un nome conosciuto solo a voi o con una nota che vi ricordi di cancellare tale directory una volta finito il lavoro. Potete ad esempio creare la cartella “CANCELLAMI-QUANDO-FINITO”, per evitare di lasciare questo potente programma accessibile a tutti una volta completate le sostitutizioni che ci interessano. Create quindi la cartella nella root del vostro spazio web, e caricateci tutti i files decompressi. In breve, la root del vostro spazio web dovrebbe essere qualcosa come nello screenshot seguente.

    Utilizzo

    Una volta caricati tutti i files in questa cartella (ad esempio “search-replace-db-master”), digitate la url vostrosito/nomecartella, e vi troverete già nel pannello di controllo dello script. Noterete subito due aspetti: il primo, è che ci siete arrivati senza dover digitare nessun username o password. La seconda, è che mostra già i dati di accesso del vostro database! Ha già “capito” qual è l’username, quale sia la password, la porta di accesso. Per questo motivo la cartella deve avere un nome conosciuto solo a voi, e sempre per questo motivo va cancellata una volta finito.

    schermata search replace db master

    Testiamo lo script effettuando una semplice ricerca di quello che vorremmo modificare, inserendo il termine o la stringa all’interno della casella Search. Lanciamo il comando Dry Run (che ci permette di fare una sorta di simulazione, ovvero non fare sostituzioni). Ad esempio, dal momento che nel sito di prova stiamo passando da http ad https , vorremmo controllare quanto è ancora presente il vecchio url classico http:// (in modo da poter mettere ovunque il nuovo https:// ). Lanciamo la query e il programma, oltre a ricordarci di aver selezionato l’opzione Dry Run “The dry-run option was selected. No replacements will be made.” ovvero nessuna sostituzione verrà eseguita, ci mostrerà quante volte occorre il termine cercato e in quali tabelle si trova:

    comando dry run

    E’ banale ricordare che, essendo uno strumento potente ed irreversibile, bisogna fare un backup prima di lanciare qualsiasi operazione di sostituzione.

    Opzioni e utilità principali del programma

    Search Replace DB Master permette di:

    • limitare o estendere le tabelle sulle quali cercare e/o operare sostituzioni. E’ un’opzione molto importante e molto comoda, perchè potremmo essere interessati solo a correggere, ad esempio, le parole accentate contenuti nei posts, oppure nei commenti, lasciando stare le opzioni principali del sito stesso, su cui operare in modo diverso
    • specificare le colonne (delle tabelle) su cui andare a cercare e/o operare sostituzioni

    Di default il programma opererà su tutto il sito, possiamo andare a limitare il campo andando a selezionare le tabelle e/o indicando i nomi delle colonne:

    tabelle e colonne

    Sostituzione stringhe, parole ed esempi pratici

    Prima di fare qualsiasi sostituzione è bene quindi, dopo aver fatto un backup, lanciare questa sostituzione tramite il comando Dry Run, per simularla.

    Esempio 1: vogliamo cambiare i percorsi delle immagini da assoluti a relativi (in modo da non avere errori se passiamo all’https), ovvero sostituire

    <img src="http://www.nostrosito.it/immagine1.jpg" />

    con

    <img src="//www.nostrosito.it/immagine1.jpg" />

    Nel campo “Search” inseriamo src=”http://www. e nel campo “replace with” inseriamo src=”//www. . Opzionale: ci interessa fare questa sostituzione solo all’interno dei post? Scriviamo “post_content” nel campo columns to include only (optional, comma separated). Lanciamo il dry run per simulare la sostituzione. Una volta terminata, il programma ci mostrerà dove andrebbe ad operare la sostituzione richiesta. Verifichiamo che sia come avevamo pensato, e se tutto ok, ora possiamo lanciare il comando Live Run, che effettuerà veramente le sostituzioni richieste.

    Esempio 2: vogliamo sistemare le parole accentate. Copiamo la stringa mal accentata nel campo Search. Ad esempio, vorrei cambiare tutte le parole che terminano con è con é, come ad esempio la parola perchè in perché (o anche solo questa). Inserisco il termine sbagliato e quello giusto nei due campi ad inizio schermata, clicco su Dry Run per vedere quali sostituzioni farebbe, lancio il comando Live Run per rendere effettive le sostituzioni
    sostituzioni effettuate

    Esempio 3: vogliamo cambiare gli iframe che richiamano siti esterni (esempio: mappe di google, widget di Facebook) che avevamo inserito con codice normale http e che ora devono essere in https. Nel campo Search inseriamo

    <iframe src="http://

    mentre nel campo Replace with inseriamo

    <iframe src="https://

    Lanciamo il comando Dry Run e poi Live Run, e la sostituzione verrà effettuata in tutto il sito (non solo nelle descrizioni dei post)

    Raccomandazioni

    Come avrete intuito, questo è uno strumento molto potente, i cui effetti sono spesso irreversibili, ma abbiamo gli strumenti per lanciare i comandi di sostituzione con sicurezza: fare prima un backup del database, e per ogni sostituzione lanciare prima la simulazione Dry Run che ci permette di capire in anteprima se stiamo lanciando una query sbagliata. E, molto importante per la sicurezza, al termine cancellare la directory contenente il programma. La stessa schermata mette ben in evidenza il bottone Delete me per rendere il sito sicuro una volta terminato il nostro lavoro.
    delete me
    Se avete domande sulle stringhe da sostituire e in generale sugli errori presenti nel vostro sito i commenti sono a disposizione.

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    Come scegliere un certificato SSL e rendere sicuro il sito passando al protocollo HTTPS

    1 Comment

    Ovvero come rendere il sito attendibile e mostrare agli utenti l’icona verde nella barra del browser che attesti la sicurezza del sito anzichè il messaggio “sito non sicuro” che li allontanerebbe. Una guida semplice e veloce per capire cosa sia un certificato SSL, perché server per il tuo sito e come sceglierlo.

    I certificati SSL portano il sito internet e le transazioni online ad un livello di sicurezza avanzato in quanto permettono di criptare e quindi proteggere tutti i dati sensibili raccolti. L’utilizzo di certificati SSL e del protocollo HTTPS è de facto diventato uno standard per tutti i siti web autorevoli e che hanno necessità di garantire la sicurezza dei loro utenti. Questo standard non è più solo un requisito degli e-commerce e dei siti in generale in cui l’utente lascia una carta di credito o altri dati sensibili (come servizi di posta elettronica, ecc.), ma anche per i siti wordpress che hanno un sistema di commenti e di registrazione utente. Da giugno 2016 infatti Google ha avvisato che marcherà come “non sicuri” tutti i siti che non adottano il protocollo HTTPS. Anche questo sito, che “semplicemente” permette agli utenti di chiedere aiuto per il proprio sito e di ricevere notifica quando un esperto risponde alla domanda. No carte di credito, no particolari dati sensibili (non viene chiesta data di nascita, codice fiscale, ecc. ma solo email per essere avvisati della risposta), ma anche solo la password è considerata un dato sensibile. E infatti dal Google Webmaster Tool è arrivato l’avviso:

    avviso Google siti non sicuri Ecco la trascrizione, dove in sostanza ci spiega il problema e come risolverlo:

    A partire da gennaio 2017, Chrome (versione 56 e versioni successive) contrassegnerà come “Non sicure” le pagine che raccolgono password o dati di carte di credito, a meno che le pagine vengano pubblicate tramite HTTPS. Gli URL che seguono includono campi per l’inserimento di password e dati di carte di credito che attiveranno il nuovo avviso di Chrome. Esamina questi esempi per sapere dove verranno visualizzati questi avvisi e poter così adottare misure per proteggere i dati degli utenti. L’elenco non è completo.

    Il nuovo avviso rappresenta solo la prima fase di un piano a lungo termine per contrassegnare come “Non sicure” tutte le pagine pubblicate tramite il protocollo HTTP non criptato.
    Ecco come risolvere il problema:
    Usa le pagine HTTPS per raccogliere dati sensibili
    Per evitare che venga visualizzata la notifica “Non sicura” quando gli utenti di Chrome visitano il tuo sito, sposta i campi per l’inserimento di password e carte di credito in pagine pubblicate usando il protocollo HTTPS.

    Se hai quindi un sito web dove vengono raccolti dati sensibili, dal pagamento con carta di credito al “semplice” account per commentare dotato di password, allora devi pianificare il passaggio al protocollo https. Ecco i passaggi da seguire

    Scelta del tipo di certificato SSL adatto al nostro sito

    Esistono varie possibilità (e range di costo). La scelta va fatta in base all’utilizzo del sito. Esistono anche certificati gratuiti, che possono andare benissimo per siti semplici, ma che si rivelano insufficienti per altre tipologie di siti (con e-commerce, oppure booking online, ecc.). Di seguito una tabella riepilogativa semplificata dei tipi di certificati disponibili:

    Tipo di Certificato Descrizione Esempio
    Standard SSL Rende sicuro un Fully Qualified Domain Name (FQDN)
    • www.tuttoblog.com
    Wildcard SSL Estensione del precedente che permette di rendere sicuri tutti i sottodomini del dominio: *.yourdomain.com
    • www.tuttoblog.com
    • blog.yourdomain.com
    • qualsiasicosa.tuosito.net
    Organization SSL Rende sciuro un Fully Qualified Domain Name (FQDN), ma contiene i dettagli della tua azienda/organizzazione (indirizzo, ecc.), anch’essi autenticati. Certifica dominio + organizzazione. Può essere combinata con Wildcard ssl e il seguente Unified Communication (SAN) SSL.
    • www.tuttoblog.com
    • blog.yourdomain.com
    • qualsiasicosa.tuosito.net
    • sub.sub.sito.it
    • 212.100.100.1
    • 10.10.10.1
    Unified Communication SSL oppure Multi-Domain SSL Certificates (SANs – Subject Alternative Names) Rende sicuro fino a 11 domini/sottodomini/server names o indirizzi IP interni con un unico certificato SSL. Si tratta di addon (aggiunte) per le tipologie descritte sopra.
    • www.tuttoblog.com
    • blog.yourdomain.com
    • qualsiasicosa.tuosito.net
    • sub.sub.sito.it
    • 212.100.100.1
    • 10.10.10.1
    • server1

    Come si può intuire, per le aziende è necessaria la consulenza di un professionista.

    Quale certificato SSL ha bisogno il mio sito?

    In generale, valgono i criteri seguenti:

    • DV – Domain Validation: ogni sito wordpress che utilizza un form (commenti, login) che trasmette dati
    • EV – Extended Validation: E-Commerce e aziende che devono mostrare di essere trustworthy, ovvero fidate
    • UC – Unified Communications: email servers (esempi: gmail, libero), nonchè aziende che utilizzano Microsoft Exchange
    • SUN – Subject Alternative Name:  più domini, anche non collegati tra di loro, e non necessariamente sottodomini
    • Wildcard: wordpress multisite networks, con sottodomini
    • OV – Organization Validation : organizzazioni che devono apparire fidate

    In questa guida ci concentriamo sul certificato DV (Domain Validation), che viene emesso velocemente una volta che viene verificato/legittimato il dominio. Si differenzia dal certicato EV (Extended Validation), che offre un livello maggiore di sicurezza (non viene solo verificato il dominio ma anche l’organizzazione che vi sta dietro) e mostra ai visitatori la barra verde nel browser durante la navigazione.

    Come acquistare un certificato

    Molti siti di hosting, anche per rendere appetibile la propria offerta, hanno iniziato ad includere gratuitamente certificati SSL nei lori piani hosting. E’ certo una comodità, anche dovuta al fatto che offrono guide dedicate interne. Ma è doveroso fare una premessa: ha senso risparmiare qualche euro per il certificato scegliendo l’hosting in base solo a questa offerta, dimenticando tutte le altre prerogative che l’hosting deve avere (velocità, stabilità, assistenza)?. Tanto più, che alcuni di questi certificati offerti dall’hoster sono sì inclusi, ma gratuiti se ve li andate ad acquisire da soli (o magari tramite il vostro servizio di hosting attuale). Mi spiego: ci sono hosting (anche validi, per carità) che al momento offrono Let’s Encrypt. Si tratta di una Certificate Authority no profit, che fa parte di un progetto Open Source rivolto alla diffusione del protocollo https, e che per questo rilascia certificati web gratuiti, riconosciuti da gran parte dei browser. Utilizzare il certificato ssl gratuito offerto da Let’s Encrypt può essere la soluzione ideale per il nostro sito web. Cambiare hosting per avere questa cosa inclusa nell’hosting, che è già gratuita di per sè, non è proprio una mossa ben ragionata. I vantaggi di Lets’ Encrypt sono che si possono attivare quanti certificati gratuiti si vuole, i rinnovi sono automatici e gratuiti, l’emissione è praticamente istantanea, e funzionano con la maggior parte dei browsers e dei dispositivi. Viceversa, sono disponibili solo certificati di tipo DV, SAN e UC. Inoltre non esiste garanzia e non vi sono servizi aggiuntivi.

    A parte i certificati gratuiti, che possono andare bene per alcune tipologie di sito, ma sono insufficienti per altre (vedi ecommerce), esistono moltissime organizzazioni abilitate al rilascio di certificati, ed ognuna con prezzi diversi e servizi aggiuntivi diversi. Vi invito a dare un’occhiata ad alcuni dei più famosi per rendervi conto della varietà di servizi offerta, come ad esempio SSL.com, oppure i più costosi Comodo, Symantec, Digicert (con cifre a partire da due zeri a salire…). Noi, attraverso il pannello di cPanel offerto dal nostro fornitore di hosting, abbiamo optato per la seguente soluzione, con ottimo rapporto qualità/prezzo in base alle esigenze del sito specifico. Ecco i vari passaggi dell’acquisto del certificato tramite il pannello hosting

    Acquisto ed installazione certificato (tramite cPanel)

    Una volta che il nostro fornitore di hosting ha abilitato questa funzione nel pannello cPanel (ripeto, solo alcuni la forniscono, è bene chiedere tramite l’assistenza), ci troveremo nella seguente schermata, che ci riepiloga cosa stiamo facendo:

    Che cos’è un certificato SSL e perché è consigliabile averne uno?
    Un certificato SSL consente ai visitatori di comunicare con i siti Web dell’utente su connessioni protette, ad esempio per inviare informazioni sui pagamenti con carta di credito.
    Scopo di questa interfaccia
    Utilizzare questa interfaccia per acquistare e installare i certificati SSL per l’account. Più nomi di dominio possono fare riferimento allo steso sito Web. Ad esempio, i domini configurati nell’interfaccia cPanel’s “Alias” faranno riferimento al sito Web principale dell’account. Si consiglia di assegnare a ciascun sito Web con protezione SSL un certificato che protegga tutti i domini del sito Web.

    acquisto certificato SSL cPanel

    Ora dobbiamo selezionare cosa vogliamo includere nel protocollo https: il dominio? qualche sottodominio? tutti i sottodomini? il server di posta? Nel nostro caso – un sito wordpress con form commenti/login – ci basta il dominio, con certificato DV. Selezioniamo e proseguiamo, e nella schermata successiva troviamo anche i prezzi. Come vedete sono più che interessanti: notare che esiste la possibilità di farsi autenticare dall’organizzazione Comodo citata qualche riga sopra come tra le più costose (provate a visitare il sito), mentre qui i prezzi (in partnership con cPanel e grazie al fornitore di hosting) sono molto più bassi e convenienti. In sostanza, possiamo avere il certificato DV per il dominio a prezzi dai 9 ai 12 dollari; wildcard (tutti i sottodomini) a prezzi dai 75 ai 99 dollari. Anche il certificato EV (adatto per e-commerce) è acquistabile per prezzi che vanno dai 60usd ai 108usd (Comodo).

    prezzi certificati SSL cPanel

    Una volta completato l’acquisto, bisogna attendere che l’organizzazione effettui le opportune verifichi e ci rilasci/invii il certificato digitale. Il seguito su come installare il certificato e migrare correttamente wordpress ta http ad https lo trovate qui

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